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Detenuto mafioso evade dal carcere di Palmi. I sindacati: l’allarme non ha funzionato

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Preso dopo una caccia all’uomo. È il secondo clamoroso episodio in tre giorni. Si tratta dello stesso istituto di cui Delmastro aveva detto: “Fiero di voi e del vostro modello sicurezza” sui detenuti delle cosche
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Non c’è tregua per le carceri italiane. Che accanto al dramma suicidi e alle lesioni delle condizioni minime di rispetto e dignità umana per decine di migliaia di persone, registrano ancora un’altra evasione beffa. È il secondo clamoroso episodio in tre giorni, e – dopo Poggioreale - stavolta riguarda Palmi, in Calabria.

Nel pomeriggio è scattata la caccia all’uomo per Marino Massari, boss mafioso di 35 anni, che è riuscito a lasciarsi l’istituto alle spalle con poche, abilissime mosse. Stando alle prime ricostruzioni, infatti, all’esponente della cosca Strisciuglio – considerato soggetto pericoloso - è bastato saltare prima la parete perimetrale dei cortili di passeggio; poi, una volta nello spazio intercapedine detto “intercinta”, è riuscito ad atterrare su un cumulo di ferri vecchi e tubi (chissà perché mai rimossi, dopo alcuni lavori) ed è riuscito a scavalcare il muro di cinta, alto 5 metri. Dettaglio clamoroso: «L’allarme anti-scavalcamento non ha funzionato», denunciano alcuni…

Non c’è tregua per le carceri italiane. Che accanto al dramma suicidi e alle lesioni delle condizioni minime di rispetto e dignità umana per decine di migliaia di persone, registrano ancora un’altra evasione beffa. È il secondo clamoroso episodio in tre giorni, e – dopo Poggioreale - stavolta riguarda Palmi, in Calabria.

Nel pomeriggio è scattata la caccia all’uomo per Marino Massari, boss mafioso di 35 anni, che è riuscito a lasciarsi l’istituto alle spalle con poche, abilissime mosse. Stando alle prime ricostruzioni, infatti, all’esponente della cosca Strisciuglio – considerato soggetto pericoloso - è bastato saltare prima la parete perimetrale dei cortili di passeggio; poi, una volta nello spazio intercapedine detto “intercinta”, è riuscito ad atterrare su un cumulo di ferri vecchi e tubi (chissà perché mai rimossi, dopo alcuni lavori) ed è riuscito a scavalcare il muro di cinta, alto 5 metri. Dettaglio clamoroso: «L’allarme anti-scavalcamento non ha funzionato», denunciano alcuni agenti, di cui si fa portavoce Osapp, tra i maggiori sindacati della penitenziaria, guidato dal segretario Leo Beneduci. Dopo alcune ore, la sua fuga è finita a ridosso dell’autostrada, grazie alle ricerche estese su tutto il territorio. In ogni caso, da domenica a oggi (a cominciare dalla fuga di Bolzano), sono stati complessivamente cinque i detenuti che sono riusciti ad aggirare tutti i livelli di sicurezza.

Massari ha precedenti per armi e droga, considerato elemento di spicco della cosca e con legami anche con la criminalità organizzata del Salentino, la Sacra Corona Unita. Stava scontando una condanna definitiva a 13 anni. Si tratta dello stesso carcere di cui il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, di recente, aveva detto: “Fiero di voi e del vostro modello sicurezza” sui detenuti delle cosche. Dopo ore di ricerche, l’uomo è stato poi catturato nella stessa provincia.

Seconda clamorosa evasione

Dopo la fuga dei due detenuti avvenuta all’alba di martedì scorso nel mega-istituto di Napoli (il più affollato d’Europa), con due detenuti che si calano giù da una lunga corda fatta da lenzuoli tagliati e intrecciati, stavolta a essere violata è la casa circondariale di Palmi: un carcere relativamente piccolo e molto datato, inadeguato strutturalmente, con 175 detenuti di media sicurezza e solo 80 agenti di polizia penitenziaria. In pratica: il 20 per cento in meno rispetto all’organico stabilito. Il caso vuole che proprio in quella casa circondariale, solo pochi mesi fa, avesse fatto visita il sottosegretario Delmastro definendo (anche via social, con generoso investimento di punti esclamativi) quel carcere “un modello”. “Orgoglioso di voi, orgoglioso del modello di sicurezza nei confronti dei detenuti di alta sicurezza. Siete un modello: nessuna paura e grande fierezza”, aveva scritto.

Ma se a Poggioreale l’evasione è avvenuta in piena notte, con il favore del buio e della massima riduzione del perdonale (i due responsabili, un siriano e un algerino vengono riarrestati dopo alcune ore, a centinaia di chilometri), qui in Calabria si riesce ad abbandonare il carcere in pieno giorno, addirittura dall’area del passeggio.

La fuga

A fuggire ci provano in due, ma a lasciarsi l’istituto alle spalle è solo Massari e senza alcuno sforzo. Una breve arrampicata, due salti, e se la dà a gambe quel pluripregiudicato, classe 1990, già condannato in via definitiva per armi e droga, ritenuto affiliato alla criminalità organizzata di Bari. L’allarme, anche stavolta, è trasmesso immediatamente al Ministero della Giustizia, dove c’è non poco imbarazzo per il secondo caso di carcere-gruviera, anche perché a essersi volatilizzato è un mafioso. Strutture fatiscenti e poco vigilate, dove a pesare – come nel resto d’Italia – è la carenza allarmante di personale della polizia penitenziaria. Nello stesso giorno in cui Delmastro aveva postato le immagini della casa circondariale di Palmi, sui social in fatti, non pochi agenti della penitenziaria avevano lanciato l’allarme, come da mesi fanno i sindacati. “Siamo al collasso, abbiamo bisogno di personale e mezzi”. E’ il grido d’allarme che arriva anche dai sindacati. «Meno di un anno fa, come Osapp, avevamo segnalato sul carcere di Palmi la scarsa sicurezza di quelle aree interne – denuncia il segretario Beneduci - Quest'oggi c'era un solo agente per tre aree di passeggio in funzione. Peraltro, è grazie a dei materiali residui lasciati nell’intercinta, comprese delle brande di ferro in disuso, se il detenuto ha potuto scavalcare . E risulta che il sistema di allarme non abbia funzionato. Siamo di fronte a circostanze gravi che si uniscono alle condizioni insostenibili in cui la polizia penitenziaria è costretta a lavorare». Anche Gennarino De Fazio, segretario della Uilpa Penitenziaria, attacca: «L'epilogo positivo della vicenda non cancella l’assurdità di quello che avviene: così come resta interamente e inaffrontata l'emergenza penitenziaria, che si protrae da troppo tempo ed è caratterizzata soprattutto da un quadro di detenzione indegno per un paese civile, anche a causa del fortissimo sovraffollamento. Gli agenti lavorano in condizioni proibitive, rischiose e insalubri con i trattenimenti in servizio che si protraggono anche per 26 ore continuative, e che li espongono al 'caporalato di stato'».

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