✕

“Così fermiamo le molestie negli ospedali”

Concetta Laurentaci, a capo dell’Associazione donne medico 

 

Ascolta l'audio

La presidente dell’Associazione italiana donne medico, Concetta Laurentaci, parla del caso della studentessa Marzia Sardo, molestata da un operatore dell’Umberto I di Roma mentre faceva una tac
1 minuti di lettura

«Siamo alle solite»: le prime parole di Concetta Laurentaci, presidente dell’Associazione italiana donne medico, non tradiscono sorpresa per la storia di Marzia Sardo, molestata da un operatore dell’Umberto I di Roma mentre faceva una tac.

Quello che è successo a Roma quindi capita anche ad altre pazienti?

«Certo e il problema è che viene dato troppo poco peso al linguaggio. Succede nel mondo sanitario, come anche in altri ambienti. Quello universitario ad esempio. Si sdoganano comportamento sbagliati, e poi magari arriva la battuta per giustificare tutto: “E fatti una risata”. E invece no, non va bene».

Come si interviene?

«Facendo formazione, spiegando che il linguaggio è importante. Ha a che fare con l’accoglienza del paziente e invece rischia anche di respingerlo. La ragazza, che ha ricevuto la “battutina”, come viene definita, ci penserà due volte a tornare in ospedale. Il rischio di trovarsi di fronte una serie di maschi che ridono per cretinate, le farà perdere fiducia nel…

«Siamo alle solite»: le prime parole di Concetta Laurentaci, presidente dell’Associazione italiana donne medico, non tradiscono sorpresa per la storia di Marzia Sardo, molestata da un operatore dell’Umberto I di Roma mentre faceva una tac.

Quello che è successo a Roma quindi capita anche ad altre pazienti?

«Certo e il problema è che viene dato troppo poco peso al linguaggio. Succede nel mondo sanitario, come anche in altri ambienti. Quello universitario ad esempio. Si sdoganano comportamento sbagliati, e poi magari arriva la battuta per giustificare tutto: “E fatti una risata”. E invece no, non va bene».

Come si interviene?

«Facendo formazione, spiegando che il linguaggio è importante. Ha a che fare con l’accoglienza del paziente e invece rischia anche di respingerlo. La ragazza, che ha ricevuto la “battutina”, come viene definita, ci penserà due volte a tornare in ospedale. Il rischio di trovarsi di fronte una serie di maschi che ridono per cretinate, le farà perdere fiducia nel servizio sanitario. Nel 2025 combattiamo ancora con queste cose».

Voi vi impegnate?

«Come associazione facciamo anche un lavoro nelle scuole e lì capiamo come i ragazzi siano poco consapevoli di quanto una loro frase possa pesare su compagne, fidanzate, sorelle. C’è sempre il tentativo di sminuire».

Ci sono anche comportamenti ben più gravi di una frase, come le molestie fisiche.

«E quelle devono percorrere la strada dell’inchiesta penale. Succedono cose allucinanti e mi è pure capitato di sentire persone dire: “Erano consenzienti”. Ma non ci dimentichiamo che il medico ha strumenti per soggiogare psicologicamente una persona malata o che ha paura di esserlo».

Le asl cosa devono fare?

«Innanzitutto, ai colleghi protagonisti di questi teatrini va fatta una lettera di richiamo. Alla terza si rischia il licenziamento. Serve poi fare formazione, perché i colleghi siano consapevoli. Ma attenzione. Certe battute da giovane le sentivo fare anche nelle direzioni degli ospedali. Il pesce puzza sempre dalla testa e qualche volta il fenomeno riguarda anche quegli ambienti».

Leggi i commenti