“Arca di Noè” è il soprannome che gli hanno assegnato. La capsula di metallo che sarà lanciata oggi nello spazio con 75 topi, mille moscerini, varie cellule in provetta e semi di piante non servirà però a salvare animali. La missione Bion-M numero 2 rappresenta piuttosto l’ultima iniziativa russa che prevede l’uso di cavie in orbita per osservare gli effetti dello spazio sulla salute. Laika, la cagnolina di 3 anni che fu il primo animale astronauta, morì al rientro della sua missione nel 1957.
L’Arca di Noè lanciata oggi non è destinata a morire, almeno per il momento, perché gli scienziati russi contano al rientro di osservare l’effetto delle radiazioni spaziali sugli organismi viventi. Per questo topi & C. a bordo della capsula Bion percorreranno per 30 giorni un’orbita che passa sopra ai poli, dove le radiazioni provenienti dallo spazio sono più intense rispetto ad altri tipi di orbita. Riceveranno una dose 20-30 volte superiore a quella della Stazione Spaziale Internazionale.
La curiosità degli scienziati russi nasce dal bisogno di sapere a quali rischi andrebbero incontro gli astronauti in caso di viaggi lunghi nello spazio profondo. Il tragitto per Marte durerebbe attorno ai sei mesi, durante i quali gli esseri umani a bordo sarebbero esposti a quantità di radiazioni considerate troppo alte per l’integrità del loro organismo. Per capire i danni effettivi di un’esposizione simile gli scienziati russi hanno chiesto aiuto alle cavie in partenza oggi dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan.
I roditori resteranno chiusi in varie gabbie, con acqua e cibo sufficienti per il viaggio. Alcuni dei topi orbitanti saranno muniti di chip per misurare il loro stato di salute, mentre una telecamera trasmetterà a terra le loro immagini. Al loro ritorno (a differenza di Laika, gli animali sopravviveranno all’atterraggio, che sarà morbido grazie a un paracadute e avverrà in Kazakistan), tutte le cavie - roditori, insetti e cellule - saranno studiate e probabilmente sacrificate per essere sottoposte ad autopsia. L’obiettivo è capire l’entità dei danni causati dalla radiazioni sui vari organi del loro corpo. L’analisi dei semi permetterà di valutare la possibilità di coltivare cibo su un’astronave o addirittura su Marte.
L’agenzia spaziale russa Roscosmos aveva lanciato una missione simile, Bion-M numero 1, nel 2013. A bordo c’erano sempre topi, ma anche gechi, gerbilli, pesci e lumache. Allora però l’orbita scelta esponeva la capsula a un decimo delle radiazioni previste per la versione odierna dell’esperimento.