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Padre Pedicino: “Niente colpi di scena, ma Leone saprà stupire nel segno di Agostino”

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Intervista al priore della provincia italiana degli agostiniani nel giorno della festa di sant’Agostino: “Il Papa è un uomo discreto e prudente, per ora osserva e ascolta ma prenderà decisioni sagge, anche di svolta per la Chiesa”
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Non ci si possono attendere «colpi di scena» da Leone XIV ma «prenderà decisioni sagge, anche di svolta per la Chiesa». Ne è convinto padre Gabriele Pedicino, provinciale per l’Italia dell’ordine degli agostiniani, in questa intervista in occasione della odierna festa di sant’Agostino.

Cosa rappresenta la festa di sant’Agostino con un Papa agostiniano?

«È una festa della Chiesa perché sant’Agostino è un padre della Chiesa e un amante della Chiesa. Avere un Papa agostiniano fa rifulgere ancora di più questa verità. Credo che sia l’occasione di una provvidenza che il Signore ha predisposto perché tutti i credenti potessero un po’ riscoprire la grandezza della spiritualità agostiniana e degli scritti di sant’Agostino attraverso le parole e la persona di papa Leone e la scelta del Conclave, segno profetico forse per aiutare la Chiesa a crescere nell’unità».

C’era bisogno di un Papa che insistesse sul concetto di unità che, come ha detto lo stesso Leone XIV, non è uniformità?

«Come scrivev…

Non ci si possono attendere «colpi di scena» da Leone XIV ma «prenderà decisioni sagge, anche di svolta per la Chiesa». Ne è convinto padre Gabriele Pedicino, provinciale per l’Italia dell’ordine degli agostiniani, in questa intervista in occasione della odierna festa di sant’Agostino.

Cosa rappresenta la festa di sant’Agostino con un Papa agostiniano?

«È una festa della Chiesa perché sant’Agostino è un padre della Chiesa e un amante della Chiesa. Avere un Papa agostiniano fa rifulgere ancora di più questa verità. Credo che sia l’occasione di una provvidenza che il Signore ha predisposto perché tutti i credenti potessero un po’ riscoprire la grandezza della spiritualità agostiniana e degli scritti di sant’Agostino attraverso le parole e la persona di papa Leone e la scelta del Conclave, segno profetico forse per aiutare la Chiesa a crescere nell’unità».

C’era bisogno di un Papa che insistesse sul concetto di unità che, come ha detto lo stesso Leone XIV, non è uniformità?

«Come scriveva sant’Agostino, la diversità non ci deve far paura perché è un’opportunità, se vissuta nell’unità di Cristo. Credo che papa Leone possa raccogliere questa eredità e condurre la Chiesa in questo cammino, una Chiesa fatta di luci e riflessi diversi che però esprimono non un pericolo ma una ricchezza».

Non sempre le diversità che ci sono nella Chiesa si compongono in modo pacifico…

«Le diversità nella Chiesa ci sono sempre state, questo Papa dovrà farci i conti come tutti i Papi. Sicuramente il nostro mondo, secolarizzato e globalizzato, rischia ancora di più la frammentazione. Ecco, noi dobbiamo passare da questo rischio a un’esperienza di pluralità e molteplicità: non dividere, spaccare, ma mettere insieme».

Lei ha conosciuto bene Robert Francis Prevost, che ricordo ne ha?

«Il Papa è stato il priore generale degli agostiniani per dodici anni, quindi come tutti noi che abbiamo fatto la formazione durante quel periodo, e poi ricoprendo io anche l’incarico di consigliere provinciale negli ultimi anni del suo generalato, ho avuto occasione più di una volta di ricevere il suo aiuto e il suo consiglio. Non posso ritenermi un amico del Papa perché da sempre per me è stato un’autorità, ma si è dimostrato una persona capace di prossimità. Aveva sempre tempo e spazio per te, anche se eri un semplice seminarista, e ho avuto la stessa sensazione anche nelle occasioni in cui ho avuto modo di incontrarlo da Pontefice».

Dopo oltre 100 giorni di Pontificato per molti rimane un rebus: che Papa sarà?

«È una persona molto discreta, per certi aspetti timida, quindi non ci dobbiamo aspettare grandi colpi di scena, non credo che corrispondano alla sua persona mite, ma certamente sta osservando, sta ascoltando e prenderà delle decisioni sagge, anche di svolta per la Chiesa. Ma ci vorrà tempo e preghiera. Non ho avuto mai la sensazione che fosse un tipo istintivo, anche quando governava il nostro ordine e poi da vescovo e da cardinale, non possiamo aspettarci scelte frettolose, sarà tutto molto ponderato».

Indossa la mozzetta rossa, denuncia il cambiamento climatico… è conservatore, è progressista?

«È un Papa, e provare a confrontare i Papi è come inseguire il vento. Ogni Papa ha la sua peculiarità e la sua ricchezza che si unisce ai Papi precedenti, si mette sulle spalle dei giganti che lo hanno preceduto. Imparerà da loro ma prenderà anche le distanze perché ha il suo carattere, il suo stile e anche il suo carisma: “Io non sarò un condottiero solitario”, ha detto a inizio pontificato, una tipica affermazione di chi è veramente agostiniano».

Il Papa agostiniano ha rinnovato l’interesse sia per la figura di sant’Agostino che per gli agostiniani?

«Se mi permette una battuta, a parte la pressione dei giornalisti che è stata evidente… Sì, c’è stato un grande interesse a riscoprire Agostino, sia nei giovani che tra religiosi e religiose, e anche a livello vocazionale registriamo qualche piccolo segnale. C’è stato un aumento di persone qui nella chiesa di sant’Agostino come nei luoghi frequentati in passato da Prevost. Ad esempio, alla Madonna dei miracoli di Andria, dove sono stato parroco per poco più di un anno, lo avevo invitato quando era cardinale e rimase per due giorni: subito dopo l’elezione c’è stato un aumento di viste perché era stato un luogo abitato dal Papa».

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