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Lettini e spritz a 16 euro, a Jesolo i saldi d’agosto: “Ma la spiaggia è vuota”

17/05/2025 Jesolo Lido. Inizio stagione balneare - Bagnini 

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Ombrelloni chiusi, anche il low cost diventa un lusso. “C’erano una volta i tedeschi e le famiglie, finita pure l’era delle mezze pensioni”
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JESOLO – L’ultima spiaggia? Lettino e ombrellone in offerta speciale a Ferragosto. Altro che overtourism: per la prima volta, dopo l’incubo mucillagine, Jesolo fa i conti con l’eclissi del villeggiante. Anche il mare popolare, simbolo storico dell’estate adriatica nel Nordest, soffre il congedo dall’età dell’oro, l’alta stagione, e si rifugia nella speranza del tempo dello stagno, l’altra stagione: fine settimana, ponti last minute, feste comandate, autunni, primavere, smart working clandestini, pullman di pensionati vaganti perfino d’inverno. “Anni di criminalizzazione del turista mordi e fuggi – sospira Daniel Gerotto, bagnino alla Nemo Beach – e adesso avercene”. Inizio agosto marino da paura: quattordici chilometri di sabbia e di sole da riempire e invece niente, migliaia di sdraio e di ombrelloni chiusi pure a mezzogiorno. “Ricordo le tedesche – dice Alico Boschiero, direttore dell’Arenile dei Pioppi – tenaci come in fabbrica. Per due settimane si stendevano alle 8 e alle 18 eran…

JESOLO – L’ultima spiaggia? Lettino e ombrellone in offerta speciale a Ferragosto. Altro che overtourism: per la prima volta, dopo l’incubo mucillagine, Jesolo fa i conti con l’eclissi del villeggiante. Anche il mare popolare, simbolo storico dell’estate adriatica nel Nordest, soffre il congedo dall’età dell’oro, l’alta stagione, e si rifugia nella speranza del tempo dello stagno, l’altra stagione: fine settimana, ponti last minute, feste comandate, autunni, primavere, smart working clandestini, pullman di pensionati vaganti perfino d’inverno. “Anni di criminalizzazione del turista mordi e fuggi – sospira Daniel Gerotto, bagnino alla Nemo Beach – e adesso avercene”. Inizio agosto marino da paura: quattordici chilometri di sabbia e di sole da riempire e invece niente, migliaia di sdraio e di ombrelloni chiusi pure a mezzogiorno. “Ricordo le tedesche – dice Alico Boschiero, direttore dell’Arenile dei Pioppi – tenaci come in fabbrica. Per due settimane si stendevano alle 8 e alle 18 erano ancora immobili sul lettino, entusiaste e paonazze. O le famiglie italiane: aprivano casa in giugno e sgonfiavano il canotto con l’inizio delle scuole. Il pienone era come la bara, una solida certezza. In aprile prevedevo al centesimo il bilancio in ottobre dei miei mille ombrelloni. Adesso ogni giorno è la scommessa di una vita nuova”. La crisi morde anche il low cost. Prematuro tirare le somme, ma rispetto all’anno scorso i parziali delle presenze qui sono da lacrima: meno 19% in maggio, da meno 5 a meno 7 tra giugno e luglio, meno 10% da inizio agosto. Nebbia fitta perfino sulla sacra spiaggia ferragostana: libero, certificano le prenotazioni, un ombrellone su cinque a Jesolo Lido, uno ogni tre lungo il litorale tra Caorle e Rosolina. Incolpevole lo spaventa-turisti del caro lettino. “Nessun aumento – dice Paolo De Favero, direttore dei bagni Mascagni – o ritocchi del 3-5%. Un giorno costa da 16 a 27 euro durante la settimana, da 32 a 50 nel weekend. Il problema è che germanici e italiani sembrano scomparsi. Quando riappaiono, arrivano e ripartono in giornata, o si fermano massimo un paio di giorni: scelgono la spiaggia libera, si portano il pranzo al sacco, rinunciano a cocco e cornetto, non mettono piede in un negozio”. Un cartello, sul lungomare dedicato a Sophia Loren, sancisce davvero la fine di un’epoca. Sotto l’inglese “Sale”, inteso come sconto-ombrellone, hanno aggiunto l’italianissimo “Selle ferite”. “Se alla domenica attacchi uno o due giorni feriali – dice il bagnino Davide Pasqual – risparmi il 15%. Se prendi il lettino tutta la settimana tagli il 30%, spritz, doccia e bagno compresi. Risultato? Zero. La gente non c’è. Quella che c’è arriva tardi, cammina sulla battigia, fa il bagno e va in bici: la giornata spiaggiati a rosolare faccia e schiena è finita”. Numeri senza precedenti per Jesolo. Secondo sabato d’agosto, ore 11.30: 40 mila ombrelloni disponibili, 12455 ancora liberi e chiusi. Già riservati per il pontone di Ferragosto? Ventiseimila. Un anno fa, stesso periodo, si era in overbooking e con una mancia generosa il bagnino ti apriva il lettino vuoto collegato a una camera d’albergo, o un appartamento sfitto. “Il meteo sullo smartphone – dice Carla Costantini, infermiera di Padova cresciuta al Lido – segna il prima e il dopo del last minute. Aggrapparsi alla pioggia impedisce di guardare in faccia la realtà: le economie europee sono in crisi, le guerre pesano, le persone perdono il lavoro, le pensioni calano e il costo della vita esplode. Jesolo resta una spiaggia per tutti, ma anche il low cost diventa un lusso”. Conseguenza: seconde case chiuse anche nel cuore dell’estate, habitué del Nordest irrintracciabili, hotel occupati al 70% e migliaia di B&B in saldo.

