Arcobaleno sul Giubileo: prima volta a San Pietro per i pellegrini Lgbtqi+
di Iacopo ScaramuzziL’euforia trascolora nella prudenza se non nell’incredulità. Fedeli lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer si preparano a varcare la porta santa di San Pietro il prossimo 6 settembre. E’ il primo pellegrinaggio della comunità Lgbtqi+ durante un Giubileo: impensabile nel 2000, quando alla Gmg di Wojtyla a Tor Vergata si contrappose il gay pride per le strade di Roma, ma prematuro anche al Giubileo straordinario della misericordia voluto da papa Francesco nel 2015-2016. Il Pontefice argentino ha spinto molto per includere omosessuali e transessuali nella Chiesa, al netto di una battuta sulla «frociaggine» nei seminari, e ora un pellegrinaggio nel cuore della cattolicità non è tabù.
Progressisti e conservatori
Il passo è grande, l’entusiasmo trattenuto. Perché c’è un altro Papa, Leone XIV, che su questo come su altri temi caldi non si è ancora espresso, e questo suscita timori e speranze contrapposti nel campo progressista e in quello conservatore. E perché, più fondamentalmente, …
L’euforia trascolora nella prudenza se non nell’incredulità. Fedeli lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer si preparano a varcare la porta santa di San Pietro il prossimo 6 settembre. E’ il primo pellegrinaggio della comunità Lgbtqi+ durante un Giubileo: impensabile nel 2000, quando alla Gmg di Wojtyla a Tor Vergata si contrappose il gay pride per le strade di Roma, ma prematuro anche al Giubileo straordinario della misericordia voluto da papa Francesco nel 2015-2016. Il Pontefice argentino ha spinto molto per includere omosessuali e transessuali nella Chiesa, al netto di una battuta sulla «frociaggine» nei seminari, e ora un pellegrinaggio nel cuore della cattolicità non è tabù.
Progressisti e conservatori
Il passo è grande, l’entusiasmo trattenuto. Perché c’è un altro Papa, Leone XIV, che su questo come su altri temi caldi non si è ancora espresso, e questo suscita timori e speranze contrapposti nel campo progressista e in quello conservatore. E perché, più fondamentalmente, quello della sessualità non convenzionale nella Chiesa è da sempre una questione che suscita sentimenti forti e dibatti infuocati.
Tra speranze e cautele
Il Vaticano e gli organizzatori hanno agito con cautela, e di concerto. Quello del 6 settembre non sarà un grande evento del Giubileo, come il Giubileo dei giovani, il Giubileo dei politici o il Giubileo dei carcerati, ma uno degli innumerevoli pellegrinaggi giubilari organizzati spontaneamente da parrocchie, diocesi, associazioni e organizzazioni cattoliche. Certo, lo si trova online nel calendario del dicastero di monsignor Rino Fisichella, responsabile dell’anno santo, dal quale era sparito alcuni giorni la scorsa primavera per un «errore tecnico» (così come, viceversa, il pellegrinaggio dei lefebvriani di pochi giorni fa, cattolici ultraconservatori, inizialmente inserito in calendario ufficiale ne è poi sparito), ma non compare l’acronimo Lgbtqi+. Ufficialmente l’evento è denominato “pellegrinaggio dell’associazione La Tenda di Gionata e altre associazioni”, dal nome del gruppo che sogna di «allargare la tenda» delle chiese per diventare «sempre più santuari di accoglienza e sostegno verso le persone Lgbtqi+ e verso ogni persona colpita da discriminazione». Sarà un evento spirituale e di preghiera, non un pride in salsa cattolica, e dunque non ci saranno striscioni rivendicativi e bandiere arcobaleno. «Il pellegrinaggio sarà un momento di gioia», si legge in una locandina dell’evento: «Con questo sentimento varcheremo la Porta Santa, la porta aperta della misericordia e della liberazione di Dio; la porta aperta della Chiesa, casa per tutti!».
Messa con monsignor Savino
La sera prima, venerdì 5 settembre, alla chiesa del Gesù avrà luogo una veglia di preghiera, la mattina di sabato alle 11 monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei, celebrerà una messa sempre nella chiesa dei gesuiti, poi alle 15 inizierà il pellegrinaggio vero e proprio, dall’inizio di via della Conciliazione alla porta santa di San Pietro.
Oltre 1300 iscritti
Partito quasi in sordina, se non fosse per l’indignazione dei cattolici più conservatori che gridano alla profanazione, l’iniziativa è andata crescendo nel giro di poche settimane. Non si esclude che spunti qualche disturbatore: a Lisbona, per dire, in occasione della Giornata mondiale dei giovani presieduta due anni fa da Francesco, una parrocchia che ospitava i ragazzi di orientamento sessuale non convenzionale fu presa di mira da un gruppo di ultratradizionalisti muniti di croci e invettive. E’ stato discretamente previsto un sistema di vigilanza, ma nessuno si aspetta disordini seri. Al pellegrinaggio hanno aderito svariate sigle di questo arcipelago. Con una cupola di San Pietro dai colori arcobaleno i Giovani cristiani Lgbtqi+ arriveranno a piedi a Roma dopo aver percorso oltre 100 chilometri di via Francigena da Terracina, ci sarà padre James Martin, campione dei diritti dei fedeli gay e transessuali negli Stati Uniti, che organizzerà un incontro presso la curia generalizia dei gesuiti, ci sarà don Andrea Conocchia, il parroco di Torvajanica che ha portato le transessuali del litorale romano alle udienze di papa Francesco. Ad oggi è prevista la partecipazione di 1300 persone, persone Lgbtqi+, i loro parenti, sacerdoti e operatori pastorali, ma nonostante le iscrizioni in teoria siano chiuse le adesioni continuano. «Fino all’ultimo si presenteranno nuove persone», dicono gli organizzatori, «e noi siamo ben felici di accoglierle: ci teniamo a non chiudere le porte».