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Caro spiagge, sono finite le vacanze dei Boomer

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Da un lato le vacanze polverizzate, dall’altro l’Italia che rimodella la vacanza low cost sulla spiaggia (libera), sulla montagna dove costa meno, sulla bassa stagione e sulle due notti qua, due là
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Efficace il sunto del titolista di quattro decenni fa: il carovita non si concede vacanze. C’è una controstoria sociale ed emotiva dell’Italia repubblicana che passa per “bagni” e per chalet, per un sogno di villeggiatura che sembrava a portata di mano e di tasca negli anni del Boom.

I pochi vacanzieri da quattro notti del ’59 (11%) passano al raddoppio nel ’68. L’invenzione delle ferie popolari corre sulla neonata Autostrada del Sole, si imposta su un calendario di fabbrica che rende agosto il mese proverbiale del fermi tutti. Ma “caro vacanze” è una minaccia che si insinua presto nel lessico giornalistico e, decennio dopo decennio, disegna una crepa sulle vetrine delle (ormai vintage) agenzie di viaggio. Così, in una cronaca di inizio a…

Efficace il sunto del titolista di quattro decenni fa: il carovita non si concede vacanze. C’è una controstoria sociale ed emotiva dell’Italia repubblicana che passa per “bagni” e per chalet, per un sogno di villeggiatura che sembrava a portata di mano e di tasca negli anni del Boom.

I pochi vacanzieri da quattro notti del ’59 (11%) passano al raddoppio nel ’68. L’invenzione delle ferie popolari corre sulla neonata Autostrada del Sole, si imposta su un calendario di fabbrica che rende agosto il mese proverbiale del fermi tutti. Ma “caro vacanze” è una minaccia che si insinua presto nel lessico giornalistico e, decennio dopo decennio, disegna una crepa sulle vetrine delle (ormai vintage) agenzie di viaggio. Così, in una cronaca di inizio anni ’70, venata di perplessità, si registrava un incremento della spesa media in Versilia. Un buon albergo a Viareggio 13mila lire a notte! Anche le cabine costano troppo: «Mi hanno detto a Forte dei Marmi — annotava il cronista — che fino al ’62 la media delle presenze era attorno a ventidue giorni, oggi è scesa a quattordici». Gli albergatori si difendevano: «Tutto rincara, perché non dovremmo essere più cari anche noi?».

La sostanza delle contro-obiezioni di albergatori e balneari resta la medesima nella nervosa estate in corso. Ma le due settimane al mare di fila sono la sbiadita felicità piccoloborghese di quando Mina ancora cantava alla “Bussola”, e il Dottor qualcosa del terzo piano lasciava la gabbia delle cocorite alla portinaia, in ansia per l’appartamento incustodito. Felicità lontana, o felicità da ricchi. O rimpianto da ex benestanti: la percentuale degli italiani in vacanza per più giorni pre Covid (poco sotto il 40%) si era riassestata a fine pandemia, ma è crollata di nuovo.

Le vacanze polverizzate: da un lato la maggioranza dei non vacanzieri (il neologismo, alla bisogna, è “staycation”, ferie a casa); dall’altro l’Italia che rimodella la vacanza low cost sulla spiaggia (libera), sulla montagna dove costa meno, sulla bassa stagione, sulle due notti qua, due là. Gli stipendi fermi da decenni e gli spaghetti alle vongole deluxe non entrano in una sana dialettica marxista, così come il tempo del lavoro e il tempo per sé. Tema epocale. Intanto, il bollino delle autostrade è nero giusto un paio di giorni, e di sicuro indica l’umore.

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