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Piergiorgio Frassati: il giovane borghese e antifascista che scelse i poveri e gli operai

(ansa)

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“Bisogna vivere e non vivacchiare”, diceva. Il percorso in Azione cattolica e nel partito popolare. Aiutava i più disagiati e studiava ingegneria per stare vicino ai minatori. Il padre di Bergoglio lo conobbe e Francesco ha accelerato la canonizzazione
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Borghese di famiglia benestante ma attento agli ultimi della scala sociale, genitori piuttosto distanti dalla Chiesa ma una vita accesa dalla fede, Piergiorgio Frassati, che papa Leone XIV proclamerà santo domenica insieme a Carlo Acutis, ha vissuto a inizio Novecento nella Torino marcata dall’industrializzazione cavalcante. Nato il 6 aprile del 1901, Piergiorgio era figlio di Alfredo, fondatore del quotidiano La Stampa, poi senatore e ambasciatore, e da Adelaide Ametis, artista esuberante. La sorella Luciana sposerà il diplomatico polacco Jan Gawronski.

Dopo aver frequentato la scuola pubblica “Massimo d’Azeglio” e l’Istituto Sociale dei gesuiti, sviluppò una fede fervente e un altrettanto fervente impegno sociale. Faceva l’eucaristia tutti i giorni, entrò nelle conferenze di San Vincenzo. Più tardi gli scritti di Santa Caterina da Siena e gli accesi discorsi di Savonarola lo spinsero a entrare nel Terz’Ordine Domenicano con il nome di frate Girolamo. Fu membro della Fuci (Federazion…

Borghese di famiglia benestante ma attento agli ultimi della scala sociale, genitori piuttosto distanti dalla Chiesa ma una vita accesa dalla fede, Piergiorgio Frassati, che papa Leone XIV proclamerà santo domenica insieme a Carlo Acutis, ha vissuto a inizio Novecento nella Torino marcata dall’industrializzazione cavalcante. Nato il 6 aprile del 1901, Piergiorgio era figlio di Alfredo, fondatore del quotidiano La Stampa, poi senatore e ambasciatore, e da Adelaide Ametis, artista esuberante. La sorella Luciana sposerà il diplomatico polacco Jan Gawronski.

Dopo aver frequentato la scuola pubblica “Massimo d’Azeglio” e l’Istituto Sociale dei gesuiti, sviluppò una fede fervente e un altrettanto fervente impegno sociale. Faceva l’eucaristia tutti i giorni, entrò nelle conferenze di San Vincenzo. Più tardi gli scritti di Santa Caterina da Siena e gli accesi discorsi di Savonarola lo spinsero a entrare nel Terz’Ordine Domenicano con il nome di frate Girolamo. Fu membro della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) e dell’Azione cattolica. Prese in considerazione l’ordinazione sacerdotale, ma preferì l’impegno da laico. Bisogna “vivere e non vivacchiare”, soleva dire. Si considerava “povero tra i poveri”: aiutò i più disagiati della Torino di inizio Novecento nei quartieri periferici, al Cottolengo, prestava denaro ai poveri, comprava loro le medicine, porta il suo apostolato sociale nelle fabbriche. Faceva il “facchino” dei poveri, trascinando per le vie di Torino i carretti carichi di masserizie degli sfrattati. Nel 1918 si iscrisse ad Ingegneria meccanica con specializzazione mineraria per potersi dedicare ai minatori, che erano tra gli operai più umili e meno qualificati. A Berlino, dove il padre era stato nominato ambasciatore, Pier Giorgio visitò i quartieri più miseri ed entrò in contatto con i circoli dei giovani studenti e operai cattolici tedeschi. Morì il 4 luglio 1925 per una poliomelite fulminante, contratta a due mesi dalla laurea, malattia che aveva probabilmente contratto nell’assistere i poveri di Torino.

A livello politico, entrò nel 1920 nel Partito popolare italiano convinto della necessità di riforme sociali, ma criticò poi alcune posizioni politiche del partito fondato da don Luigi Sturzo tendenti ad appoggiare il nascente fascio. La sede dell’Azione cattolica che frequentava venne presa d’assalto dai fascisti. Nel settembre 1921 a Roma, durante una grande manifestazione della Gioventù Cattolica, difende la bandiera del suo circolo dall’assalto delle Guardie Regie, venendo arrestato. Quando le Fuci esposero la bandiera fascista durante la visita di Benito Mussolini a Torino, si dimise, poi si adoperò per fare eleggere una presidenza più antifascista, infine venne espulso. Era appassionato di montagna e di sport, s’iscrisse al Club Alpino Italiano fondato nel 1863 proprio in Piemonte da Quintino Sella, futuro ministro, e all’associazione Giovane Montagna. Organizzava gite con gli amici dell’università, con i quali aveva fondato la goliardica Società dei Tipi Loschi, che diventano spesso a loro volta occasione di apostolato. Andava a teatro, all’opera, visitava i musei, amava la pittura e la musica, conosceva a memoria interi brani di Dante.

Il suo processo di beatificazione è stato più volte rallentato, non da ultimo per l’amore nei confronti di una sua coetanea, amore che in realtà non rivelò mai all’interessata. Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato nel 1990, Francesco si è impuntato per proclamarlo santo, tanto da preannunciare la decisione prima ancora che fossero concluse tutte le relative procedure burocratiche. C’era anche una personale conoscenza: il padre del Papa, infatti, Mario Bergoglio, aveva conosciuto e ammirato personalmente Frassati in Piemonte prima di emigrare in Argentina.

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