✕

Il nome del vento: Barbara, Zeno e Alessio, le tempeste per l’anno che verrà

Ascolta l'audio

Il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare ha appena pubblicato i nomi da assegnare agli eventi meteo estremi che dovessero nascere nel nostro Paese o nell’area del Mediterraneo centrale tra il primo settembre 2025 e il 31 agosto 2026
3 minuti di lettura

La prossima tempesta che si formerà sull’Italia si chiamerà Alessio. Poi sarà la volta di Barbara, Cassio, Deborah, Erminio… fino a Zeno. Il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare ha appena pubblicato i nomi da assegnare agli eventi meteo estremi che dovessero nascere nel nostro Paese o nell’area del Mediterraneo centrale tra il primo settembre 2025 e il 31 agosto 2026.

I Paesi sull’Atlantico del Nord

Siamo in buona compagnia: anche le agenzie meteorologiche dei Paesi che si affacciano sull’Atlantico del Nord hanno fatto altrettanto. Le prime tre prossime tempeste che prenderanno forma in quell’area del Pianeta verranno battezzate Amy, Bram e Chandra, ha annunciato il Met Office britannico, che in questo campo collabora con gli uffici meteo di Irlanda e Olanda. L’Europa sud occidentale è invece competenza di Portogallo, Spagna, Francia e Belgio: i cicloni che prenderanno corpo in quell’area nei prossimi mesi si chiameranno Alice, Benjamin, Claudia, Davide, Emilia.

Lo “storm…

La prossima tempesta che si formerà sull’Italia si chiamerà Alessio. Poi sarà la volta di Barbara, Cassio, Deborah, Erminio… fino a Zeno. Il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare ha appena pubblicato i nomi da assegnare agli eventi meteo estremi che dovessero nascere nel nostro Paese o nell’area del Mediterraneo centrale tra il primo settembre 2025 e il 31 agosto 2026.

I Paesi sull’Atlantico del Nord

Siamo in buona compagnia: anche le agenzie meteorologiche dei Paesi che si affacciano sull’Atlantico del Nord hanno fatto altrettanto. Le prime tre prossime tempeste che prenderanno forma in quell’area del Pianeta verranno battezzate Amy, Bram e Chandra, ha annunciato il Met Office britannico, che in questo campo collabora con gli uffici meteo di Irlanda e Olanda. L’Europa sud occidentale è invece competenza di Portogallo, Spagna, Francia e Belgio: i cicloni che prenderanno corpo in quell’area nei prossimi mesi si chiameranno Alice, Benjamin, Claudia, Davide, Emilia.

Lo “storm naming”

È lo storm naming, la prassi di dare un nome agli eventi meteorologici estremi, caratterizzati da un’area di pressione molto bassa. Il progetto è stato istituito nel 2015 da EuMetNet (il network dei servizi meteorologici europei) sulla scorta di quanto già da decenni si faceva negli Stati Uniti per gli uragani. L’Europa è stata suddivisa in diversi gruppi di nazioni e l’Italia, che ha aderito dal 2021, appartiene al gruppo del Mediterraneo centrale, appunto, in cui sono comprese la Slovenia, la Croazia, la Macedonia del Nord, il Montenegro e Malta.

"Comunicazione più efficace”

Ma perché dare un nome alle tempeste? “È stato dimostrato”, spiegano dall’Aeronautica Militare, “che una denominazione univoca e ufficiale delle tempeste favorisce una comunicazione di massa più efficace di fronte a un episodio di meteo estremo, aumenta la consapevolezza del maltempo prima che colpisca, migliora di conseguenza l’informazione e l’allertamento dei cittadini: la popolazione risulta essere più attenta alle allerte meteo e alle raccomandazioni sulla sicurezza quando la minaccia è chiaramente identificata e associata al nome della tempesta”.

Il coordinamento necessario

“Ci vuole però un coordinamento: immaginate la confusione se ogni Paese colpito da una stessa perturbazione le assegnasse un nome diverso”, spiega Carlo Cacciamani, direttore dell’agenzia ItaliaMeteo. E in effetti esistono regole d’ingaggio precise: l’Aeronautica Militare “battezza” una tempesta solo se nessun altro servizio meteorologico europeo lo ha già fatto, se l’Italia è la prima nazione europea ad esserne colpita, se all’evento è associata un’area ciclonica con diametro tra qualche centinaio e qualche migliaio di chilometri, se la velocità del vento corrisponde al colore arancione-rosso di Meteoalarm (il sistema europeo di allerta meteorologica).

La tempesta Vaia che però era anche Adrian

Prima del 2021 non era così: la tempesta Vaia che nel 2018 si abbatté sul Nordest italiano, giorni prima era stata chiamata Adrian dalle autorità francesi, nel suo passaggio dalle Isole Baleari alla Corsica. L’arrivo da Ovest dei cicloni che colpiscono l’Italia è più la regola che l’eccezione: “La maggior parte del maltempo arriva da occidente, dall’Atlantico, e poiché chi prima viene colpito prima nomina, spesso si adottano i nomi dei gruppi europei occidentali, in particolare quello sud occidentale formato da Météo-France (Francia), AEMET (Spagna), IPMA (Portogallo) e RMI (Belgio), più raramente quello nord occidentale formato da Met Office (Inghilterra), Met Éireann (Irlanda) e KNMI (Olanda)”, precisano dall’Aeronautica.

La ciclogenesi nel Golfo di Genova

“Da noi c’è il fenomeno della ciclogenesi nel Golfo di Genova, aree di bassa pressione che poi si espandono su tutto il Mediterraneo scendendo verso sudest”, dice Cacciamani. “In quel caso ha un senso che sia il nostro servizio meteorologico ad attribuire un nome”.

Ma perché solo ai cicloni e non agli anticicloni? “Gli anticicloni sono aree di alta pressione che danno tempo stabile e bello. I cicloni sono in genere strutture di bassa pressione con moti verticali dell’aria che fanno condensare il vapore e provocano le precipitazioni. Ma mentre il ciclone nasce, evolve e decade, l’anticiclone è una struttura persistente”, continua il direttore di ItaliaMeteo. “L’Anticiclone delle Azzorre o l’Anticiclone africano sono oggetti che si spostano da Ovest a Est o da Sud a Nord, ma sono sempre loro. Non ha senso ribattezzarli ogni volta che si manifestano da noi ”.

I criteri per la scelta

Resta la curiosità sui criteri usati per la scelta dei nomi. L’Aeronautica si limita a precisare che “sono in ordine alfabetico, alternando i generi”. Ma gli anglosassoni, che hanno una passione ancestrale per le previsioni del tempo, sono riusciti a trasformare anche lo storm naming in un gioco di società: i 21 nomi annunciati poche ore fa sono stati infatti selezionati tra i 50mila proposti dal pubblico. Amy è stato il nome femminile più richiesto nel Regno Unito. Mentre la donna che ha segnalato Dave per la lettera D lo ha fatto in omaggio al “mio amato marito che può russare tre volte più forte di qualsiasi tempesta”.

Ora che ci sono i possibili nomi, resta da scoprire a chi verranno attribuiti, dove colpiranno le tempeste e con quale intensità. Da noi arriverà prima l’autoctono Alessio, la nordica Amy o l’occidentale Alice?

Leggi i commenti