L’addio a Pippo Baudo, tanta folla e pochi vip. “Una stella anche in cielo”
dai nostri inviati Silvia Fumarola , Salvo PalazzoloMilitello val di Catania (CT), I funerali di Pippo Baudo presso la Chiesa di Santa Maria Della Stella. In Foto l'uscita del feretro
(agf)MILITELLO VAL DI CATANIA – Un lungo addio, durato tre giorni. La camera ardente a Roma, nel teatro che l’ha visto re. Ma il funerale di Pippo Baudo è a Militello, il suo paese, che per la seconda volta diventa la capitale d’Italia e della tv. Lo era stata nel giorno del matrimonio con Katia Ricciarelli, nel 1986, torna a esserlo quasi quaranta anni dopo, per l’ultimo viaggio. Transenne e maxischermo, un sole che non dà tregua, trecento persone nella chiesa e duemila nella piazza di fronte al Santuario di Santa Maria della Stella. Nel paese che conta seimila anime, sono arrivate migliaia di persone. La gigantografia in bianco e nero che lo ritrae in smoking, sorridente, campeggia anche qui, tra i pulmini della Rai, i cavi, telecamere e microfoni. Funerali in diretta tv, sarà un record di ascolti. «Mi sembra di respirare la stessa aria di festa della prima recita di Pippo bambino all’oratorio», sussurra l’amico di una vita, Francesco Coniglione, mentre si guarda attorno nella grande pi…
MILITELLO VAL DI CATANIA – Un lungo addio, durato tre giorni. La camera ardente a Roma, nel teatro che l’ha visto re. Ma il funerale di Pippo Baudo è a Militello, il suo paese, che per la seconda volta diventa la capitale d’Italia e della tv. Lo era stata nel giorno del matrimonio con Katia Ricciarelli, nel 1986, torna a esserlo quasi quaranta anni dopo, per l’ultimo viaggio. Transenne e maxischermo, un sole che non dà tregua, trecento persone nella chiesa e duemila nella piazza di fronte al Santuario di Santa Maria della Stella. Nel paese che conta seimila anime, sono arrivate migliaia di persone. La gigantografia in bianco e nero che lo ritrae in smoking, sorridente, campeggia anche qui, tra i pulmini della Rai, i cavi, telecamere e microfoni. Funerali in diretta tv, sarà un record di ascolti. «Mi sembra di respirare la stessa aria di festa della prima recita di Pippo bambino all’oratorio», sussurra l’amico di una vita, Francesco Coniglione, mentre si guarda attorno nella grande piazza stracolma all’inverosimile, ai piedi del santuario. «Il nostro amico è riuscito a combinarne un’altra delle sue — sorride Totò Portuso, uno altro dei “ragazzi” del 1937 — chi l’avrebbe immaginato».
Al Bano Carrisi
Non si dovrebbe dire, perché è un funerale, ma questa è anche una festa di popolo. Lorella Cuccarini è qui, in lacrime, a salutare il maestro che le ha cambiato la vita. Abbraccia Tiziana, la figlia di Baudo, seduta in prima fila con il fratello Alessandro, arrivato dall’Australia. Dina Minna, che ha accompagnato il feretro da Roma in Sicilia, una vita accanto al conduttore, è in terza fila. Sono arrivati il presidente del Senato Ignazio La Russa («La prima volta che ho sentito il nome di Baudo avevo nove anni, mio cugino Mario, che organizzava la festa della matricola a Paternò, parlando con mio fratello disse: “Dobbiamo invitare a presentare uno spettacolo Pippo Baudo, farà strada”»), e quello della regione Sicilia, Renato Schifani. Vertici Rai non pervenuti.
Gigi D'Alessio
Ci sono Al Bano («Non potevo mancare. Non ho un ricordo, Pippo fa parte della mia vita»), Gigi D’Alessio («È la R della Rai: era della gente, lui era uno di noi»), Michele Guardì. «Carissimo Pippo», dice il vescovo della Diocesi di Caltagirone, monsignor Calogero Peri, aprendo la cerimonia, celebrata da sedici sacerdoti (tra cui il parroco don Giuseppe Luparello e don Giulio Albanese, padre spirituale di Baudo, venuto da Roma) «noi ti auguriamo di splendere come stella non soltanto nel firmamento degli uomini, come già avvenne, ma tanto luminoso anche e soprattutto in quello di Dio. E nel firmamento di Dio, ce lo vogliamo ricordare, si splende solo per l’amore operoso e concreto che abbiamo vissuto. Tutto il resto passa e si dissolve, perché solo l’amore resta ed è per sempre». Don Albanese parla «del senso della giustizia che è stato forte e sempre impresso nell’animo di Pippo. Soprattutto nel coraggio manifestato, in più circostanze, contro la mafia, un male da estirpare secondo lui, ricercando sempre e comunque la legalità». Nell’omelia cita le Beatitudini: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”.
Lorella Cuccarini
«Pippo è riuscito a creare un ultimo grande palcoscenico nel cuore della Sicilia troppo spesso dimenticata. Da qui i giovani vanno via. E sì, è vero, quest’anno siamo il borgo più bello d’Italia, ma mancano le risorse per il rilancio», si commuove il sindaco Giovanni Burtone, che definisce Baudo «un protagonista della storia repubblicana, l’Enrico Mattei della Rai». Anche la volontà di Baudo di tornare in Sicilia diventa «un dono» nelle parole della gente in piazza. Qualcuno lo scrive nei libri che raccolgono pensieri e ringraziamenti, la Spoon river dei siciliani: «La scelta di fare il tuo ultimo viaggio in Sicilia è una ragione in più per essere orgogliosi di questa terra», osserva Sofia. «Siamo orgogliosi di essere gente del Sud, nonostante le difficoltà», annota Giuseppe.
“Pippo, Pippo” è il coro che si leva dalla piazza, tra gli applausi, mentre risuonano le note della Cavalleria rusticana, chiesta da Baudo per il funerale. Poi il viaggio verso la cappella di famiglia, dove sono sepolti il padre e la madre. L’ultimo atto, finalmente privato.