Il Ferragosto da incubo dell’italiano arrestato in Serbia: “Violenza inaudita, è stato terribile”
di Miriam Di PeriROMA – È stato un vero e proprio incubo di fine estate. Alessio Laterza, pugliese residente in Serbia da circa tre anni per lavoro, ha concluso il suo Ferragosto in manette a Belgrado, dove si susseguono gli scontri tra i manifestanti – che protestano contro il governo di Aleksandar Vucic – e la polizia. “Sono stato arrestato mentre rientravo dal cinema – racconta al telefono, ancora scosso – mi trovavo in quella piazza perché era di strada per casa, ma ci hanno arrestati tutti. Chiedevo un avvocato, chiedevo di parlare con l’ambasciata, ma mi rispondevano «Dopo, questo non è un film americano». Abbiamo assistito a scene molto violente”.
Ha avuto modo di dimostrare che fosse andato al cinema? Un biglietto? Un pagamento elettronico?
“No, con …
ROMA – È stato un vero e proprio incubo di fine estate. Alessio Laterza, pugliese residente in Serbia da circa tre anni per lavoro, ha concluso il suo Ferragosto in manette a Belgrado, dove si susseguono gli scontri tra i manifestanti – che protestano contro il governo di Aleksandar Vucic – e la polizia. “Sono stato arrestato mentre rientravo dal cinema – racconta al telefono, ancora scosso – mi trovavo in quella piazza perché era di strada per casa, ma ci hanno arrestati tutti. Chiedevo un avvocato, chiedevo di parlare con l’ambasciata, ma mi rispondevano «Dopo, questo non è un film americano». Abbiamo assistito a scene molto violente”.
Ha avuto modo di dimostrare che fosse andato al cinema? Un biglietto? Un pagamento elettronico?
“No, con un amico serbo ero andato ad assistere a una proiezione in un'associazione. Non avevo un biglietto con me, non c'era una transazione perché era gratuito, però all'ispettore che mi ha interrogato ho dato tutte le informazioni, sia sul luogo in cui si trova l'associazione culturale sia su che film fosse. Quindi avevano tutto quello che permetteva loro di verificare la mia deposizione”.
Come mai stavate rientrando a piedi?
“Per via della manifestazione, tutti i mezzi di trasporto erano bloccati, per cui io non avevo alternativa che andare a piedi a casa e dovevo passare dal luogo dove era in corso la manifestazione, che era abbastanza violenta. In realtà io ho partecipato a tante proteste qua in Serbia, ma non è mai successo un singolo incidente. Questa volta era diverso, per cui nel momento in cui ho visto la situazione ho cercato di stare più lontano possibile dalla sommossa, ma dovevo comunque raggiungere casa. Mentre stavamo passando ho visto arrivare due camionette cariche di poliziotti e hanno iniziato ad arrestare le persone”.
Dove vi hanno portati?
“In una caserma, sempre in zona centrale. Quando sono entrato ho visto delle persone, immagino fossero dei manifestanti, stese a faccia in giù sull'asfalto. Ci hanno fatti mettere in piedi, con le spalle al muro inizialmente. Gridavano, hanno iniziato ad umiliarci”.
In che senso?
“Dicevano di abbassare la testa, urlavano, ci hanno tolto e distrutto i telefoni, forse per impedire che qualcuno potesse riprendere. Poi ci hanno fatti girare faccia al muro. Sentivamo che delle persone venivano picchiate”.
È successo anche a lei?
“Io fortunatamente non ho subito niente”.
Com’è uscito da quest’incubo?
“Ci hanno spostato in un'altra stazione di polizia, abbiamo aspettato un po' e poi ho avuto il colloquio con uno degli ispettori locali”.
Ha chiesto di parlare con un avvocato?
“Dicevano sempre ‘l'avvocato dopo, dopo, dopo’. Volevo anche parlare con l'ambasciata, mi hanno risposto «Questo non è un film americano». Mi hanno detto che avevano dei video in cui lanciavo sassi, ma era impossibile perché io stavo solo passando di lì, ho chiesto di mostrarmeli, ma niente. Sono un cittadino perbene, incensurato, ho rischiato anche di perdere il lavoro perché io sono a Microsoft, le policy aziendali sono molto restrittive rispetto a questo tipo di situazioni”.
Alla fine ha dimostrato la sua innocenza.
“Sì, mi hanno fatto fare un ultimo passaggio dall’ufficio immigrazione per verificare il visto, era tutto in regola. Sono stati molto cortesi lì con me”.
Resterà in Serbia?
“Sì, amo la Serbia, mi piace tantissimo la sua gente. Ma il clima qui sta diventando davvero pesante”.