Darwin, Marte e l’origine della vita: il grande mistero del lago di Pantelleria
dalla nostra inviata Maria Novella De LucaPANTELLERIA – Il colore del lago è quello dei lapislazzuli: blu turchese con riflessi d’oro, oppure, nel pomeriggio, verde azzurro con striature d’argento, tra sponde bianchissime che abbagliano contro la pietra nera e l’ossidiana lucida. Palme, vigneti, capperi, qualche dammuso, chilometri di muri a secco. L’acqua sfiora i 40 gradi, ma in certe pozze nascoste scotta ancora di più.
Api africane e miele di fichi d’india
Farfalle con le ali arcobaleno, piante altrove estinte, api africane che producono mieli rari di fico d’india, rosmarino, corbezzolo. “Ogni volta che torno a Pantelleria a raccogliere campioni in questo lago unico al mondo, dove abbiamo ritrovato una composizione incredibilmente simile al “brodo primordiale” di Darwin ma anche alla vita su Marte, ci lascio il cuore. In particolare durante gli esperimenti notturni quando qui intorno il silenzio e la quiete diventano assoluti” racconta con un po’ di emozione Giovanna Costanzo, astrobiologa dell’istituto di patologia e bio…
PANTELLERIA – Il colore del lago è quello dei lapislazzuli: blu turchese con riflessi d’oro, oppure, nel pomeriggio, verde azzurro con striature d’argento, tra sponde bianchissime che abbagliano contro la pietra nera e l’ossidiana lucida. Palme, vigneti, capperi, qualche dammuso, chilometri di muri a secco. L’acqua sfiora i 40 gradi, ma in certe pozze nascoste scotta ancora di più.
Api africane e miele di fichi d’india
Farfalle con le ali arcobaleno, piante altrove estinte, api africane che producono mieli rari di fico d’india, rosmarino, corbezzolo. “Ogni volta che torno a Pantelleria a raccogliere campioni in questo lago unico al mondo, dove abbiamo ritrovato una composizione incredibilmente simile al “brodo primordiale” di Darwin ma anche alla vita su Marte, ci lascio il cuore. In particolare durante gli esperimenti notturni quando qui intorno il silenzio e la quiete diventano assoluti” racconta con un po’ di emozione Giovanna Costanzo, astrobiologa dell’istituto di patologia e biologia molecolare del Cnr.
La luna di Garcia Marquez
La notte a Pantelleria è così. Sospesa tra pietra, acqua e cielo, tra l’infinitamente lontano e l’infinitamente vicino. Gabriel Garcia Marquez che era in vacanza nell’isola a luglio del 1969, nei giorni dell’allunaggio, così l’aveva descritta: "Non credo che esista al mondo un luogo più adatto per pensare alla luna. Ma Pantelleria è più bella. Le pianure interminabili di roccia vulcanica, il mare immobile, la casa dipinta di calce fino agli scalini dalle cui finestre si vedono, nelle notti senza vento, i fasci luminosi dei fari africani”.
I dammusi di Armani
Erano le prime stagioni dello sbarco nell’isola dei turisti del continente, le prime avanguardie milanesi compravano dammusi diroccati che sarebbero diventate case di lusso. Nel 1981 arrivò Giorgio Armani a Cala Gadir, stregato, non a prima vista come ha sempre raccontato, “dal suo fascino selvaggio”. Di dammusi ne comprò tre, poi altri quattro, circondandoli di giardini meravigliosi eleggendo Pantelleria suo rifugio creativo e fuga estiva. Lo seguì il jet set della moda mondiale, di dammusi a cupola ristrutturati da archistar, ma anche anni di sacco dell’isola e di costruzione selvaggia, fino all’istituzione del parco che ha vincolato gran parte del territorio.
Le rocce di Marte sui bordi del lago
Gabo, ospite del suo amico e traduttore italiano di “Cent’anni di solitudine” Enrico Cicogna, aveva assistito in televisione allo sbarco degli astronauti proprio da Pantelleria, raccontando poi quei giorni nei suoi Taccuini. La luna, simbolo di distanza siderale, era diventato nel 1969 finalmente raggiungibile. Oggi, nelle ricerche che partono proprio da quest’isola siciliana dai nomi arabi, mare di scoglio e di discese impervie, scomodità garantita e cibo meraviglioso, tramonti indimenticabili e tutto esaurito fino a settembre nell’estate delle spiagge vuote, la sfida si è spostata assai oltre. Ossia verso Marte, l’agognato pianeta rosso, finora raggiunto e soltanto dalle sonde robot.
