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Il borgo di cinque abitanti rinasce grazie a Noah: “Ora abbiamo un futuro”

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A Chiappera, in Val Maira, l’ultimo bimbo era nato 37 anni fa. I genitori: “Qui servono maestri e medici, aspettando l’inverno”
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Qui, dove finisce l’Italia comincia il futuro. Un pugno di baite di pietra, il silenzio del bosco e un vagito: appartiene a Noah, nato da appena una settimana, dopo che a Chiappera — frazione di Acceglio, Val Maira, provincia di Cuneo e Piemonte profondissimo — da 37 anni non nasceva più nessuno. L’ultimo era stato lo zio di Noah, che si chiama Fabrizio Fenoli ed è il fratello della mamma del piccolo, Marzia Fenoli. «Sogno che Noah sia soltanto il primo, e che insieme a lui rinasca questo luogo bellissimo e difficile» dice Marzia.

Una famiglia di 5 persone, che adesso sono diventate 6: cioè, tutti gli abitanti di Chiappera. «Siamo una delle dodici frazioni di Acceglio, 150 abitanti, ma solo una cinquantina rimangono tutto l’anno», racconta lo zio Fabrizio, colui che era stato l’ultimo. «E qui a Chiappera, soltanto noi».

Qui, dove finisce l’Italia comincia il futuro. Un pugno di baite di pietra, il silenzio del bosco e un vagito: appartiene a Noah, nato da appena una settimana, dopo che a Chiappera — frazione di Acceglio, Val Maira, provincia di Cuneo e Piemonte profondissimo — da 37 anni non nasceva più nessuno. L’ultimo era stato lo zio di Noah, che si chiama Fabrizio Fenoli ed è il fratello della mamma del piccolo, Marzia Fenoli. «Sogno che Noah sia soltanto il primo, e che insieme a lui rinasca questo luogo bellissimo e difficile» dice Marzia.

Una famiglia di 5 persone, che adesso sono diventate 6: cioè, tutti gli abitanti di Chiappera. «Siamo una delle dodici frazioni di Acceglio, 150 abitanti, ma solo una cinquantina rimangono tutto l’anno», racconta lo zio Fabrizio, colui che era stato l’ultimo. «E qui a Chiappera, soltanto noi».

Hanno le mucche, e un agriturismo col bar. Tre camere, rifugio di viandanti «ma sempre meno, la crisi morde, anche i tedeschi latitano». Nello scorso autunno si sono dovute affrontare le spese per mettere a posto la stalla, moltissimi soldi, quasi il doppio del previsto (c’erano da rispettare i vincoli architettonici delle Belle Arti) per una speranza che adesso è vestita di azzurro, e ha una settimana di vita. «Speriamo che il comune ci aiuti e che non tolgano mai la corriera, e che il medico salga più di due volte la settimana, e che riaprano le scuole ad Acceglio o almeno rimangano quelle di Prazzo, che è il secondo posto a noi più vicino. Noah andrà a imparare lì», dice la mamma. Quando Fabrizio, suo fratello, frequentava le elementari, ad Acceglio c’erano appena cinque bambini per cinque classi: una moltitudine, rispetto a ora. Ma è arrivato Noah.

Questa è gente che parla poco e fa molto, gente di sostanza nelle valli occitane dove il vento fa il suo giro e gli uomini meno, loro stanno fermi dopo tanto fuggire. È stata anche aperta una raccolta di fondi su “GoFundMe”, dal titolo “Far rinascere Chiappera, borgo disabitato”, ma per adesso purtroppo non c’è stata risposta.

«Nell’inverno del 2008 sono caduti quattro metri di neve, così siamo scesi nei paesi per tornare qui a primavera. Ma con Noah forse cambia tutto: ci stiamo attrezzando per il primo inverno di nuovo in montagna, è la storia della nostra vita e non vogliamo andarcene mai più». Il compagno di Marzia, Roberto Mandrile, però non è tranquillo: «Ho paura del freddo, e il bambino non dovrà patirlo. Ci scalderemo a legna, non abbiamo altro. Faremo pian pianino, sarà dura. Alla peggio scenderemo a Caraglio». Ma sarebbe una sconfitta, e nessuno la vuole. «Ora cerchiamo un pediatra, il resto verrà», promette Marzia. Suo fratello ricorda quando erano bambini, a scuola, proprio qui: «Eravamo pochissimi, però ci seguivano bene e di cose ne abbiamo imparate. Il nostro pensiero è sempre stato non andare via, ma a un certo punto siamo stati costretti, dovevamo pulire la vecchia stalla a mano, non erano più condizioni umane. E quel freddo... Però non basta ancora, servono altri macchinari, una costruzione per il foraggio e gli impianti di riscaldamento per tutte le stanze. Lo facciamo perché amiamo Chiappera: se dovesse andare male, credo che alla fine mi trasferirei all’estero, il dolore sarebbe troppo grande. Ma non deve succedere».

La nonna di Noah, che si chiama Marta Provenzale (“La Provenzale” è anche il nome del loro agriturismo) era stata l’ultima ad andare a scuola a Chiappera, poi la scuola l’hanno chiusa negli anni Settanta insieme alla strada. «Ma il piccolino porterà buono». Suo marito, il nonno Emilio, sta zitto e pensa anche lui a quello che verrà, in questa storia con poche persone e molta fiducia, piena di un silenzio che parla.

L’ultimo borgo abitato della Val Maira è una frontiera, non un muro. Servono tre ore di cammino per arrivare in Francia, e qualche secolo di memoria per riannodare la storia di questa famiglia. Risalendo le generazioni, si scopre infatti che un sacerdote di nome Agostino Provenzale, fratello del trisnonno della mamma di Noah e parroco di Lausetto, nel 1849 venne colpito durante la battaglia di Novara nella prima Guerra d’Indipendenza italiana: cadde insieme al suo cavallo che fu ucciso, e Agostino per scamparla si nascose nelle viscere dell’animale. Questo gli salvò la vita, e per grazia ricevuta don Provenzale innanzò una croce di ferro in cima alla rocca che sovrasta Chiappera come una pinna di squalo. I parrocchiani la portarono lassù, pezzo per pezzo, con verricelli e corde.

I discendenti conoscono tutto questo, e ne sono orgogliosi. Roberto ha 45 anni, Marzia 40. Il bambino è arrivato quando non ci speravano più, lei era stata poco bene, però la vita ha una fantasia che non t’immagini. «Ho chiamato mio figlio Noah perché ha un bel suono, è musicale, e perché vuol dire Noè: forse, l’arca siamo noi», racconta la mamma col piccolo in braccio, cercando di non pensare a tutte le cose essenziali che sono così lontane, l’ospedale, l’alimentari, le maestre. Ma vicinissimo è il domani più della neve.

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