Il Comune di Pontinia, nel sud del Lazio, prova a proteggersi dal West Nile chiudendo le fontane e avvolgendo gli alberi del centro con reti contro gli uccelli. Ma ormai il virus trasmesso dalle zanzare prosegue nei suoi contagi, soprattutto nelle province di Latina e Caserta. Dall’inizio dell’anno ha causato 16 vittime. Giovedì le ultime due: una donna di 83 anni che viveva proprio a Pontinia e un 87enne morto a Reggio Calabria. E’ il primo decesso in questa regione.
Anche se in genere i contagi di West Nile diminuiscono ad agosto, quest’anno non hanno ancora iniziato a rallentare. L’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato ieri, calcola 173 infezioni dall’inizio dell’anno. Erano 89 una settimana prima: sono quasi raddoppiati nonostante le disinfestazioni a tappeto ordinate da molti sindaci. Il virus è arrivato anche alle porte della capitale. Una donna di 77 anni è stata contagiata probabilmente all’Infernetto, una zona vicina al mare a sud di Roma. La diagnosi è stata fatta dall’istituto per le malattie infettive Spallanzani.
Se è vero, come ha più volte spiegato il Ministero della Salute, che altre estati in passato hanno fatto registrare numeri anche più alti di contagi, quest’anno i focolai tendono a estendersi dalle regioni tradizionali (il Nord, soprattutto Pianura Padana e Veneto) verso il centro-sud. Tutte le vittime, a eccezione di una a marzo in Piemonte e una ieri in Calabria, sono concentrate fra Lazio e Campania (7 ciascuna).
L’infezione di origine tropicale, arrivata in Italia nel 2008 e da allora mai scomparsa, si diffonde soprattutto nelle zone umide (l’Agro Pontino è una terra di bonifica). Per questo fra i provvedimenti presi dal Comune di Pontinia c’è anche la pulizia dei canali e dei corsi d’acqua, con la collaborazione del Consorzio di Bonifica, nel tentativo di evitare i ristagni in cui si sviluppano le larve di zanzare.
Ieri intanto un’altra infezione di origine tropicale, la chikungunya, ha fatto registrare due nuovi contagi in Veneto. Li ha identificati il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria a Negrar, vicino Verona, diretto da Federico Gobbi, che esclude un collegamento fra le due persone. Si tratterebbe dunque di un nuovo focolaio, dopo i due casi di Piacenza e Bologna nella prima parte dell’estate.
La prima paziente contagiata da chikungunya è una donna di 64 anni di Arbizzano, una frazione di Negrar, ricoverata al Sacro Cuore da mercoledì. Ha febbre e dolori articolari, ma è in buone condizioni e viene trattata con antinfiammatori e cortisone per ridurre i dolori.
Il secondo caso è arrivato al pronto soccorso di Negrar giovedì: è una signora di 39 anni di Affi (sempre in provincia di di Verona) con febbre, ma senza dolori. Si trova in isolamento fiduciario per evitare che sia punta a sua volta.
Nel caso della chikungunya infatti una zanzara tigre che punge un essere umano infetto acquisisce il virus e può trasmetterlo ad altri esseri umani.
Il West Nile al contrario viene acquisito solo dalle zanzare comuni (le Culex pipiens) che pungono un uccello infetto. La nostra specie viene considerata “ospite a fondo cieco”. Vuol dire che una zanzara che punga un essere umano infetto non diventa a sua volta contagiosa.
«Le due pazienti venete non si sono frequentate (abitano a 20 km di distanza) e nessuna delle due è reduce da un viaggio all’estero» spiega l’istituto di Negrar. «Questo fa temere che la diffusione del virus possa essere più ampia. In queste ore saranno sottoposte a test specifici sul sangue anche i familiari delle pazienti. Sarà effettuato il sequenziamento del virus per vedere se si tratta dello stesso patogeno. In entrambi i casi è scattata la disinfestazione da parte dell’Ulss locale attorno alla casa delle pazienti».