Sarà Chloe Malle, 39 anni, figlia di Louis Malle e Candice Bergen — ossia una nepo-baby, termine con cui maliziosamente si indicano i figli d’arte —, un marito consulente finanziario, due figli, una laurea in letteratura presa alla Brown University, gli inizi come giornalista al New York Times e da anni responsabile di Vogue.com, a sostituire Anna Wintour alla guida di Vogue America. Anzi, non esattamente: non sarà direttrice, ma head of editorial content. Il titolo che, per volere di Anna, oggi hanno i responsabili delle diverse edizioni del mensile patinato in tutto il mondo: l’unica e ultima direttrice di Vogue rimane lei.
L’annuncio è stato diffuso ieri, e sebbene sia stato preceduto da settimane di speculazioni e toto-nomi, non ha sorpreso nessuno del settore. Chloe Malle è la collaboratrice più fidata di Wintour, una professionista capace e affidabile: non è un caso che sia stata lei a intervistare Lauren Sanchez lo scorso luglio, quando Vogue l’ha messa in copertina in abito d…
Sarà Chloe Malle, 39 anni, figlia di Louis Malle e Candice Bergen — ossia una nepo-baby, termine con cui maliziosamente si indicano i figli d’arte —, un marito consulente finanziario, due figli, una laurea in letteratura presa alla Brown University, gli inizi come giornalista al New York Times e da anni responsabile di Vogue.com, a sostituire Anna Wintour alla guida di Vogue America. Anzi, non esattamente: non sarà direttrice, ma head of editorial content. Il titolo che, per volere di Anna, oggi hanno i responsabili delle diverse edizioni del mensile patinato in tutto il mondo: l’unica e ultima direttrice di Vogue rimane lei.
L’annuncio è stato diffuso ieri, e sebbene sia stato preceduto da settimane di speculazioni e toto-nomi, non ha sorpreso nessuno del settore. Chloe Malle è la collaboratrice più fidata di Wintour, una professionista capace e affidabile: non è un caso che sia stata lei a intervistare Lauren Sanchez lo scorso luglio, quando Vogue l’ha messa in copertina in abito da sposa il giorno stesso delle sue nozze con Jeff Bezos. Secondo i bene informati non è mai stato realmente valutato nessun altro nome per prendere le redini della testata.
Anche perché, è bene ricordarlo, Anna Wintour non va da nessuna parte: rimarrà a supervisionare le operazioni globali della Condé Nast, casa editrice di Vogue. Lo ha detto chiaro e tondo la stessa Malle: «La moda e i media si stanno evolvendo a velocità vertiginosa, sono emozionata e onorata di far parte di tutto questo. E mi sento molto fortunata ad avere Anna, nel suo ufficio in fondo al corridoio, a farmi da mentore». Le fanno eco le dichiarazioni di Wintour: «In un momento di grandi trasformazioni, Vogue deve continuare a essere leader ed emblema di qualità e innovazione. Chloe ha dimostrato di saper trovare l’equilibrio tra la storia di Vogue America e il nuovo che avanza. Sono molto contenta di continuare a lavorare con lei, per insegnare ma anche per imparare». Già nell’annuncio della sua pseudo-uscita, a fine giugno, la Condé Nast aveva ribadito che il controllo su tutte le edizioni e le iniziative del gruppo sarebbe rimasto nelle sue mani; perciò, che Anna Wintour rimanesse non è mai stato in discussione. Altro che il cambiamento “sismico” pronosticato dai media.
Tra i nomi papabili alla carica emersi comunque nei giorni scorsi c’erano stati quello di Chioma Nnadi, attualmente alla guida dell’edizione inglese di Vogue, e di Eva Chen, capo della moda su Instagram. Invece, secondo la giornalista Lauren Sherman che ha anticipato la notizia, Sarah Moonves, direttrice di W, mensile americano più di nicchia e sperimentale, avrebbe ritirato la candidatura quando ha capito che non sarebbe stata una direzione. Ma, come si diceva, non c’è mai stata gara: il cambiamento non sembra nelle corde della Condé Nast. Il passaggio di testimone è dunque improntato sulla continuità.
Con buona pace anche di chi invocava una nomina all’insegna della diversità: fosse successo tre anni fa, il candidato più forte sarebbe stato di sicuro il ghanese Edward Enninful, direttore di Vogue UK dal 2017 e il 2023, impegnato a offrire una visione della moda più trasversale e inclusiva per etnia, taglia ed estetica. Ma poi, complice l’indebolirsi di certe istanze, sempre meno popolari tra il grande pubblico, ha prevalso una linea più conservatrice. Enninful ha rassegnato le dimissioni, lasciando il campo libero a quello che a tutti gli effetti sembra un Wintour bis, senza nulla togliere alle capacità di Malle.
È un po’ un’occasione sprecata, soprattutto se si pensa che nel 1988, l’arrivo di Wintour a Vogue America fu davvero rivoluzionario: la neo-direttrice per prima cosa aggiornò la rivista, introducendo marchi di massa (sulla sua prima copertina la modella indossava un paio di Levi’s) e mostrando una bellezza più naturale e moderna. All’epoca molti lo considerarono un sacrilegio, salvo poi ricredersi quando il pubblico impazzì per il nuovo approccio. Qui invece sembra di leggere la massima de Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Anna Wintour sembra avere fatto tesoro dell’insegnamento.