Cronaca

L’influencer: “Le mie foto rubate da un sito erotico, ora le donne devono reagire”

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La denuncia dell’attrice pugliese Anna Madaro: “Prendono anche le immagini di minorenni”

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Il gruppo social “Mia moglie” non è un caso isolato. In rete, infatti, sono tanti i siti erotici nei quali vengono pubblicate foto intime di donne senza il loro consenso. Lo ha scoperto anche Anna Madaro, attrice e content creator pugliese di 35 anni, che ha deciso di presentare una denuncia alla questura di Taranto dopo aver visto le sue immagini in un social per adulti.

Come l’ha scoperto?

«Tre giorni fa una mia follower mi ha scritto in privato su Instagram avvisandomi che su un sito c’erano mie foto. Allegava un link, su cui inizialmente non ho cliccato perché temevo fosse un virus. Poi mi ha inviato il post di un’altra ragazza che segnalava questo sito su cui diffondono contenuti intimi “rubati” a influencer e ragazze comuni, comprese minorenni. Seppur ancora incredula, ho aperto il link e sono rimasta inorridita».

Cosa le è apparso?

«Ben venti pagine con mie foto prese dai miei profili social. La prima risaliva a novembre 2022, l’ultima al giorno prima. So di avere un corpo formoso, ma non c’era nulla di osé, semplicemente immagini o screenshot di mie live e stories. Alcune con zoom su parti intime o allusioni alla bocca che avevo aperta perché stavo parlando. Addirittura in una foto indosso una maglia oversize ma i commenti squallidi sul mio seno si sono sprecati lo stesso».

Qual è stata la sua reazione in quel momento?

«Sono rimasta spiazzata, terrorizzata. Ogni pagina che scrollavo non sapevo cosa mi potesse riservare. Le prime foto erano accompagnate da una sorta di apprezzamenti, man mano era un crescendo di commenti abominevoli. Come “se la incontrassi per strada, non penso riuscirei a trattenermi” o “si vede che ha voglia di sesso”. Quando ho letto “ma questa non ha cam in casa da provare ad hackerare?”, mi sono sentita seriamente in pericolo».

Anche perché su questo sito le donne vengono suddivise per categorie, con chiari riferimenti anagrafici.

«Esattamente, ci sono tante sezioni, in cui specificano nome e cognome della donna immortalata, in alcuni casi anche la città di residenza. Non sottraggono soltanto foto dai social, le scattano di nascosto anche a donne comuni, a volte mentre allattano, nascondendo microcamere in camerini o luoghi pubblici. Ho sentito il dovere di denunciare per tutelare la mia dignità, ma anche tante donne, magari più fragili e sprovvedute di me».

Si è recata subito in questura?

«Nelle prime ore, non ne ho parlato con nessuno. Non sapevo come dirlo ai miei familiari, ho temuto che la gente potesse incolparmi di pubblicare sui social, anche solo una mia foto in costume, ma poi ha prevalso il mio senso di libertà e mi sono confidata con il mio fratello gemello che mi ha subito sostenuta. Così come la mia agenzia e il mio avvocato. Così ho sporto denuncia in questura, non per demonizzare il genere maschile – d’altronde sono stati proprio uomini a me cari a proteggermi – ma per preservare la mia sicurezza e sollecitare le altre donne a non vergognarsi, parlarne e fare fronte comune contro uomini che violano i nostri diritti e, senza il nostro consenso, ci danno in pasto alle loro fantasie sessuali. Per questo motivo, ho pubblicato anche un post sui miei social. Qualcuno mi ha criticata perché ho scritto il nome del sito, ma era necessario affinché le donne potessero verificare di essere tra le vittime».

È stata contattata da altre donne?

«Tante donne mi stanno scrivendo perché, grazie al mio post, hanno scoperto di essere tra le vittime e hanno trovato il coraggio di denunciare. Un ragazzo mi ha segnalato una petizione lanciata nel 2023 da una sua amica, anche lei vittima, per far chiudere il sito. Attualmente abbiamo superato le 7000 firme. Alcuni archivi stanno iniziando a sparire. Spero che le autorità possano intervenire concretamente, con maggiori controlli su questi siti erotici. Noi continueremo a far rumore perché, come mi ha insegnato mio padre, la paura non ci deve fermare, ma deve sollecitarci a reagire e agire».

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