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Spiagge libere, Italia maglia nera. “Otto su dieci in mano ai privati”

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Siamo il Paese europeo con il record di stabilimenti. E in futuro, tra erosione e cambiamenti climatici, i lidi saranno sempre meno. Dopo la polemica di Mario Tozzi sul mare italiano troppo caro, il presidente di Legambiente Ciafani avverte: “Il caldo estremo tiene lontani i turisti”
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In Italia, penisola con ottomila chilometri di coste, mancano le spiagge. A riunirle tutte, fa notare l’ultimo censimento dell’Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale), si arriva a 120 chilometri quadri: meno dell’estensione di Ostia. Solo il 41% delle coste italiane è sabbioso. La profondità media di una spiaggia è di soli 35 metri, quando non ci si mettono l’erosione delle onde o le mareggiate a sbocconcellarla ulteriormente.

Se un bene già scarso viene dato in buona parte in concessione ai privati, con prezzi in generale aumento, è facile comprendere perché la vacanza con l’ombrellone abbia cessato di essere in fase con i costumi del paese. «La situazione italiana non ha paralleli in Europa. Stabilimenti costosi, spiagge libere scarse. Il modello del mare nel nostro paese va superato» ha denunciato in un’intervista a Repubblica il geologo Mario Tozzi, in vacanza in Grecia.

In Italia, penisola con ottomila chilometri di coste, mancano le spiagge. A riunirle tutte, fa notare l’ultimo censimento dell’Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale), si arriva a 120 chilometri quadri: meno dell’estensione di Ostia. Solo il 41% delle coste italiane è sabbioso. La profondità media di una spiaggia è di soli 35 metri, quando non ci si mettono l’erosione delle onde o le mareggiate a sbocconcellarla ulteriormente.

Se un bene già scarso viene dato in buona parte in concessione ai privati, con prezzi in generale aumento, è facile comprendere perché la vacanza con l’ombrellone abbia cessato di essere in fase con i costumi del paese. «La situazione italiana non ha paralleli in Europa. Stabilimenti costosi, spiagge libere scarse. Il modello del mare nel nostro paese va superato» ha denunciato in un’intervista a Repubblica il geologo Mario Tozzi, in vacanza in Grecia.

I dati sulle spiagge in concessione sono oggetto di annosa controversia. La mappatura ufficiale del governo, datata ottobre 2023, riporta un 33%, «ma tiene conto del totale della costa italiana — fa notare il Report spiagge 2024 di Legambiente — non delle sole aree balneabili e di costa bassa». Al suo interno, cioè, sono conteggiati anche i tratti rocciosi ed edificati.

Secondo il report in alcuni comuni, concentrati in Liguria, Emilia-Romagna e Campania, le spiagge concesse ai balneari arrivano invece al 70%. La start up Coste360 fa un calcolo ancora superiore: l’81%. L’Italia è preceduta solo dall’Ungheria, che ha privatizzato il 100% delle sue spiagge lacustri, con le altre mete di mare europee assai distanti: Grecia al 15%, Croazia e Portogallo al 5%, Francia e Spagna al 2%.

Poche spiagge, molto privatizzate, fitte di ombrelloni e spesso troppo care: «Ma c’è un altro fattore che tiene lontani i turisti dal mare» riflette Stefano Ciafani, ingegnere ambientale e presidente di Legambiente. «È la crisi climatica. Anche al mare ormai fa troppo caldo. Non puoi fare il bagno per l’intera giornata e fuori dall’acqua trascorrere una vacanza a 40 gradi diventa sgradevole. Si rischia di restare tutto il tempo in stanza con l’aria condizionata». Non è un caso che al mare sia rimasta la speranza di un settembre ricco di prenotazioni per risollevare un’estate sottotono, che sta premiando al contrario la montagna.

«Il caldo sta diventando un problema per il turismo italiano. È scritto anche nel piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici uscito a dicembre 2023» spiega Ciafani. «Il nostro governo, pur non essendo attento alle questioni del clima, scrive che un aumento della temperatura di 2 gradi ridurrà il turismo in generale del 6,6%, gli arrivi internazionali del 15% e farà perdere all’Italia 17 miliardi di introiti all’anno. Tra mareggiate e innalzamento dei mari, fra qualche decennio non ci saranno più tante spiagge da dare in concessione».

Anche le controversie legali sulla legittimità delle concessioni danneggiano il turismo. «Gli stessi imprenditori balneari sono stati lasciati nel limbo da questo governo» spiega Ciafani. «Senza una direzione chiara, i primi a soffrire di una politica di scelte rimandate o scaricate sugli enti locali sono proprio loro».

E se le spiagge private piangono, quelle libere non ridono, costrette ad accontentarsi dei tratti meno appetibili delle coste. Lo confermano i dati di Goletta Verde di una settimana fa. Secondo il monitoraggio delle acque condotto da Legambiente, in Italia 220 chilometri di spiagge sono vicino alle foci dei fiumi. Tanto è scontato che siano inquinate e non balneabili, che non vengono nemmeno monitorate dai servizi ambientali.

«Il 56% delle foci monitorate da noi e risultate inquinate ha nelle vicinanze una spiaggia libera» dice Ciafani. Ecco come, nella penisola delle coste, trovare un posto dove tuffarsi diventa difficile.

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