Un sapone per i piatti dietro i neonati uccisi dal batterio in ospedale
di Elena DusiIl batterio alla fine si annidava nel sapone. La Serratia marcescens che ha causato la morte di due neonati nella terapia intensiva dell’ospedale di Bolzano è stata trovata nel detergente per i piatti. I decessi dei due bambini definiti «estremamente prematuri» – il loro peso cioè non arrivava a un chilo – erano avvenuti il 12 e il 13 agosto. Da allora il reparto era stato chiuso, i piccoli pazienti trasferiti nella terapia intensiva per adulti ed era partita la caccia alla fonte del contagio. La direzione sanitaria dell’ospedale e i carabinieri dei Nas hanno eseguito i tamponi su tutte le superfici e sulle mani del personale. E la Serratia è comparsa nel luogo meno atteso: un detersivo.
«A titolo precauzionale e in attesa di ulteriori verifiche» l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige ha deciso «di sospendere l’impiego di uno specifico detergente lavapiatti potenzialmente contaminato in tutti gli ospedali della provincia». Le analisi non sono ancora state completate e il detersivo resta …
Il batterio alla fine si annidava nel sapone. La Serratia marcescens che ha causato la morte di due neonati nella terapia intensiva dell’ospedale di Bolzano è stata trovata nel detergente per i piatti. I decessi dei due bambini definiti «estremamente prematuri» – il loro peso cioè non arrivava a un chilo – erano avvenuti il 12 e il 13 agosto. Da allora il reparto era stato chiuso, i piccoli pazienti trasferiti nella terapia intensiva per adulti ed era partita la caccia alla fonte del contagio. La direzione sanitaria dell’ospedale e i carabinieri dei Nas hanno eseguito i tamponi su tutte le superfici e sulle mani del personale. E la Serratia è comparsa nel luogo meno atteso: un detersivo.
«A titolo precauzionale e in attesa di ulteriori verifiche» l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige ha deciso «di sospendere l’impiego di uno specifico detergente lavapiatti potenzialmente contaminato in tutti gli ospedali della provincia». Le analisi non sono ancora state completate e il detersivo resta solo indiziato, ma già in passato in altri ospedali del mondo i saponi si erano rivelati serbatoi di uno dei batteri più diffusi nell’ambiente, che un sistema immunitario normale riesce tranquillamente a tenere a bada, ma che è in grado di uccidere un neonato prematuro privo o quasi di difese.
«La Serratia è anche uno dei batteri più abili nello sviluppare resistenza agli antibiotici» fa notare Carlo Federico Perno, responsabile del servizio di microbiologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. L’antibioticoresistenza è un fenomeno che sta progredendo rapidamente negli anni. «E in futuro renderà sempre più difficile curare casi di contagio simili» aggiunge Perno.
«I bambini prematuri non entrano in contatto, ovviamente, con i cibi preparati nelle cucine dell’ospedale, ma nei reparti esistono in genere delle “tisanerie” usate per il ristoro del personale o dei piccoli ambienti in cui i visitatori possono mangiare. I genitori infatti restano a volte accanto ai loro bambini ricoverati 24 ore al giorno. Lì si usa sapone per piatti» spiega Massimo Agosti, presidente della Società italiana di neonatologia, docente all’università dell’Insubria e direttore del dipartimento materno infantile all’ospedale di Varese. La Serratia, una volta entrata in reparto, può viaggiare da un bambino all’altro con rapidità, spesso attraverso le mani degli adulti. Solo i pazienti più fragili si ammalano. «Ma i decessi per le infezioni ospedaliere non sono purtroppo una rarità» spiega Agosti. «Assai infrequenti sono invece le morti di due bambini insieme».