Mancano poche settimane, poi il più grande iceberg del Pianeta finirà il suo lungo viaggio scomparendo per sempre nelle acque miti della fine del mondo.
Dopo quasi 40 anni di vita termina così la storia di A23a, gigantesca piattaforma di ghiaccio staccata nel 1986 da Filchner–Ronne in Antartide e che negli ultimi tempi, prima di iniziare a disintegrarsi, è passata da icona record per la ricerca scientifica a minaccia per l’esistenza di foche pinguini e leoni marini.
Oggi le acque, le onde e le correnti più calde incontrate nel nord dell’oceano antartico lo stanno facendo letteralmente a pezzi: prima però questo iceberg grande quasi tre volte Roma ha avuto una sorta di doppia vita. Per trentaquattro lunghi anni, quando la sua superficie era di quasi 4000 chilometri quadrati con vette al suo interno anche di 400 metri, la piattaforma è rimasta bloccata e ancorata nei fondali del mare di Weddell. Poi, con la fusione della base alimentata da acque più calde dettate anche dalla crisi de…
Mancano poche settimane, poi il più grande iceberg del Pianeta finirà il suo lungo viaggio scomparendo per sempre nelle acque miti della fine del mondo.
Dopo quasi 40 anni di vita termina così la storia di A23a, gigantesca piattaforma di ghiaccio staccata nel 1986 da Filchner–Ronne in Antartide e che negli ultimi tempi, prima di iniziare a disintegrarsi, è passata da icona record per la ricerca scientifica a minaccia per l’esistenza di foche pinguini e leoni marini.
Oggi le acque, le onde e le correnti più calde incontrate nel nord dell’oceano antartico lo stanno facendo letteralmente a pezzi: prima però questo iceberg grande quasi tre volte Roma ha avuto una sorta di doppia vita. Per trentaquattro lunghi anni, quando la sua superficie era di quasi 4000 chilometri quadrati con vette al suo interno anche di 400 metri, la piattaforma è rimasta bloccata e ancorata nei fondali del mare di Weddell. Poi, con la fusione della base alimentata da acque più calde dettate anche dalla crisi del clima, nel 2020 ha iniziato a staccarsi e, sospinto dalla potente corrente circumpolare antartica, ha imboccato il “vicolo degli iceberg”, quello che spinge le masse di ghiaccio a muoversi alla deriva verso nord.
Da allora, quello che per dimensioni era già un gigante capace di incuriosire gli scienziati di tutto il mondo, è diventato un grande punto interrogativo: a più riprese, talvolta anche girando in vortice sul suo asse, si è fermato per poi riprendere il cammino.
Nel dicembre scorso però, l’iceberg da mille miliardi di tonnellate e 3500 chilometri di superficie, all’improvviso si è trasformato in fattore di rischio e paura: i ricercatori, anche grazie alle osservazioni satellitari della Nasa, avevano infatti ipotizzato un suo impatto contro le coste della Georgia del Sud, appena più grande dell’iceberg e zona ricchissima di biodiversità. L’impatto avrebbe potuto tagliare l’accesso al mare a tantissime specie animali, impedendo loro di nutrirsi, condannandole a morte.
Una minaccia che per le ultime rilevazioni di Copernicus di fine agosto è stata scongiurata: la traiettoria di A23a è nuovamente cambiata e, mentre si sposta a nord est a venti chilometri orari, si sta rapidamente rimpicciolendo a tal punto da non fare più paura.
La sua superficie è infatti praticamente dimezzata: viene stimata intorno ai 1770 chilometri, e perde di continuo pezzi giganteschi, in totale anche di 400 chilometri quadrati, come se all’improvviso si staccasse un’intera Venezia.
“Si sta frammentando in modo piuttosto drammatico. Direi che è in via di estinzione: l’acqua è troppo calda perché possa mantenersi. Si scioglie costantemente e prevedo che questa tendenza continuerà nelle prossime settimane e che poi non sarà più identificabile entro poco tempo” ha affermato, quasi con parole da epitaffio, Andrew Meijers, oceanografo del British Antarctic Survey che da anni segue il viaggio, durato quasi 2000 chilometri, dell’iceberg. Ora, seguendo quello che è un processo naturale, il gigante prima di scomparire del tutto è destinato a disseminare nel mare tanti blocchi di ghiaccio di piccole dimensioni potenzialmente pericolosi per i navigatori. Poi non sarà nemmeno più riconoscibile dai satelliti, i cui dati sono oggi fondamentali per capire lo stato dell’Antartide che si sta sciogliendo più rapidamente a causa del surriscaldamento globale, con potenziali impatti su livello del mare e correnti oceaniche che regolano il clima.
Adesso, il nuovo peso massimo, fresco di record di iceberg più grande del mondo, è diventato D15a, colosso da 3000 chilometri quadrati incagliato nel Mare di Amery: difficilmente però regalerà le stesse emozioni del suo predecessore, “è arenato lì e non sembra dare l’impressione di muoversi” chiosano gli esperti.