Leone XIV e i “preti sposati” in Amazzonia: il popolo di Dio ha bisogno della comunione
di Iacopo ScaramuzziNon entra apertamente nell’annoso dibattito sui viri probati, gli uomini sposati di provata fede che, in assenza di un sacerdote, svolgono di fatto alcune funzioni sacerdotali come comunicare i fedeli, ma papa Leone XIV sembra aprire quella prospettiva in un messaggio che ha inviato ai vescovo dell’Amazzonia, dove l’ipotesi è stata più volta sollevata.
Dopo il Sinodo sull’Amazzonia
Il tema venne affrontato anche a Roma alcuni anni fa, all’assemblea sinodale voluta da papa Francesco sull’Amazzonia. La maggioranza dei padri sinodali chiese che si introducesse nella vita della Chiesa la possibilità dei “preti sposati”, perché negli sconfinati spazi dell’Amazzonia ci sono comunità cattoliche sperdute dove un sacerdote non si vede per mesi e i fedeli, di conseguenza, rimangono a lungo senza eucaristia, che è il fulcro della vita cristiana. Papa Francesco, però, decise di non decidere: non fece propria la richiesta sinodale, né la bocciò. Se fino ad allora il dibattito è avvenuto alla luce …
Non entra apertamente nell’annoso dibattito sui viri probati, gli uomini sposati di provata fede che, in assenza di un sacerdote, svolgono di fatto alcune funzioni sacerdotali come comunicare i fedeli, ma papa Leone XIV sembra aprire quella prospettiva in un messaggio che ha inviato ai vescovo dell’Amazzonia, dove l’ipotesi è stata più volta sollevata.
Dopo il Sinodo sull’Amazzonia
Il tema venne affrontato anche a Roma alcuni anni fa, all’assemblea sinodale voluta da papa Francesco sull’Amazzonia. La maggioranza dei padri sinodali chiese che si introducesse nella vita della Chiesa la possibilità dei “preti sposati”, perché negli sconfinati spazi dell’Amazzonia ci sono comunità cattoliche sperdute dove un sacerdote non si vede per mesi e i fedeli, di conseguenza, rimangono a lungo senza eucaristia, che è il fulcro della vita cristiana. Papa Francesco, però, decise di non decidere: non fece propria la richiesta sinodale, né la bocciò. Se fino ad allora il dibattito è avvenuto alla luce del sole, vedendo contrapposti i progressisti, favorevoli ai viri probati, e i conservatori, contrari, in Amazzonia, intanto la richiesta non si è spenta. Oltre ad avere un notevole seguito all’interno del Consiglio episcopale latino-americano (Celam), a sostenere questa come altre soluzioni pastorali creative è stato in questi anni la Repam (Rete Panamazzonica). Nel frattempo ha preso forma anche la Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia (Ceama), assemblea permanente di chierici, religiosi e laici, dove l’idea dei viri probati gode di diffuso supporto. E ora papa Leone XIV, che per dieci anni è stato vescovo in Perù, ha inviato ai vescovi della Ceama, riuniti in questi giorni a Bogotà, in Colombia, un telegramma a firma del cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin: un testo ben lontano dai messaggi di circostanza.
Una “immensa carità”
“Tenendo conto di quanto appreso al Sinodo sull’ascolto e la partecipazione di tutte le vocazioni nella Chiesa”, scrive Prevost nel messaggio indirizzato al cardinale peruviano Pedro Barreto, gesuita, “vi esorto a cercare, sulla base dell’unità e della collegialità proprie di un ‘organismo episcopale’, il modo in cui aiutare concretamente ed efficacemente i vescovi diocesani e i vicari apostolici a compiere la loro missione”. “essenziale”, scrive Parolin a nome del Papa, “che Gesù Cristo, nel quale tutte le cose si ricapitolano, sia annunciato con chiarezza e immensa carità tra gli abitanti dell’Amazzonia, di modo che ci impegniamo a dare loro il pane fresco e puro della Buona Novella (il Vangelo, ndr.) e il nutrimento celeste dell’eucaristia, unico modo – sottolinea – per essere veramente popolo di Dio e corpo di Cristo”.
Contro lo sfruttamento di uomini e ambiente
Nel messaggio, il Papa indica anche altre due “dimensioni interconnesse nell’azione pastorale” della regione amazzonica, “il trattamento equo dei popoli che vi abitano” e “la cura della casa comune”. Infatti, si legge nel messaggio, “ogni sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo scompare se siamo capaci di accoglierci gli uni gli altri come fratelli”. Ed è poi necessario “prenderci cura della ‘casa’ che Dio padre ci ha affidato come amministratori premurosi, affinché nessuno distrugga irresponsabilmente i beni naturali che parlano della bontà e della bellezza del Creatore, né, tanto meno, si sottometta ad essi come schiavo o adoratore della natura, poiché queste cose ci sono state date per raggiungere il nostro fine di lodare Dio e ottenere così la salvezza delle nostra anime”, scrive il Papa citando sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti. Il telegramma papale, fatto piuttosto raro, è stato diramato dal Vaticano in cinque lingue: spagnolo, francese, inglese, portoghese e italiano.