Quella che qui definiscono “l’ondata dell’Est”, alzata da polacchi, ungheresi, romeni e russofoni in fuga dal boom dei prezzi in Croazia, non basta e non spende. “Occupano la spiaggia libera – dice Angelo Faloppa, presidente locale di Confcommercio e albergatore – e consumano la dispensa di casa caricata in auto. Chiusa anche l’era della mezza pensione. Notte e colazione sono già tanto: per i pasti, chi può, si arrangia con uno snack al chiosco a pranzo, con la pizza a cena”. Consegnata agli archivi dei pionieri la pensione completa: centinaia gli alberghi decisi ad abolire il ristorante interno, in ginocchio anche causa irreperibilità di cuochi e camerieri. “Non accuso nessuno – dice Angela Berto, professoressa di Castelfranco con due figli e asciugamani stesi sul bagnasciuga – ma faccio i conti. Una settimana qui, con lettini e ombrellone, mi costerebbe 700 euro alloggio escluso. Pago 800 euro d’affitto e ne guadagno 1800 al mese: o mangiamo, o veniamo al mare. Così faccio avanti quando posso, con la frittata nel panino”.

A turbare il litorale veneziano, che assieme alla Romagna per oltre settant’anni si è spartito le vacanze tutto compreso dell’Europa, non sono però solo le tasche vuote. “Dobbiamo accettare – dice Roberta Nesto, presidente della Conferenza dei sindaci della Costa veneta – il fatto che la crescita non può essere infinita e che le abitudini sono cambiate. Sopravvissuti al Covid, le ferie sono percepite come un bene irrinunciabile. Si parte a ogni costo, ma poi si risparmia su tutto. Il lusso corrisponde allo stare via, il resto è troppo. Non vedremo più due o tre settimane estive nella stessa località: più sostenibili, anche dal cervello, sei weekend lunghi distribuiti quando prezzi e folla calano. Per le spiagge è una rivoluzione: lettino e ombrellone non sono più la priorità. Si spende piuttosto per affittare bici e pedalò, per visitare una città vicina o una cantina, per camminare dentro una riserva e per portare i bambini al parco acquatico”. Rimpianto da terza età anche la tintarella color girarrosto. Per questo a Jesolo nessuno parla più di alta stagione e tutti cercano ormai di agganciare l’altra stagione: altri periodi, altre abitudini, altri portafogli. “Nomadi, meteo-dipendenti e a basso reddito – sintetizza Antonio Facco, presidente del consorzio delle spiagge jesolane – ma a fine estate le presenze non saranno crollate. Invece di rimpiangere l’universo dei turisti scomparsi, meglio adattarsi a chi c’è: offrendo i servizi che chiede al prezzo che può permettersi”.

Parola d’ordine: differenziare. Il mare per le famiglie accanto a quello per gli oligarchi: spiaggia libera e ombrellone scontato fino a 14 euro, vicino a gazebo e capanni (vuoti) da 500. L’emergenza: voli e resort a basso costo, che nell’estate mediterranea sparano ai tropici italiani e tedeschi. Perché fare parole crociate su lettino in ultima fila a Jesolo, se con la stessa cifra puoi calzare le pinne in un acquario deserto dell’Oceano Indiano? “Sono decenni – dice Matteo Vianello, storico assistente del lido Sole Mare – che la concorrenza è mondiale. L’Adriatico si è sempre salvato grazie a tre fattori: automobile, prezzo, Italia. Quest’estate sembra non bastino più: se perfino Ferragosto replica maggio, significa che urge una proposta diversa. I nostri clienti in queste ore ci mandano i saluti da Albania, Turchia e Canarie: è tempo di fare realmente la differenza grazie ai servizi”.

Negozi vuoti e cene al ristorante accessibili senza prenotazione: bastano davvero gli aperitivi in spiaggia ordinati col QRcode, lo psicologo convocabile al lettino, o l’istruttrice di yoga a disposizione sul molo? L’ottimismo è un dovere, ma a Jesolo una sola frase è oggi un tormentone: “Non è più come gli altri anni”. L’occhio non mente: sono i giorni in cui qui per muoversi serviva coraggio, invece c’è spazio per tutti. “Mancano soldi – dice Christofer Zotti, sindaco di Jesolo – ma puntare il dito contro il caro ombrelloni non centra il problema. La vita è cambiata, l’offerta turistica no. A fine estate sono certo che chiuderemo con il segno più: il rinnovamento però non è rinviabile”. Una sola certezza: il giovedì libero delle badanti straniere. Si piantano sulla sabbia libera verso il faro, chiamano casa, condividono la nostalgia e il ben di Dio delle loro cucine d’origine. Anche questa è vacanza, la semplicità fuori statistica: nemmeno numeri e ansie da promozione possono restare quelli di una volta.

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