Sul tavolo della procura di Roma ci sono un’informativa della polizia postale e una sentenza della Cassazione: due elementi che, combinati, tracciano con chiarezza la direzione dell’inchiesta su Phica.net e sul suo amministratore, Vittorio Vitiello, 45 anni, fiorentino.
A portare gli investigatori alla sua identità è stata anche la denuncia della sindaca di Firenze, Sara Funaro, apparsa a sua insaputa sulla piattaforma online. Vitiello, originario di Pompei, è stato ascoltato dagli investigatori nel capoluogo toscano, mentre l’informativa è arrivata sul tavolo della procura di Roma al termine di una riunione con l’aggiunto Giuseppe Cascini. Nelle pagine trasmesse agli inquirenti si parla di revenge porn, di foto e video privati a sfondo sessuale caricati sul sito e diffusi senza alcuna autorizzazione. Ora la postale è al lavoro per individuare le numerose ragazze finite in questo circuito, chiamate a denunciare perché il reato è procedibile solo a querela di parte.
Sul tavolo della procura di Roma ci sono un’informativa della polizia postale e una sentenza della Cassazione: due elementi che, combinati, tracciano con chiarezza la direzione dell’inchiesta su Phica.net e sul suo amministratore, Vittorio Vitiello, 45 anni, fiorentino.
A portare gli investigatori alla sua identità è stata anche la denuncia della sindaca di Firenze, Sara Funaro, apparsa a sua insaputa sulla piattaforma online. Vitiello, originario di Pompei, è stato ascoltato dagli investigatori nel capoluogo toscano, mentre l’informativa è arrivata sul tavolo della procura di Roma al termine di una riunione con l’aggiunto Giuseppe Cascini. Nelle pagine trasmesse agli inquirenti si parla di revenge porn, di foto e video privati a sfondo sessuale caricati sul sito e diffusi senza alcuna autorizzazione. Ora la postale è al lavoro per individuare le numerose ragazze finite in questo circuito, chiamate a denunciare perché il reato è procedibile solo a querela di parte.
Ma accanto a questa informativa c’è un precedente che potrebbe orientare le scelte dei pm, la sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna a un anno e sei mesi per un italiano di 62 anni che aveva caricato in rete un ebook su ragazze single. Una vicenda che ricorda da vicino quella che oggi riguarda Phica.net.
Tutto comincia a Lecco nel 2017, quando un uomo mette insieme un “Catalogo Donne Single Lecco” utilizzando i profili Facebook di 1218 ragazze — alcune minorenni — che sul social si erano dichiarate single. Nome, cognome, foto e link al profilo: un database pronto, confezionato in un ebook e venduto a 7 euro la copia. In tre giorni ne vennero scaricati una trentina. La promozione era esplicita: «Al costo di un drink… quanto tempo impiegheresti per cercarle tutte?».
Il tribunale prima, la Corte d’appello poi e infine la Cassazione — anche grazie alla tenacia della legale delle vittime, Marisa Marraffino — hanno ritenuto l’operazione illecita sotto due profili. Il primo, il trattamento abusivo di dati personali. Quei dati erano sì pubblici su Facebook, ma condivisi dalle 1218 donne per un obiettivo preciso, cioè la socialità interna alla piattaforma. Nessuna donna coinvolta aveva dato il consenso affinché le proprie informazioni venissero estratte, catalogate e rivendute in un sito che aveva una finalità sessuale. «La pubblicazione di un dato personale su un profilo social — scrivono i giudici — non equivale a un’autorizzazione indiscriminata a farne qualunque uso».
Secondo, la diffamazione aggravata. L’accostamento tra i nomi e l’idea di un elenco acquistabile “al prezzo di un drink” costituiva, secondo la Suprema Corte, una forma di denigrazione. Alcune delle donne raccontarono di aver ricevuto decine di richieste di contatto da sconosciuti dopo la diffusione dell’ebook. Essere “single”, hanno sottolineato i giudici, non significa essere disponibili per chiunque, né può giustificare l’esposizione pubblica in un catalogo venduto a fini commerciali.
La Cassazione ha respinto tutte le difese dell’imputato, che sosteneva di aver usato solo informazioni liberamente accessibili. Al contrario, i giudici hanno chiarito che il reato di trattamento illecito dei dati: utilizzare in modo arbitrario informazioni personali senza consenso e per finalità estranee a quelle per cui erano state rese disponibili. Questo principio è la cornice che oggi può incidere nell’inchiesta romana. Perché anche nel caso di Phica.net si tratterebbe di dati e immagini sottratti alla loro funzione originaria — quella privata, relazionale, riservata — per essere rilanciati in un contesto che moltiplica la visibilità e, con essa, il danno.