Lampedusa: i soccorsi impossibili delle ong
di Alessandra ZinitiIl salvataggio di una donna vittima del naufragio al largo di Lampedusa
La Ocean Viking, con soli sette migranti a bordo, appena spedita nel porto abruzzese di Ortona, a ben quattro giorni di navigazione dal Mediterraneo centrale. La Sea Watch 5 in rotta verso Salerno, tre giorni per andare e tre per tornare. La Life support a Savona, a sbarco appena concluso di 146 persone costrette a restare in mare altri quattro giorni prima di poter toccare terra. E ancora, la Aurora a Trapani appena liberata dal Tar dall’ultimo fermo disposto contro una nave ong.
Il giorno dell’ultimo naufragio che, a poche miglia da Lampedusa, ha fatto 27 vittime certe e un numero ancora imprecisato di dispersi, ecco dove stavano le imbarcazioni della flotta umanitaria, spedite dal Viminale nei porti più lontani.
Operative, in acque internazionali ma comunque fuori dalla zona Sar italiana, mercoledì c’erano solo due piccole ong: la Nadir di Resq-people e la Astfrl di Open Arms. Peccato però che nessuno avesse condiviso con loro un qualche allarme. «Non siamo intervenuti perché p…
La Ocean Viking, con soli sette migranti a bordo, appena spedita nel porto abruzzese di Ortona, a ben quattro giorni di navigazione dal Mediterraneo centrale. La Sea Watch 5 in rotta verso Salerno, tre giorni per andare e tre per tornare. La Life support a Savona, a sbarco appena concluso di 146 persone costrette a restare in mare altri quattro giorni prima di poter toccare terra. E ancora, la Aurora a Trapani appena liberata dal Tar dall’ultimo fermo disposto contro una nave ong.
Il giorno dell’ultimo naufragio che, a poche miglia da Lampedusa, ha fatto 27 vittime certe e un numero ancora imprecisato di dispersi, ecco dove stavano le imbarcazioni della flotta umanitaria, spedite dal Viminale nei porti più lontani.
Operative, in acque internazionali ma comunque fuori dalla zona Sar italiana, mercoledì c’erano solo due piccole ong: la Nadir di Resq-people e la Astfrl di Open Arms. Peccato però che nessuno avesse condiviso con loro un qualche allarme. «Non siamo intervenuti perché purtroppo non lo sapevamo, non abbiamo ricevuto nessuna allerta — spiega Silvia Bellucci di Open Arms — Quando abbiamo saputo dell’accaduto è stato via radio e c’erano già mezzi della Guardia costiera, della Guardia di finanza e di Frontex che stavano recuperando i corpi».
Il capovolgimento della barca su cui da almeno 24 ore viaggiavano ammassati i circa cento migranti partiti insieme dalle coste della Libia su due imbarcazioni, una delle quali poi abbandonata perché imbarcava acqua, è stato ovviamente improvviso ma se le due Ong avessero avuto segnalati i due barconi in navigazione nelle ore precedenti sarebbero comunque andate in soccorso durante la navigazione, come di solito accade. Solo che negli ultimi giorni, la flotta civile è stata privata anche dei suoi occhi dall’alto, i due aerei della Sea watch che pattugliano il Mediterraneo e segnalano i barconi in arrivo: il Sea bird 1 è stato fermato dalle autorità per 20 giorni mentre l’aereo sostitutivo non è mai stato autorizzato a decollare.
Ieri le ricerche in mare non hanno dato esito: non è chiaro neanche quanti sarebbero i dispersi, fra 13 e 23. Due cadaveri sarebbero rimasti intrappolati nello scafo. E mentre a Lampedusa continuano gli arrivi, a Palermo si lotta per salvare la vita ad una bimba di sei anni sbarcata sull’isola venerdì dopo un viaggio in mare senza acqua né cibo durato cinque giorni. Le sue condizioni sono molto gravi.