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Carlo Acutis, la famiglia del primo santo Millennial: “Aveva capito cos’è la libertà”

Carlo Acutis nella teca in cui è conservato ad Assisi 

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Dopo la sua morte, racconta la madre Antonia Salzano, “l’ho sognato, mi diceva ‘mamma stai tranquilla, avrai altri figli’. E sono rimasta incinta, a 44 anni”. I ragazzi hanno l’età che aveva lui quando è morto, che era “semplicemente un adolescente del nostro tempo, innamorato di Gesù, dell’Eucarestia e della pratica del rosario”, racconta Andrea, il padre
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ASSISI – Chi sei davvero tu, sdraiato in questa teca di cristallo? C’è una fila di fedeli che scalpita nei sandali per guardarti da vicino, c’è un ragazzo spagnolo Pablo che incolla il naso al vetro, a 20 centimetri dal tuo. “Mamma, è perfetto, non sembra neanche morto”. Pantaloni corti e scarpe da tennis, alto e robusto, un quasi coetaneo di Carlo Acutis, il primo santo che si presenta al mondo in jeans e sneakers, e felpa blu, con la griffe North Sail 1958. Misterioso, come tutti i santi e tutti gli adolescenti, forse per questo piace tanto ai ragazzi. Intanto, la Chiesa di Santa Maria Maggiore risuona delle prove di canto di un gruppo di suore e novizie, bianche e nere come le rondini. Una imbraccia la chitarra, e si alza verso l’altissima volta “Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore”, interrotta da molte risate. Le suore sono sempre allegre, e fuori c’è un bel sole.

“Un ragazzo come noi”

Chi era, allora. “Un ragazzo come voi, morto per una brutta malattia…”, spiega u…

ASSISI – Chi sei davvero tu, sdraiato in questa teca di cristallo? C’è una fila di fedeli che scalpita nei sandali per guardarti da vicino, c’è un ragazzo spagnolo Pablo che incolla il naso al vetro, a 20 centimetri dal tuo. “Mamma, è perfetto, non sembra neanche morto”. Pantaloni corti e scarpe da tennis, alto e robusto, un quasi coetaneo di Carlo Acutis, il primo santo che si presenta al mondo in jeans e sneakers, e felpa blu, con la griffe North Sail 1958. Misterioso, come tutti i santi e tutti gli adolescenti, forse per questo piace tanto ai ragazzi. Intanto, la Chiesa di Santa Maria Maggiore risuona delle prove di canto di un gruppo di suore e novizie, bianche e nere come le rondini. Una imbraccia la chitarra, e si alza verso l’altissima volta “Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore”, interrotta da molte risate. Le suore sono sempre allegre, e fuori c’è un bel sole.

“Un ragazzo come noi”

Chi era, allora. “Un ragazzo come voi, morto per una brutta malattia…”, spiega una catechista a un gruppo di ragazzini seduti in cerchio, un breve discorsetto prima di fare entrare la generazione detta millennial, di cui Acutis è paladino. “Ma non era un bigotto, diceva il padre Andrea giusto lo scorso maggio, visitando la mostra dedicata al figlio dal suo liceo, il Leone XIII, scuola privata gestita dai gesuiti, “Carlo aveva capito cos’è la libertà, e si affidava al Signore”. Un uomo schivo, che parla di rado e ha molto da fare, e se si cerca su Google compare la definizione “padre di Carlo Acutis”, e non quella di presidente di Vittoria Assicurazioni, l’impresa di famiglia fin dal 1921, e grattacieli di taglio obliquo a Milano, dove un tempo c’era l’Alfa Romeo, gli stabilimenti possenti del Portello.

“Il piccolo Buddha”

