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La danza delle stelle: come nasce il mito dei desideri da esaudire

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È il momento dell’anno in cui il cielo stellato sopra di noi sembra parlarci, ma il mistero di San Lorenzo dipende in realtà dal movimento del nostro pianeta.
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Da stasera tutti al buio a guardare il cielo per godersi lo spettacolo delle stelle cadenti che culminerà la notte di san Lorenzo, quando mille fiammelle incendiano con le loro scie luminose il blu dipinto di blu. Perché la volta celeste comincia ad illuminarsi anche prima della festa del santo, che cade il 10 agosto, e continua fino al 13 ma una tradizione secolare ha ormai legato il fenomeno al supplizio del martire, che fu arso vivo su una graticola nel 258 dopo Cristo, al tempo dell’imperatore Valeriano.

Una volta si riteneva che in questi giorni si trovassero pezzi di carbone sparsi nei campi, sui tetti, per le strade. Si credeva fossero i frammenti proprio di quei tizzoni su cui fu torturato il santo. Chi li trovava li raccoglieva e li conservava religiosamente come amuleti, poiché scacciavano malattie, calamità e sfortuna. Mentre, secondo la credenza popolare, le luci che volteggiano davanti ai nostri occhi sognanti come effetti speciali della natura sarebbero le lacrime di …

Da stasera tutti al buio a guardare il cielo per godersi lo spettacolo delle stelle cadenti che culminerà la notte di san Lorenzo, quando mille fiammelle incendiano con le loro scie luminose il blu dipinto di blu. Perché la volta celeste comincia ad illuminarsi anche prima della festa del santo, che cade il 10 agosto, e continua fino al 13 ma una tradizione secolare ha ormai legato il fenomeno al supplizio del martire, che fu arso vivo su una graticola nel 258 dopo Cristo, al tempo dell’imperatore Valeriano.

Una volta si riteneva che in questi giorni si trovassero pezzi di carbone sparsi nei campi, sui tetti, per le strade. Si credeva fossero i frammenti proprio di quei tizzoni su cui fu torturato il santo. Chi li trovava li raccoglieva e li conservava religiosamente come amuleti, poiché scacciavano malattie, calamità e sfortuna. Mentre, secondo la credenza popolare, le luci che volteggiano davanti ai nostri occhi sognanti come effetti speciali della natura sarebbero le lacrime di Lorenzo. Un’immagine poetica e commovente, che Giovanni Pascoli nella poesia X Agosto, dedicata all’assassinio di suo padre, chiama “gran pianto che nel concavo cielo sfavilla”.

In realtà, questo sfavillio carico di mistero che accende la notte come un display astrale, dipende dal movimento del nostro pianeta che ad agosto si avvicina alla costellazione di Perseo e così intercetta una scia di meteore chiamate Perseidi. Quando questi frammenti dell’universo entrano a contatto con l’atmosfera terrestre si incendiano di luce per qualche istante. E accendono la nostra immaginazione. Desideri, sogni e bisogni affiorano alla coscienza e si proiettano nell’immensità del possibile con la forza inesauribile della speranza. Perché la bellezza delle stelle cadenti, combinata con la loro imprevedibilità che crea un’atmosfera di attesa e di profezia, ha favorito l’idea che la traiettoria degli astri e quella della nostra vita si intreccino. Destini incrociati tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, tra l’immensità dello spazio e la piccolezza della terra, tra gli astri e le persone. Così questa notte magica è diventata il momento dell’anno in cui il cielo stellato sopra di noi ci parla. E soprattutto esaudisce i nostri desideri. In tutto l’Occidente, infatti, si tramanda da secoli l’idea che ad ogni stella avvistata si possa esprimere di getto un desiderio. Il primo che viene in mente è quello che vale. Prendere o lasciare. Attenzione a non sbagliare. E anche se oggi sappiamo tutto dei movimenti astrali e usiamo app per districarci tra le meccaniche celesti, tutta la nostra tecnologia non riesce ad eliminare quell’alone magico che circonda da sempre questo momento dell’anno in cui le Perseidi cominciano a volteggiare sopra di noi.

Il fatto è che noi siamo in tutto e per tutto figli delle stelle ed è dalla notte dei tempi che interroghiamo astri, nebulose e meteore nella speranza di leggervi dei messaggi segreti sulla nostra vita e sul nostro futuro. Dalle antiche civiltà europee ed asiatiche, dove non si muoveva foglia senza l’approvazione degli astrologi fino ai popoli africani come i Masai del Kenya che vedevano nelle stelle cadenti gli occhi di Dio lanciati verso la terra come droni per sorvegliare da vicino i comportamenti umani. Del resto, è proprio una cometa ad annunciare agli uomini la Buona Novella, cioè la nascita di Gesù che dà inizio ad una nuova pagina della storia. Peraltro, gli astri sono tanto presenti nella nostra vita da influenzare perfino il nostro linguaggio quotidiano. Tutti i vocaboli che hanno a che fare con la conoscenza, con il calcolo, perfino con le passioni derivano dall’osservazione della grande notte. La parola considerare, per esempio, deriva dal latino cum (con) e sidera (stelle) e significa esaminare l’insieme delle costellazioni. E desiderare vuol dire guardare qualcuno o qualcosa che ci attrae come una stella. Insomma, il firmamento è da sempre una mappa per orientarsi nei labirinti del cosmo e del destino.

È quel che cercheremo di fare in queste sere quando, inquinamento luminoso permettendo, ci metteremo a contemplare la volta istoriata della notte in cerca di quel po’ di poesia ancora possibile nel nostro mondo ipertecnologico. Anche se ormai le stelle le guardiamo giusto per vederle cadere. E il cielo ci parla solo attraverso il meteo.

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