“Di casi come quello che ha visto protagonista il conduttore Stefano De Martino non ce ne sono moltissimi, parliamo di una decina di denunce nel giro di un anno. Molti di più invece sono le situazioni in cui i sistemi di domotica possono trasmettere in diretta su siti web, piattaforme o canali Telegram, quello che avviene nelle nostre case. E quasi sempre a nostra insaputa”.
Il clamore suscitato dal video intimo rubato a De Martino da una telecamera installata a casa della sua compagna accende i riflettori sugli enormi rischi di sistemi di videosorveglianza poco curati installati nelle nostre case.
Il dottor Giancarlo Gennaro, funzionario della Polizia postale di Roma, spiega: “Stiamo lavorando su molti casi di telecamere aperte vulnerabili che sostanzialmente trasmettono in diretta immagini rubate. Vanno su siti riconducibili a server stranieri, dove l’accesso alla polizia italiana è praticamente impossibile, o su gruppi Telegram chiusi dove sostanzialmente ci si scambia indirizzi Ip…
“Di casi come quello che ha visto protagonista il conduttore Stefano De Martino non ce ne sono moltissimi, parliamo di una decina di denunce nel giro di un anno. Molti di più invece sono le situazioni in cui i sistemi di domotica possono trasmettere in diretta su siti web, piattaforme o canali Telegram, quello che avviene nelle nostre case. E quasi sempre a nostra insaputa”.
Il clamore suscitato dal video intimo rubato a De Martino da una telecamera installata a casa della sua compagna accende i riflettori sugli enormi rischi di sistemi di videosorveglianza poco curati installati nelle nostre case.
Il dottor Giancarlo Gennaro, funzionario della Polizia postale di Roma, spiega: “Stiamo lavorando su molti casi di telecamere aperte vulnerabili che sostanzialmente trasmettono in diretta immagini rubate. Vanno su siti riconducibili a server stranieri, dove l’accesso alla polizia italiana è praticamente impossibile, o su gruppi Telegram chiusi dove sostanzialmente ci si scambia indirizzi Ip di sistemi di videosorveglianza non protetti come si dovrebbe. E dunque facili da hackerare”.
Come è possibile che gli indirizzi Ip delle telecamere che, a vario titolo, installiamo nelle nostre case o dei nostri device vengano bucati così facilmente?
"Gli hacker sanno bene che, ad esempio, le telecamere che acquistiamo direttamente su siti online fanno riferimento ad un certo tipo di Ip. Tante volte sono modelli non sofisticati che installiamo da soli senza neanche cambiare la password: a chi è esperto, basta fare qualche tentativo per bucarla ed entrarci dentro casa. È dunque necessario cambiare molto spesso le password, utilizzarne di molto complesse possibilmente utilizzando anche un’autenticazione a doppio fattore come facciamo sui nostri account. In questo modo se qualcuno non autorizzato entra, ce ne accorgiamo”.
Le immagini rubate a persone comuni vengono utilizzate a scopo di ricatto? O che fine fanno?
"Il caso De Martino è diverso. Lì si tratta dell’esfiltrazione di immagini registrate da un server collegato a un impianto di videosorveglianza da chi, con tutta probabilità, conosceva l’identità delle persone. Ma gli indirizzi Ip che vengono scambiati sul dark web o su Telegram nutrono per lo più il voyerismo di chi le ruba. Una sorta di Grande fratello attivo 24 ore su 24 su queste piattaforme”.
Cosa rischia chi diffonde queste immagini? E le piattaforme che le mettono in rete?
"Teniamo conto che queste situazioni sono procedibili solo per querela di parte. Noi monitoriamo questi siti e queste piattaforme, è ovvio che se troviamo immagini di bambini o di minori è facile immaginare cosa possa celarsi dietro. Ma se sono immagini di adulti non possiamo sapere se c’è il consenso delle persone interessate. Naturalmente chi pubblica senza consenso commette reato e va incontro a sanzioni penali”.
Se si cade in questa trappola, come si fa ad ottenere la rimozione del video?
"Alcune piattaforme, come ha fatto Camhub nel caso De Martino, le rimuovono tempestivamente dopo la nostra segnalazione, ma bisogna sempre tener presente che soprattutto in caso di immagini intime se un video viene condiviso migliaia e migliaia di volte e diventa virale è praticamente impossibile fermarlo. Ovviamente con un effetto devastante sulla privacy delle persone”.