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Mario Tozzi, dalla Grecia la polemica sui prezzi delle spiagge italiane: “In Italia una vergogna”

Il messaggio è una critica diretta al sistema italiano di gestione delle spiagge, dove la privatizzazione è dilagante con alcune zone con oltre il 90% dell’arenile in concessione a privati
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Ferragosto, isola di Naxos (per chi non lo sapesse, Grecia). Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, pubblica su Facebook un post al fulmicotone. L’immagine che lo accompagna ritrae una spiaggia libera, pulita, con dune incontaminate e un piccolo stabilimento dove ombrellone e lettini costano appena 10 euro al giorno.

Il post virale da Naxos

Il commento di Tozzi è tagliente: “Come dovrebbero essere le spiagge: uno stabilimento con servizi (10 euro lettini e ombrellone), senza strutture stabili, il resto spiaggia libera. Chilometri di spiaggia e dune pulitissime, nessun cestino, niente rifiuti, baretti nel retroduna, qualche costruzione dietro. Una sola parola per chi ha gestito il demanio costiero da noi: vergogna.”

Il confronto con l’Italia

Il messaggio è una critica diretta al sistema italiano di gestione delle spiagge, dove la privatizzazione è dilagante. In alcune zone, come Rimini, oltre il 90% dell’arenile è dato in concessione a privati. In Campania, Emilia-Romagna e Liguria si arriva al 70% di spiagge privatizzate. Al contrario, in Grecia l’accesso al mare è quasi sempre gratuito, salvo rare eccezioni legate a resort o hotel.

I numeri del caro ombrellone

Secondo Altroconsumo, il prezzo medio per un ombrellone in Italia si aggira intorno ai 30 euro al giorno, con rincari del 5-10% rispetto all’anno precedente. Questo ha portato a una diminuzione dei villeggianti, con perdite tra il 20% e il 30% anche nelle località più frequentate.

Il modello europeo

In Francia solo il 20% delle spiagge è privatizzato. In Spagna e Portogallo, le concessioni balneari non esistono: i privati possono usare gli spazi solo temporaneamente e devono rimuovere le strutture a fine stagione.

Il post su X

Su X, poi, Mario Tozzi pubblica un altro post in cui propone un piano di gestione costiera che prevede che il 50% di ogni spiaggia rimanga libero, mentre il resto venga suddiviso tra uso pubblico e privato con rigide concessioni decennali, riflettendo le preoccupazioni relative al sovraffollamento turistico e all'erosione costiera, problemi supportati da uno studio del 2023 dell'Università di Bologna che mostra una perdita di spiagge del 15% in Italia nell'ultimo decennio a causa dell'attività umana.

E su questo la polemica si accende ancora di più, con post che trattano il divulgatore come un ciarlatano. Per esempio Fabio A. scrive: “Una Nazione si tiene in piedi grazie ai soldi che girano. Alle tasse che si pagano e alla profittabilità delle sue imprese. Che ricordo, danno lavoro e grazie ad esse vi sono i servizi quali la sanità, trasporti, sicurezza etc.. Vorrei ogni tanto che quando geologi parlano di ambiente, tirino giù un conto economico. Mi parlassero di costi e ricavi, prima di dire come dovrebbero essere. L'Italia è una penisola e le coste sono una voce importante del PIL Italiano. Prima di dire come cambiare, vanno analizzati gli impatti economici...i danni erariali e i vantaggi territoriali. Quando si fanno paragoni con altre Nazioni bisogna analizzare le economie, i territori e i propri costi.... altrimenti son solo chiacchiere da incompetente”.

Tozzi risponde a stretto giro: “Fabio A. le sue da vero incompetente: le spiagge sono dello Stato, cioè nostre, non dei balneari che se ne appropriato. Non sono un ammortizzatore sociale e nemmeno un lucro. Oltretutto lo Stato incassa 100 mln dalle concessioni che guadagnano 30 mld (quelli dichiarati). Lei è un vero citrullo, probabilmente un balneare”.

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