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Mario Tozzi e la spiaggia in Grecia: “Degli insulti non mi curo, il modello italiano va cambiato”

La spiaggia di Naxos fotografata da Mario Tozzi 

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Da Naxos condanna sui social l’eccesso di stabilimenti e i prezzi esosi sui lidi nostrani. “Solo l’Italia è così, nel resto del mondo il mare è libero e pulito”. E sul web scoppia la polemica
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Mare, meltemi, ma soprattutto spiaggia libera. Il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi è in Grecia per le vacanze, ma non senza polemiche. Si è messo alle spalle le spiagge della sua infanzia, “con lo stabilimento in Versilia prenotato per tre mesi, le file di ombrelloni e gli amici che ritrovi da un anno all’altro” perché “quel tipo di estate non esiste più”. E ha deciso di affrontare i social a muso duro per chiedere, via X e via Facebook, “che in Italia il 50% delle spiagge, comune per comune, sia sempre libero” e che “da ottobre ad aprile non vi resti alcuna struttura fissa”. Gli insulti come sempre non sono mancati.

Dispiaciuto?

“Ma no, sono minus habens. Ho avuto 20mila like, non mi metto a guardare gli insulti di pochi. Ho appena scritto un nuovo post in cui ripeto che il modello balneare italiano non funziona. Va abbandonato prima che infetti anche il resto d’Europa. Da noi esistono comuni che hanno il …

Mare, meltemi, ma soprattutto spiaggia libera. Il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi è in Grecia per le vacanze, ma non senza polemiche. Si è messo alle spalle le spiagge della sua infanzia, “con lo stabilimento in Versilia prenotato per tre mesi, le file di ombrelloni e gli amici che ritrovi da un anno all’altro” perché “quel tipo di estate non esiste più”. E ha deciso di affrontare i social a muso duro per chiedere, via X e via Facebook, “che in Italia il 50% delle spiagge, comune per comune, sia sempre libero” e che “da ottobre ad aprile non vi resti alcuna struttura fissa”. Gli insulti come sempre non sono mancati.

Dispiaciuto?

“Ma no, sono minus habens. Ho avuto 20mila like, non mi metto a guardare gli insulti di pochi. Ho appena scritto un nuovo post in cui ripeto che il modello balneare italiano non funziona. Va abbandonato prima che infetti anche il resto d’Europa. Da noi esistono comuni che hanno il 98% delle spiagge in concessione. Anche a Naxos, dove mi trovo, sono spuntati quest’anno stabilimenti con lettini che in prima fila arrivano a 25 euro, ma nel complesso la Grecia regge. Nessun altro Paese del mondo raggiunge i livelli dell’Italia”.

Com’è invece la spiaggia dove si trova oggi?

“La spiaggia è libera. Se hai voglia affitti un lettino e un ombrellone al baretto, che non ti obbliga a consumare. Il parcheggio è gratuito e c’è la doccia calda. I prezzi che si vedono in Italia e il tasso di occupazione delle spiagge da parte degli stabilimenti sono unici al mondo. Sarebbe ora di dire basta a questo modello. Bisogna far rispettare la regola che vuole almeno il 50% delle spiagge lasciate libere. E non vanno tollerati gli abusi di chi costruisce opere permanenti e riversa cemento armato sulla riva. La spiaggia è nostra, è di tutti. L’abuso dell’eccesso di concessioni va fermato”.

Alcune delle risposte ai suoi post sostengono che la spiaggia libera è sempre sporca.

“Non mi risulta. Chi lo scrive confonde i balneari con degli spazzini. Attorno a me non vedo traccia di sporco, e non ci sono neanche i cestini. Chi trascorre la giornata al mare sa che deve riportarsi via i rifiuti. Anche da presidente del Parco dell’Appia Antica avevo deciso di toglierli, per non attirare topi e gabbiani. Della pulizia si occupa il Comune, come per il resto delle aree pubbliche. Chi vuol farci credere che le spiagge libere siano piene di siringhe o di potenziali stupratori semplicemente afferma il falso. Guardate Copacabana, ci saranno trenta chilometri di spiaggia senza uno stabilimento né rifiuti”.

In Italia invece?

“A Bisceglie ho visto uno stabilimento realizzato con il legno sulla scogliera. Chiedevano 50 euro per due lettini e un ombrellone. Se volevi fare la doccia dovevi pure comprare il gettone a un euro. Il problema è che questo modello ci ha viziato nell’anima. Ci siamo cresciuti, per noi il mare è sinonimo di stabilimento. Ma non è così. Tutto il resto del mondo è diverso. Negli altri paesi esistono sì gli stabilimenti, anche quelli costosi, ma solo su piccole porzioni di costa”.

Perché in Italia non si riesce a superare questo modello?

“Le concessioni sono diventate un ammortizzatore sociale. Servono a mantenere i balneari e le loro famiglie, che pagano allo stato prezzi irrisori e guadagnano tanto. Ottenerne una è come avere un impiego pubblico”.

Fra le repliche ai suoi post c’è chi sostiene, ironicamente ma non troppo, che l’innalzamento dei mari presto cancellerà le concessioni balneari.

“Abbiamo voluto costruire strutture stabili nell’ambiente meno stabile che ci sia. La spiaggia è sempre stata mutevole e oggi dobbiamo portare camion di sabbia per evitare che si eroda. La lisciamo con i trattori per renderla simile a un tavolo da biliardo, ma così la allontaniamo da quello che è il suo status naturale. Se cammino su una spiaggia libera incontro tronchi, resti vegetali, tane per insetti, gigli di mare e uccelli come i fratini, che nidificano dietro a semplici mucchietti di sabbia. Se vogliamo la spiaggia liscia dobbiamo rinunciare ai fratini. Tanti diranno che non gli importa nulla di un uccello fra tanti, ma la vita è un collage in cui tutto si tiene. A furia di perdere un pezzo dopo l’altro, l’aereo sul quale voliamo finirà per cadere”.

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