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Video rubati, c’era una volta la vita privata

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Alcune espressioni spariscono perché cambia la nostra sensibilità, altre perché non corrispondono più a niente. Nei romanzi dell’Ottocento le donne trafficano continuamente con un oggetto chiamato ridicule, una specie di piccola borsa dentro la quale nascondono quello che serve. Potrebbe accadere che tra cinquant’anni qualcuno si domandi a cosa corrisponda l’espressione vita privata, dal momento che per tante ragioni sembra pronta a scomparire. Ognuno di noi traffica con i social come fossero una ridicule. Non per nascondere ma per esporre, ostentare, condividere la sua vita. L’estate è il trionfo di questa incauta esposizione, i corpi tirati a lucido tutto l’anno finalmente trionfano sulla rete. Qual è il confine tra pubblico e privato? È pubblico un bacio rubato da una kiss cam a un concerto? È privato il contenuto di una valigia scannerizzato all’aeroporto? E parlando di quello che è successo in questi giorni a Stefano De Martino e Caroline Tronelli: le attività che avvengono nelle…

Alcune espressioni spariscono perché cambia la nostra sensibilità, altre perché non corrispondono più a niente. Nei romanzi dell’Ottocento le donne trafficano continuamente con un oggetto chiamato ridicule, una specie di piccola borsa dentro la quale nascondono quello che serve. Potrebbe accadere che tra cinquant’anni qualcuno si domandi a cosa corrisponda l’espressione vita privata, dal momento che per tante ragioni sembra pronta a scomparire. Ognuno di noi traffica con i social come fossero una ridicule. Non per nascondere ma per esporre, ostentare, condividere la sua vita. L’estate è il trionfo di questa incauta esposizione, i corpi tirati a lucido tutto l’anno finalmente trionfano sulla rete. Qual è il confine tra pubblico e privato? È pubblico un bacio rubato da una kiss cam a un concerto? È privato il contenuto di una valigia scannerizzato all’aeroporto? E parlando di quello che è successo in questi giorni a Stefano De Martino e Caroline Tronelli: le attività che avvengono nelle nostre case, nelle nostre stanze, sono davvero private? E i messaggi sul telefonino mandati attraverso una app sulla quale è installata e non disinstallabile l’intelligenza artificiale? Se anche non ci fosse stato il dolo, qualcuno che ha rubato/comprato i messaggi dell’attore Raoul Bova probabilmente per ricattarlo, ci sentiremmo di dire che là dentro, nel nostro telefono, sono al sicuro? Il voyeurismo è fratello gemello della sorveglianza, gemello siamese, inseparabile.

Non abbiamo più voglia di rinunciare alla possibilità di controllare e sorvegliare sempre tutto quello che ci riguarda, e quindi mettiamo telecamere ovunque, ci sottoponiamo senza protestare a sistemi di sorveglianza invasivi e poco sicuri. Nelle città, nelle case, sopra i cassonetti della spazzatura per controllare chi mette la plastica nell’umido. Nel mio condominio hanno scelto di mettere una telecamera finta, per disincentivare. Ogni tanto passo là sotto e faccio ciao ciao con la mano, per provocarla, ma non succede niente. Anche perché nel frattempo i cassonetti sono stati fatti sparire dal cortile, per risolvere il problema alla radice. Sorvegliare non serve a niente, mandare messaggi sul telefonino neanche, specie se corredati di fotografie dei nostri organi genitali, ma chi di noi sarebbe disposto a rinunciarci? La verità è che con i mezzi che abbiamo ormai a disposizione dovremmo vivere in società composte da individui dalla moralità specchiata, gente che se vede digitare un messaggio si volta dall’altra parte, che non memorizza password di altri, che non guarda neanche dal buco della serratura. Ma questa società non esiste e quindi abbiamo preferito fare diversamente: cedere giorno dopo giorno pezzettini di noi, con mezzi che si presentano come innocenti. Una specie di mitridatizzazione che ci consentirà di rinunciare alla vita privata senza troppo dolore. Fin quando non arriverà il giorno in cui qualcuno chiederà a qualcun altro: ma cos’era questa vita privata? Ma niente, poco più di un ridicule.

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