La fine di A23a era “inevitabile e naturale”, ciò che invece possiamo ancora cambiare è il “nostro impegno nella lotta alla crisi climatica” spiega Massimo Frezzotti, glaciologo e docente di cambiamento climatico dell’Università Roma Tre ed ex presidente del Comitato glaciologico italiano.
A23a si sta disintegrando. La sorprende?
«Direi di no, è una questione naturale: se non avvenissero fusione e distacchi l’Antartide crescerebbe sempre di più. Quello che è accaduto a questo gigante è normale: tutti gli iceberg migrano verso nord e incontrano correnti calde che portano a frantumarli e ridurli. Pensate che nel 1956 ne fu avvistato uno più grande del Belgio che poi fece la stessa fine. Di sorprendente ci sono gli anni che A23a ha resistito. Di non normale, invece, ci sono gli effetti della crisi del clima».
Quali effetti?
«Ormai tante aree dell’Antartide per le temperature elevate e il cambiamento climatico, stanno perdendo più ghiaccio di quanto ne ricevano dalle precipitazioni ne…
La fine di A23a era “inevitabile e naturale”, ciò che invece possiamo ancora cambiare è il “nostro impegno nella lotta alla crisi climatica” spiega Massimo Frezzotti, glaciologo e docente di cambiamento climatico dell’Università Roma Tre ed ex presidente del Comitato glaciologico italiano.
A23a si sta disintegrando. La sorprende?
«Direi di no, è una questione naturale: se non avvenissero fusione e distacchi l’Antartide crescerebbe sempre di più. Quello che è accaduto a questo gigante è normale: tutti gli iceberg migrano verso nord e incontrano correnti calde che portano a frantumarli e ridurli. Pensate che nel 1956 ne fu avvistato uno più grande del Belgio che poi fece la stessa fine. Di sorprendente ci sono gli anni che A23a ha resistito. Di non normale, invece, ci sono gli effetti della crisi del clima».
Quali effetti?
«Ormai tante aree dell’Antartide per le temperature elevate e il cambiamento climatico, stanno perdendo più ghiaccio di quanto ne ricevano dalle precipitazioni nevose».
Ciò si traduce in innalzamento del livello del mare?
«Sì. Il livello del mare continua a salire di 4,5 mm l’anno e questa accelerazione è legata alla perdita di massa dei ghiacciai a livello globale. In generale oggi molti ghiacciai, come le nostre Alpi, non sono più in equilibrio: si è innescato un meccanismo che li porterà a ritirarsi per decenni».
Servono dunque più politiche mirate?
«Sì, perché la crisi del clima avanza ma il mondo, se pensiamo al disconoscimento da parte di Trump, fa passi indietro. Gli Usa hanno bloccato finanziamenti alla ricerca. Un tempo l’America era la potenza scientifica più importante in Antartide, oggi lo è la Cina: ora, per poter comprendere le dinamiche dei ghiacci, dovremo affidarci a loro».