Altro che goliardata. Un colpo di testa da raccontare magari alle amiche. Invece: quelle boccette di olii essenziali infilati nella borsa della propria compagna al duty free dell’aeroporto rischia di trasformarsi in qualcosa di molto serio. Con conseguenze ancora tutte da valutare per le protagoniste, in ruoli diversi, di questa brutta storia ambientata a Singapore: le nuotatrici Benedetta Pilato e Chiara Tarantino.
Le due azzurre erano di ritorno in Italia dopo una vacanza trascorsa insieme ad altri compagni di nazionale a Bali, in Indonesia, alla fine dei Mondiali di nuoto. Doveva essere una settimana di ferie e spensieratezza dopo le fatiche in vasca, si è trasformata in un incubo: un’accusa di furto in uno dei Paesi più sorvegliati sulla terra, dove sono proibite anche le gomme americane (inquinano) e il fumo è tollerato solo in poche zone nascoste tra i palazzi.
Benedetta e Chiara, 20 e 22 anni, entrambe pugliesi, erano arrivate a Singapore a luglio per i campionati del mondo,…
Altro che goliardata. Un colpo di testa da raccontare magari alle amiche. Invece: quelle boccette di olii essenziali infilati nella borsa della propria compagna al duty free dell’aeroporto rischia di trasformarsi in qualcosa di molto serio. Con conseguenze ancora tutte da valutare per le protagoniste, in ruoli diversi, di questa brutta storia ambientata a Singapore: le nuotatrici Benedetta Pilato e Chiara Tarantino.
Le due azzurre erano di ritorno in Italia dopo una vacanza trascorsa insieme ad altri compagni di nazionale a Bali, in Indonesia, alla fine dei Mondiali di nuoto. Doveva essere una settimana di ferie e spensieratezza dopo le fatiche in vasca, si è trasformata in un incubo: un’accusa di furto in uno dei Paesi più sorvegliati sulla terra, dove sono proibite anche le gomme americane (inquinano) e il fumo è tollerato solo in poche zone nascoste tra i palazzi.
Benedetta e Chiara, 20 e 22 anni, entrambe pugliesi, erano arrivate a Singapore a luglio per i campionati del mondo, finiti il 3 agosto peraltro con un bronzo proprio di Pilato nei 50 rana. Con altri compagni, tra cui Anita Bottazzo e Sofia Morini, partono per una vacanza in Indonesia. Poi, il ritorno in Italia programmato da Singapore. E lì, al duty free in aeroporto, succede quello che non doveva succedere.
Tarantino avrebbe preso delle boccette di olii essenziali profumati nascondendole senza pagare nella borsa di Pilato. Le due ragazze vanno verso il gate ma vengono fermate dalla sicurezza dello scalo. Interrogate, non possono negare, inchiodate dalle immagini delle telecamere: passaporti sequestrati, non possono viaggiare. Non vengono formalmente arrestate, eppure per loro comincia un lungo pomeriggio di tensione.
Una delle due chiama l’ambasciata italiana a Singapore, già coinvolta nei campionati stessi. Si innesca la macchina diplomatica. Paolo Barelli, presidente della Federnuoto e capogruppo alla Camera di Forza Italia, viene informato della vicenda dai familiari delle atlete ma nega di aver chiesto l’intervento dell’amico Tajani. La Farnesina però si muove, coinvolta dall’ambasciata stessa, e permette alle ragazze di chiarire la loro posizione e anche le singole responsabilità: Pilato e Tarantino salgono su un taxi per andare in un albergo, pagato a loro spese, ci rimangono un paio di giorni nei quali forniranno la loro versione dei fatti. Vengono riconsegnati loro i passaporti: sono libere di viaggiare e rientrare, ma prigioniere di una storia che deve ancora finire di essere scritta.
La prima conseguenza può arrivare dalla Federnuoto. Il presidente Barelli a Repubblica ha voluto sottolineare che i fatti sono avvenuti «al di fuori delle attività federali», ma che comunque «la federazione stigmatizza l’accaduto e si riserva, dopo che avrà ricevuto ulteriori informazioni, di valutare attentamente la vicenda». Di fatto, un’inchiesta formale nella quale il governo del nuoto dovrà esprimere delle considerazioni. Ma non è tutto. Perché Tarantino è tesserata per le Fiamme Gialle: la Finanza dovrà valutare il suo comportamento e decidere per una semplice ammonizione o persino per l’espulsione dal corpo. Il finale peggiore per una storia che, comunque andrà, lascerà scorie: si è atleti e si rappresentano dei valori anche senza la divisa della nazionale addosso.