Ginostra invasa dalle capre. Gli abitanti: “Non trovano più cibo, devastano tutto. O noi o loro”
dalla nostra inviata Alessandra ZinitiGinostra (Stromboli) – «Sciò, sciò, viaaaa». E giù colpi di bastone contro il bisuolo della terrazza. Ormai da settimane, all’alba, la giornate di Daniela Simoncini iniziano così. Con una strenua battaglia per allontanare i branchi di capre selvatiche che, dallo Stromboli, scendono fin dentro l’abitato del villaggio di Ginostra, alla disperata ricerca di cibo. Arbusti, bacche, ginepro, cortecce di alberi, non c’è più nulla. L’ultimo incendio ha divorato tutta la vegetazione.
La villeggiante: “Ce le ritroviamo in casa, e ora muoiono anche”
La casa di Daniela Simoncini, bolognese che da 50 anni trascorre qui tutta l’estate, è una delle più belle del villaggio arroccato sul fianco del vulcano. «L’ha costruita il mio compagno, George Zuter, un artista tedesco approdato qui negli anni 70: tre terrazzamenti, attorno un uliveto storico. Che adesso le capre minacciano di …
Ginostra (Stromboli) – «Sciò, sciò, viaaaa». E giù colpi di bastone contro il bisuolo della terrazza. Ormai da settimane, all’alba, la giornate di Daniela Simoncini iniziano così. Con una strenua battaglia per allontanare i branchi di capre selvatiche che, dallo Stromboli, scendono fin dentro l’abitato del villaggio di Ginostra, alla disperata ricerca di cibo. Arbusti, bacche, ginepro, cortecce di alberi, non c’è più nulla. L’ultimo incendio ha divorato tutta la vegetazione.
La villeggiante: “Ce le ritroviamo in casa, e ora muoiono anche”
La casa di Daniela Simoncini, bolognese che da 50 anni trascorre qui tutta l’estate, è una delle più belle del villaggio arroccato sul fianco del vulcano. «L’ha costruita il mio compagno, George Zuter, un artista tedesco approdato qui negli anni 70: tre terrazzamenti, attorno un uliveto storico. Che adesso le capre minacciano di distruggere. Devastano le piante di cappero, gli uliveti, ci entrano in casa, ce le ritroviamo nei patii, sulle terrazze. E vengono anche a morire qui. Sette negli ultimi quindici giorni. A parte il fatto che tocca a noi privati cittadini rimuoverle e seppellirle, ci chiediamo il perché di tutte queste morti improvvise. Si pone anche un problema sanitario».
Ginostra, gli incontri ravvicinati nell'isola delle capre (curiose)
Così sono arrivate a Ginostra nel dopoguerra
In principio, nel dopoguerra, furono due. Caprette portate sull’isola per allevarle e ricavarne sostentamento. Adesso sono almeno 2.000 a fronte di una popolazione di 40 persone che, nei mesi estivi, raggiunge il centinaio di persone. Negli ultimi vent’anni si sono riprodotte senza alcun controllo: costretti ad evacuare per lo tsunami del 2002, quando sono rientrati, gli abitanti di Ginostra non sono riusciti a recuperare la gran parte degli animali che avevano dovuto lasciare. «Non vogliamo fare allarmismo – dice Gianluca Giuffrè, coordinatore del Comitato per Ginostra – viviamo di turismo. Ma qui la situazione è diventata assai impegnativa. La notte qui si dormiva con le porte aperte. Ora ti ritrovi le capre sul letto. Devono portarle via o abbatterle: o loro o noi».
A Stromboli, branchi fino in spiaggia tra i bagnanti
Fa quasi impressione sentire gli abitanti di Ginostra, da sempre avvezzi a convivere con una natura aspra e bellissima, con il rischio permanente di un vulcano in ebollizione, esprimersi con tanta foga per cacciare quegli animali che da sempre sono una caratteristica di Stromboli. Anche dall’altra parte dell’isola, decine di capre hanno cominciato a scendere fino al mare tra la gente che fa il bagno o guarda il tramonto a spiaggia lunga al chiringuito che non a caso si chiama “Capra babba”.
Video e foto, bambini che cercano un selfie con le caprette ma niente di più. A Ginostra invece la tensione è alta. I branchi di capre sbucano all’improvviso tra i vicoli e i sentieri stretti che scendono ripidi, capita di trovarsi attorniati e di non sapere cosa fare. Due turisti romani, Anna e Marco, raccontano la loro disavventura: «Stavamo andando al mare e ci siamo trovati accerchiati da decine di capre. Avevamo lo strapiombo della scogliera alle spalle e gli animali che ci spingevano indietro. Siamo riusciti a mantenere il sangue freddo e a fuggire via. Non senza paura».
Un piano sanitario rimasto inattuato
Le meravigliose piante di capperi devastate, le cortecce degli ulivi danneggiate, piccole frane sulle scogliere provocate dagli zoccoli delle capre. E soprattutto ora la paura che le carcasse ritrovate nel villaggio e persino sulla battigia della meravigliosa spiaggia di Forgia vecchia accessibile solo dal mare ai turisti possano celare un problema sanitario. “Già da gennaio esiste un piano sanitario che prevede l’abbattimento di una quota di animali e il trasferimento di altri – spiega Gianluca Giuffrè – poi non se n’è fatto nulla perché al sindaco Riccardo Gullo non sembrava un’emergenza. Adesso pare che abbia cambiato idea anche lui e si sia reso conto della situazione”. Cominciando intanto a farsi carico della rimozione delle carcasse delle capre morte finora a carico degli abitanti. “Oltre al danno la beffa – racconta ancora Daniela Simoncini – il sindaco mi aveva inviato un’ordinanza in cui mi si intimava di provvedere al seppellimento della capra morta nella mia proprietà e a ricoprirla di calce. Cento euro, tanto mi è costata. E altri cento per un’altra morta in un terreno vicino che non si sa di chi sia. Ora sembra che verrò risarcita”.

