Gaza, tribunale di Roma ordina il ricongiungimento in Italia di una famiglia ma manca il visto
di Alessandra Ziniti"La situazione della mia famiglia è estremamente difficile e peggiora ogni giorno. Ho paura di perderli. Questa attesa ci sta costando molto cara, si paga con il sangue". Nelle ore dell’assalto finale a Gaza sono parole disperate quelle di Adham, giovane padre palestinese che da più di un anno cerca di ricongiungersi con sua moglie e i suoi tre bimbi piccoli intrappolati a Gaza, così vicini ma anche così lontani da lui, rimasto dalla parte egiziana del valico di Rafah all'inizio del 2024 quando era uscito da Gaza per portare in sicurezza in Egitto i suoi anziani genitori.
Il decreto d’urgenza del Tribunale di Roma
Adham, sua moglie e i tre bimbi piccoli potrebbero ritrovarsi ed arrivare in Italia dove ad attenderli ci sono familiari che vivono in Veneto. Il tribunale di Roma con un decreto d'urgenza emesso il 6 agosto scorso ha ordinato al consolato italiano a Gerusalemme di rilasciare loro entro sette giorni un visto per motivi umanitari. "Ma è passato più di un mese - dice l'av…
"La situazione della mia famiglia è estremamente difficile e peggiora ogni giorno. Ho paura di perderli. Questa attesa ci sta costando molto cara, si paga con il sangue". Nelle ore dell’assalto finale a Gaza sono parole disperate quelle di Adham, giovane padre palestinese che da più di un anno cerca di ricongiungersi con sua moglie e i suoi tre bimbi piccoli intrappolati a Gaza, così vicini ma anche così lontani da lui, rimasto dalla parte egiziana del valico di Rafah all'inizio del 2024 quando era uscito da Gaza per portare in sicurezza in Egitto i suoi anziani genitori.
Il decreto d’urgenza del Tribunale di Roma
Adham, sua moglie e i tre bimbi piccoli potrebbero ritrovarsi ed arrivare in Italia dove ad attenderli ci sono familiari che vivono in Veneto. Il tribunale di Roma con un decreto d'urgenza emesso il 6 agosto scorso ha ordinato al consolato italiano a Gerusalemme di rilasciare loro entro sette giorni un visto per motivi umanitari. "Ma è passato più di un mese - dice l'avvocato Sara Puddu del foro di Bologna che li assiste - e non succede nulla. Le autorità consolari ci dicono che è in corso l'istruttoria. La moglie di Adham e i tre bimbi vivono in una tenda in condizioni difficilissime, senza cibo e con la paura che i piccoli si ammalino o che possa succedere qualcosa di terribile. È una situazione angosciante per loro, ma anche per il padre rimasto dall'altra parte quando il valico di Rafah è stato chiuso”.
Sola con tre bimbi
Sono in tutto cinque i nuclei familiari, per complessive 47 persone, assistiti dagli avvocati di Asgi: oltre a Sara Puddu anche Silvia Tassotti, Nazzarena Zorzella, Maria Teresa Veltri, Marina Angiuli e Dario Bellucci. "I miei figli sono denutriti, non c'è latte, non ci sono pannolini per il più piccolo - racconta ancora Adham - vivono in una tenda in una zona non lontana a dove vengono distribuiti gli aiuti, ma uscire è troppo pericoloso e mia moglie è sola con tre bimbi. Un pomodoro costa 15 dollari, quando si trova. Abbiamo diritto a venire in Italia, mio fratello ci aspetta, perché questa attesa?".
I motivi umanitari
La famiglia di Adham è la prima ad avere ottenuto il decreto d'urgenza dal tribunale di Roma dopo che la loro richiesta di visto era stata respinta dal consolato italiano a Gerusalemme che non ha mai fin qui riconosciuto i motivi umanitari come invece ha fatto ora il giudice italiano. "È inaccettabile il silenzio del Consolato italiano a Gerusalemme, del Ministro degli affari esteri e del Governo tutto di fronte agli ordini di rilascio visti umanitari o per famiglia impartiti dal Tribunale di Roma per 5 nuclei familiari di Gaza. Si tratta di nuclei con molti minori, o giovanissimi, alcuni malati, anziani, coniuge di cittadina italiana, persone costrette a spostarsi di ora in ora per sfuggire alla morte, alcuni target specifici dell’esercito israeliano”, dicono gli avvocati di Asgi. “Lo Stato italiano deve agire immediatamente, nessun ulteriore ritardo è giustificabile.Tutte le persone palestinesi devono avere gli stessi diritti. Riterremo però responsabile lo Stato italiano della colpevole inerzia se qualcuno dei nostri assistiti dovesse morire o subire ulteriori gravissimi danni".
La denuncia di Asgi
"L'inerzia delle autorità italiane espone le persone beneficiarie dei provvedimenti giudiziali - titolari di un diritto d'ingresso riconosciuto - al rischio concreto di subire gravi danni, menomazioni, fino alla perdita della vita, a causa degli attacchi indiscriminati che l'esercito israeliano sta intensificando di ora in ora.
Il silenzio dello Stato italiano, denuncia Asgi, non trova alcuna giustificazione ed è evidente la responsabilità che si assume per l'inerzia sin qui dimostrata. Si tratta di una responsabilità istituzionale grave, aggravata dal disconoscimento dell'autorità delle decisioni giudiziarie e dall'omessa tutela di persone vulnerabili, tra cui minori”.