La scoperta italiana
Perché in un lago chiamato “Bagno dell’acqua” (ma anche Specchio di Venere) nel nord di Pantelleria, cuore del Parco Naturale istituito nel 2016, un team multidisciplinare di ricercatori e ricercatrici italiani ha scoperto le composizioni biochimiche della terra primordiale, miliardi di anni fa. Quando quella stessa acqua probabilmente scorreva ancora su Marte.
(Lo studio è pubblicato sulla rivista "International Journal of Molecular Sciences" ed è frutto della collaborazione tra Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale di astrofisica e le università della Tuscia e Sapienza di Roma, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana, con la collaborazione dell’Ente Parco di Pantelleria).
Uno specchio di lapislazzuli
Bisogna allora in un giorno senza vento scendere verso il lago che ha il colore dei lapislazzuli, in compagnia del presidente dell’ente parco Italo Cucci, del direttore e geologo Carmine Vitali e del biologo Andrea Biddittu, tra bagnanti sospesi a mollo come fossero nel mar morto e coperti di fanghi neri tipo maschere primitive, per andare a cercare, seguendo le indicazioni dell’astrobiologa Giovanna Costanzo, “la pozza simile al piccolo stagno caldo di cui parlava Charles Darwin nel 1871 in un lettera al suo amico Joseph Hooker”.
“Darwin – spiega Giovanna Costanzo - ipotizzava che la vita fosse nata in quel brodo primordiale le cui caratteristiche abbiamo ritrovato nel lago di Pantelleria. Il Bagno dell’Acqua ha una combinazione unica di alta alcalinità, attività idrotermale, diversità mineralogica e microbica. Utilizzando campioni del lago siamo riusciti poi a sintetizzare, in laboratorio, molecole di Rna, una delle due molecole assieme al Dna fondamentali per la vita. In pratica aggiungendo l’acqua dello “Specchio di Venere” a dei precursori dell’Rna, cioè i nucleotidi, abbiano visto svilupparsi molecole complesse”. Qualcosa di straordinario.
Specie rare e batteri azzurri
Il biologo Andrea Biddittu tornato felicemente a vivere a Pantelleria dopo anni romani, mostra, con orgoglio, una piccola pozza dove scorre un rigagnolo di acqua bollentissima, nascosto tra la vegetazione e un tappeto di formazioni giallastre. “E’ qui che avvengono i prelievi analizzati dal team che ha scoperto nella nostra isola, per dirla in parole semplici, l’origine della vita. Noi il lago lo chiamiamo U’Vagnu, non ci sono pesci e quel meraviglioso azzurro che tutti fotografano, in realtà è frutto della presenza nell’acqua di cianobatteri che ricavano energia dalla luce, come le piante. Un tempo si pensava infatti che fossero alghe turchesi. Ma è tutta l’area che oggi noi del Parco cerchiamo con grande fatica di tutelare ad avere un interesse scientifico enorme. Qui rinascono piante rarissime, insetti in via d’estinzione, è rifugio per gli uccelli, ogni roccia, ogni sedimento è fonte di scoperte”.
La vita universale
Le rocce appunto. Che facendo un’iperbole collegano, insieme al “brodo primordiale” Pantelleria a Marte. Racconta, ancora, Giovanna Costanzo: “Sulle sponde bianche del lago alcuni colleghi hanno ritrovato minerali molto rari sulla terra, Smectite e Aragonite, assai comuni invece in siti marziani come le pianure di Oxia Planum e il cratere Jezero, considerati fondamentali oggi per la ricerca di antiche forme di vita. Da quella piccola pozza dello Specchio di Venere alle rocce marziane, tutto sembra dunque collegarsi nella descrizione di forme di vita assai simili in epoca primordiale, tra la terra e Marte”. A suffragio della tesi, affascinante, che forse all’origine delle origini un tipo di vita universale abitasse l’intero cosmo.
Tutto esaurito sull’isola
Darwin e Garcia Marquez, il caldo, i tetti dei dammusi che guardano l’Africa. Welcome to Pantelleria che si scopre laboratorio del futuro, isola di pietra nera, agavi, cactus, fichi d’india e bouganville viola acceso, approdo che molti amano e altrettanti detestano per il mare impervio senza barca e la assoluta mancanza di spiagge. Eppure, in questa strana estate di vacanze cancellate, qui, dicono tutti, la crisi non c’è.