Botulino, ritirati quattro lotti delle cime di rape usate a Diamante. Gli indagati salgono a dieci
di Corrado ZuninoROMA – L’azienda produttrice dei “friarelli alla napoletana”, le cime di rapa sott’olio che a Diamante, in provincia di Cosenza, hanno provocato un’intossicazione da botulino con quindici ricoverati e due morti, ha ritirato quattro lotti di due prodotti.
La società con stabilimento a Scafati, in provincia di Salerno, ha richiamato due marchi per sospetto rischio di contaminazione e ha avvertito di ritirare le conserve eventualmente in giacenza. I richiami sono pubblicati sul sito del ministero della Salute nella sezione dedicata agli operatori, dal 9 agosto, ma il ritiro dei prodotti è iniziato soltanto ieri.
Due lotti hanno l’etichetta “Bel Sapore” (il numero 060325 con scadenza 6 marzo 2028 e il numero 280325 con scadenz…
ROMA – L’azienda produttrice dei “friarelli alla napoletana”, le cime di rapa sott’olio che a Diamante, in provincia di Cosenza, hanno provocato un’intossicazione da botulino con quindici ricoverati e due morti, ha ritirato quattro lotti di due prodotti.
La società con stabilimento a Scafati, in provincia di Salerno, ha richiamato due marchi per sospetto rischio di contaminazione e ha avvertito di ritirare le conserve eventualmente in giacenza. I richiami sono pubblicati sul sito del ministero della Salute nella sezione dedicata agli operatori, dal 9 agosto, ma il ritiro dei prodotti è iniziato soltanto ieri.
Due lotti hanno l’etichetta “Bel Sapore” (il numero 060325 con scadenza 6 marzo 2028 e il numero 280325 con scadenza 28 marzo 2028) e altri due sono a marchio “Vittoria” (il numero 280325 con scadenza 28 marzo 2028 e il numero 290425 con scadenza 28 aprile 2028). Sono tutte confezioni da un chilo.
Il produttore: “Troppo presto per capire”
I prodotti sono commercializzati da Ciro Velleca, società a responsabilità limitata di Sant’Anastasia, nell’hinterland napoletano. L’azienda esiste dal 1938, è guidata da Stefano Amura ed è specializzata nella lavorazione, conservazione e commercio di sottaceti e olive. Interpellato, Amura dice: “E’ troppo presto per dare responsabilità, io non me la sento di dire neppure che è colpa dell’ambulante. Gli avvisi di garanzia che sono arrivati ai produttori e ai distributori delle conserve sono atti dovuti. Bisogna attendere gli esami chimici, le autopsie, soltanto a quel punto potremo capire dove è nata questa intossicazione”.
La procura: tossina formata nel van
L’iniziativa del ritiro delle merci alimentari è stata della stessa azienda. La Procura di Paola non ha mai disposto sequestri. Dopo aver interrogato l’ambulante di Diamante, Giuseppe Santonocito, e ispezionato in due occasioni con i carabinieri del Nas il furgoncino rosso parcheggiato sul lungomare cosentino, il procuratore capo Domenico Fiordalisi ha deciso di evitare sequestri giudiziari ipotizzando che la tossina del botulino si fosse formata nel “van”, a causa della cattiva conservazione dei vasetti sott’olio.
Lo stesso procuratore Fiordalisi ha spiegato che diversi alimenti sono stati contaminati e questo potrebbe dipendere dal fatto che l’ambulante “utilizzasse un unico coltello per preparare i panini e il loro companatico”.
Avviso per un medico del “118”
Ieri è stato iscritto sul registro degli indagati un medico del “118”, un’operatrice, negligente, secondo l’accusa, nella gestione dell’emergenza. Chiamata dalla famiglia di Tamara D’Acunto, era andata a casa della donna per visitarla, ma non ha riscontrato le cause del malessere, poi diventato letale. Ora sotto inchiesta sono in dieci: sei clinici, tre responsabili dell’azienda produttrice e il commerciante di Diamante.
C’è un nuovo intossicato sul litorale calabro, ed è stato ricoverato oggi all’ospedale Annunziata: è un giovane di 20 anni, figlio di una donna già in cura per intossicazione botulinica. Il nuovo paziente è stato trasferito nel reparto di Terapia intensiva.
Gli intossicati di Diamante, ricoverati in gran parte a Cosenza e, due, negli ospedali napoletani, sono fin qui diciassette.
Il legale: "Prodotti non esposti al sole”
L’avvocato Francesco Liserre, difensore di Santonocito, ha nominato come perito il medico legale salernitano Gennaro Sammartino. L’avvocato sostiene che l’esposizione al sole dei prodotti sia, in realtà, un equivoco sorto nelle prime ore: “L’attività apre alle nove di sera e le verdure sottolio esposte sono poche, presentate in contenitori di plastica, utilizzati per far scegliere ai clienti il tipo di panino gradito. Il mio assistito è stato un punto di riferimento a Diamante, in questo settore, ed è convinto che la contaminazione fosse già presente nelle conserve”.
I legali dei medici sotto inchiesta assicurano che sia Luigi Di Sarno che la D’Acunto, le due vittime dell’intossicazione, avevano comunque firmato i fogli d’uscita dalle strutture sanitarie.
Autopsia: a Monserrato uccisa dal botulino
Intossicazione da botulino e polmonite emorragica. Queste le cause che hanno portato alla morte di Roberta Pitzalis, la donna di 38 anni originaria di Guasila, nel Cagliaritano, deceduta venerdì scorso dopo aver mangiato cibo con salsa di guacamole alla “Fiesta Latina” di Monserrato nelle giornate tra il 22 e il 25 luglio. E' quanto emerso dall'autopsia effettuata oggi dal medico legale Matteo Nioi su incarico della Procura.
In queta inchiesta, per ora, è stato reso pubblico un solo indagato: Cristian Gustavo Vincenti, argentino, titolare del chiosco che ha venduto il guacamole.
E’ confermata, dunque, la responsabilità del botulino killer nella morte della donna, mentre la polmonite emorragica è sopraggiunta come complicanza per l'intubazione a cui è stata sottoposta durante il ricovero.