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Assessora Fdi celebra la “Giornata dell’uomo” a Senigallia: “La festa del cane sì e questa no?”

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L’intervista a Cinzia Petetta, responsabile delle Pari opportunità che il 19 novembre ha deciso di organizzare “iniziative sulle tematiche maschili”. Pioggia di critiche da femministe e opposizione
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«La Giornata dell’uomo si farà». Parola di Cinzia Petetta, assessora ai Servizi alla persona e Pari Opportunità del Comune di Senigallia (Ancona). Risponde al telefono mentre arriva in ufficio e conferma a Repubblica che la sua non è una provocazione: la giornata dei maschi si terrà il 19 novembre. Il 31 luglio scorso durante un animato consiglio comunale, contestata da Chantal Bomprezzi, consigliera dem, segretaria del Pd marchigiano e candidata alle regionali, Petetta aveva confermato: «Sì, ci sarà la Festa dell’uomo!». Un’idea antica perché già cinque anni fa l’assessora di Fratelli d’Italia aveva pubblicato una locandina sulla “Giornata internazionale dei diritti dell’uomo”, mai riconosciuta dall’Onu. E allora, come oggi, s’era levato un mare di polemiche.

Assessora, ma davvero a Senigallia ci sarà una “Festa dell’uomo”?

«Chiariamo subito: chiamarla “Festa dell’uomo” è banale e impreciso. Così come l’8 marzo non è la “Festa della donna”. Ho solo ripreso l’espressione usata dalla …

«La Giornata dell’uomo si farà». Parola di Cinzia Petetta, assessora ai Servizi alla persona e Pari Opportunità del Comune di Senigallia (Ancona). Risponde al telefono mentre arriva in ufficio e conferma a Repubblica che la sua non è una provocazione: la giornata dei maschi si terrà il 19 novembre. Il 31 luglio scorso durante un animato consiglio comunale, contestata da Chantal Bomprezzi, consigliera dem, segretaria del Pd marchigiano e candidata alle regionali, Petetta aveva confermato: «Sì, ci sarà la Festa dell’uomo!». Un’idea antica perché già cinque anni fa l’assessora di Fratelli d’Italia aveva pubblicato una locandina sulla “Giornata internazionale dei diritti dell’uomo”, mai riconosciuta dall’Onu. E allora, come oggi, s’era levato un mare di polemiche.

Assessora, ma davvero a Senigallia ci sarà una “Festa dell’uomo”?

«Chiariamo subito: chiamarla “Festa dell’uomo” è banale e impreciso. Così come l’8 marzo non è la “Festa della donna”. Ho solo ripreso l’espressione usata dalla consigliera Bomprezzi».

Cosa si celebrerà allora?

«La Giornata internazionale dell’uomo».

Che significa?

«Una giornata di sensibilizzazione sulle tematiche maschili. Non era in agenda, ma credo che sia importante riconoscere il valore e il contributo di tutti quegli uomini che non hanno nulla di maschilista».

Cosa intende per “sensibilizzazione sulle tematiche maschili”?

«Problematiche in cui si trova, ci tengo a sottolinearlo, una minoranza di uomini: i padri separati, chi subisce violenze psicologiche o anche fisiche da parte di mogli e compagne. Uno di loro mi ha raccontato della pentola d’acqua bollente che gli ha gettato addosso la moglie, di un occhio nero: non ha voluto denunciare né andare al pronto soccorso perché, diceva, sarei stato deriso. Da assessore che si occupa di sociale voglio colmare un vuoto, dargli ascolto, sostegno o quantomeno iniziare a discuterne».

Ma insomma secondo lei era necessaria una Giornata dell’uomo?

«Quel che è necessario è parlare delle tematiche che riguardano gli uomini. C’è ancora questa narrazione dell’uomo virile, del super manager, del maschio indiscusso: gli uomini stessi sono in difficoltà se non corrispondono a nessuno di questi stereotipi, si ritrovano isolati, non hanno un luogo di confronto. Se si parla di menopausa tutti sanno cosa sia. Se si parla di andropausa...panico. Loro stessi non ne parlano, non ne hanno consapevolezza».

Ma non è che così, come dicono il Pd di Senigalia, l’Anpi, la Cgil, Avs, Libera e le reti femministe del territorio, si crea una contrapposizione o peggio un’equiparazione con l’8 marzo o e la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre, nate tra l’altro da episodi tragici e simbolici di lotta politica e sindacale e di rivendicazioni femministe?

«Non c’è nessuna equiparazione. Si può festeggiare la Giornata del cane e non si può fare la Giornata dell’uomo? Ci sono giornate per tutto ormai, nessuno si sognerebbe di dire che la Giornata dei calzini spaiati è equiparabile a quella delle donne».

Non è proprio lo stesso.

«Tra equiparare e ampliare il discorso, tra mettere sullo stesso piano e riconoscere che non diamo servizi né spazio agli uomini maltrattati o sofferenti c’è una differenza. Non è una questione di chi sia più importante o meno importante».

Le disparità, le ricordano ancora da sinistra, continuano però a penalizzare di più le donne.

«Lo so bene. E so anche che nella stragrande maggioranza dei casi chi commette violenza è un uomo. Ma non può passare il messaggio che tutti gli uomini siano orchi. È importante riconoscere il valore e il contributo di chi non ha nulla di maschilista. Forse è proprio quel becero femminismo che non fa comprendere come la violenza alla donna è un sopruso inaccettabile e non ci deve essere contrapposizione tra uomo e donna, bensì tra vittime ed orchi».

Lo slogan “Not all men” non rischia di spostare l'attenzione da un problema sistemico, la violenza maschile sulle donne, alla sola responsabilità individuale?

«Non voglio levare una virgola all’importanza di una problematica così seria come la violenza sulle donne, ma mi chiedo: perché nonostante gli eventi, l’attenzione, le leggi, i numeri aumentano? Dobbiamo comprendere anche cosa passa nella testa degli uomini, ascoltare il mondo maschile, forse così qualcuno tirerà fuori malessere, comincerà a farsi qualche domanda. E poi i dati dicono anche che la violenza verso gli uomini è aumentata, ma non se ne parla».

Dunque, lei non torna indietro.

«No, ma nessuno vieta alle femministe di venirsi a confrontare con noi il 19 novembre. Come loro sono libere di dire, grazie all’articolo 21 della Costituzione, “il corpo è mio e me lo gestisco io”, io sono libera di parlare delle tematiche maschili. A chi si scaglia contro di me e mi aggredisce verbalmente dico invece che anche questa è violenza».

Ma alla fine che succederà a Senigallia il 19 novembre?

«Non sarà certo un calendario paragonabile a quello dell’8 marzo che dura due mesi, ma almeno un convegno lasciatemelo fare».

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