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Siti sessisti, accordo bipartisan sull’inchiesta parlamentare

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Il Garante che esorta a denunciare, i contenuti del sito Phica.net ancora disponibili e l’associazione Amleta che dichiara: “Quando abbiamo denunciato nel 2021 nessuno è intervenuto”
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«Denunciate sempre». Contro i siti sessisti scende in campo il Garante della privacy e si muove la Commissione parlamentare d’inchiesta sui femminicidi, pronta ad avviare un’indagine. «Deputate e senatrici di maggioranza e opposizione si sono già sentite — racconta la presidente Martina Semenzato di Noi moderati — Scaveremo il fenomeno in tempi brevi. Il 9 settembre, nell’ufficio di presidenza, verrà stilata la lista di audizioni che coinvolgeranno la postale, le istituzioni, gli esperti di reati digitali, ma anche i gestori dei siti, le donne vittime dei forum sessisti e gli uomini che hanno agito quella violenza». Inoltre, «la Commissione s’impegnerà a fare chiarezza sulle tante proposte di legge e a portare avanti una riflessione sulle policy della rete che ha maglie evidentemente troppo larghe».

«Denunciate sempre». Contro i siti sessisti scende in campo il Garante della privacy e si muove la Commissione parlamentare d’inchiesta sui femminicidi, pronta ad avviare un’indagine. «Deputate e senatrici di maggioranza e opposizione si sono già sentite — racconta la presidente Martina Semenzato di Noi moderati — Scaveremo il fenomeno in tempi brevi. Il 9 settembre, nell’ufficio di presidenza, verrà stilata la lista di audizioni che coinvolgeranno la postale, le istituzioni, gli esperti di reati digitali, ma anche i gestori dei siti, le donne vittime dei forum sessisti e gli uomini che hanno agito quella violenza». Inoltre, «la Commissione s’impegnerà a fare chiarezza sulle tante proposte di legge e a portare avanti una riflessione sulle policy della rete che ha maglie evidentemente troppo larghe».

Di fronte a «fatti gravissimi», la vicepresidente del Garante della privacy, Cerrina Feroni, ricorda che l’Authority «ha poteri di intervento immediati: possiamo muoverci sia d’ufficio, sia su segnalazione delle persone coinvolte. In gioco — sottolinea — ci sono vari profili di responsabilità: quella dei gestori delle piattaforme che “ospitano” fattispecie di reato che interessano anche la privacy; quella di chi carica queste foto, video; quella relativa alla miriade di commenti, in molti casi esempi di diffamazione aggravata. Servono dunque azioni su più fronti». Gli inquirenti stanno pensando a una stretta sui server e i provider, mentre le procure indagano sulle segnalazioni presentate da chi, a sua insaputa, si è trovata data in pasto a oscenità e minacce di stupro.

La beffa è che a tre giorni dalla chiusura di “Phica”, il contenuto del sito è ancora quasi tutto online. Christian Bernieri, consulente in materia di protezione dei dati personali, fa notare che fino a ieri non era sparito un bel niente. Poi qualcuno dev’essersi accorto dell’errore: «Le sitemap sono state cancellate e i contenuti deindicizzati da Google, alcuni scomparsi in seguito a reclami da Onlyfans e X. Resta però il problema di archive.org che ha clonato il sito “Phica” e rimane raggiungibile e accessibile». Una copia completa in cui si trovano sezioni che vanno da “calciatrici sexy” a “moglie ignara”.

Foto e commenti di chi nel fuggi-fuggi tra l’esplosione del caso e la chiusura del sito non sono riusciti a cancellarsi. Centinaia di maschi pentiti fuori tempo massimo hanno provato a chiedere la cancellazione di messaggi e account. Una procedura lenta tutta in mano agli admin, padroni dei contenuti e del potere di eliminarli. Per abbreviarla molti, tra i 720mila iscritti, erano disposti a pagare: 145 euro per la cancellazione base, 180 per rimuovere tutto il materiale collegato a un nickname.

Intanto le denunce si allargano ad altri siti. L’associazione di attrici “Amleta” racconta che nel 2021 presentò una denuncia: alcuni spezzoni di spettacoli con nudi scenici erano stati diffusi su siti pornografici come Aznude «con le stesse modalità di commento di oggi: volgarità, insulti, inviti allo stupro virtuale», racconta la presidente Cinzia Spanò. Finì nel nulla: complicato l’iter, difficile risalire ai colpevoli, doloroso, a volte, presentare denuncia alle forze dell’ordine: «“Ma come”, dicevano, “ti sei spogliata su un palco, che problema c’è se ti vedono altre persone?”».

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