“Un bambino speciale, fin da subito”, ricorda la madre Antonia Salzano, che lo ha partorito il 3 maggio 1991 nella privata Clinica Portland, a Londra, dove la coppia viveva per via del lavoro di lui. La clinica, com’era uso, comunicò la notizia della nascita al Times, la famiglia conserva ancora la pagina. Vivevano a Knightsbridge, quartiere di case vittoriane al confine con Hyde Park, come conviene a una famiglia milanese e altoborghese in trasferta nel Regno. Nel libro appena rieditato da Piemme per la canonizzazione (Il segreto di mio figlio, firmato da Antonia e da Paolo Rodari) compaiono sprazzi del quotidiano di quella famiglia, “per calmare il bambino afflitto dalle coliche, Andrea lo prendeva in braccio e iniziava a girare per il salotto, alternando canzonette e strane esclamazioni, ‘Banga, binga, bongo, bungu’, e poi lui si addormentava”. C’era la ‘maternity nurse’, ad aiutarla, e poi una tata polacca. C’era una grande torta di battesimo, ordinata da Harrod’s. Dettagli: era a forma di agnellino. “Era un bambino tranquillo. Lo chiamavamo il piccolo Buddha. Anzi, il buddhino. Poi abbiamo cominciato a definirlo ‘l’alieno’, perché era fin troppo buono e gentile, e regalava tutto quello che gli davamo. Le macchinine”, qualcuna è rimasta, nella grande casa milanese in zona Magenta.

A 5 mesi già parlava

C’era qualcosa di speciale, in lui, non fosse che per il fatto che a 5 mesi già parlava. “Ci rendevamo conto di questa sua unicità. Poi ha cominciato a fare domande sulla fede”. Ma la coppia Acutis era “molto ignorante in materia. Io cattolica ma protestante, non so se mi spiego, seppure con due sante in famiglia, santa Giulia Salzano e santa Caterina Volpicelli, dei principi Volpicelli”. Il marito, “cattolici tiepidi e sì, andavano a messa la domenica”. Il bambino Carlo li converte, nel 1995 cominciano a studiare, comprano libri e film sulle apparizioni della Vergine e sui santi. La famiglia Acutis è da sempre caritatevole, nella naturale tradizione lombarda, e dona volentieri soldi alle opere di misericordia. Ma Carlo li supera, quando parte deciso con il salvadanaio tra le mani, e lo porta ai frati cappuccini di piazzale Velazquez (e padre Giulio conterà monete a lungo, sotto gli occhi attenti del bambino).

“Voglio salutare Gesù”

E questo succede quando un futuro santo ti piomba in casa, nel grande appartamento nel centro austero di Milano, il piccolo ubbidiente ma autonomo nelle sue scelte, che tira per mano mamma e papà dentro le chiese e con la sua erre moscia insiste, “voglio salutare Gesù”, e va a scuola dalle Marcelline ma ha tanti pensieri per la testa e soprattutto la Calcutta che vede sotto casa, come diceva Santa Teresa, di cui era già molto devoto. Nei ricordi di famiglia, scorrono i molti viaggi italiani ed esteri, le vacanze a Gstaad e nella casa dei nonni a Santa Margherita Ligure, con tappa obbligata al santuario. Le visite alle cattedrali francesi, lo stupore a Barcellona, entrando nella Sagrada Familia. Un fondamentale ritiro spirituale con la mamma, alla Verna.

"Dava sempre l’esempio”

E la decisione, infine, di aprire casa ad Assisi, nel cuore della spiritualità d’Italia, con San Francesco a portata di mano. E nei rientri a Milano, dove più che l’impegno scolastico, Carlo praticava quello di aiuto assiduo e no limits ai clochard, agli ultimi che incontrava per strada, alla donna che stirava in casa Acutis, afflitta da molti problemi. La bici rotta, perché non ne voleva una nuova, gli amici portinai degli stabili eleganti, il domestico-tata Rajesh, che tanto amava, e che a un certo punto ha convertito alla fede cattolica. “Carlo ci faceva sentire in colpa, perché dava l’esempio”. Erano piccoli gesti, poi sempre più grandi, fino ai miracoli riconosciuti dalla Chiesa, e quelli privati, “dopo la sua morte siamo rimasti soli, io e Andrea”.

Gli altri figli

“L’ho sognato, mi diceva ‘mamma stai tranquilla, avrai altri figli’. E sono rimasta incinta, a 44 anni”. Qualche giorno fa Antonia Salzano era in Sicilia, a un evento in onore del figlio. “Ormai sono la sua segretaria. Mio marito è sempre molto impegnato con il lavoro, quindi parlo io a nome di tutti. I ragazzi, sa com’è, avere un fratello così…”, forse intende impegnativo, o difficile. I gemelli Francesca e Michele oggi hanno 15 anni, vivono tra Milano e Assisi, amano quel fratello ora dormiente in eterno nella sua teca di cristallo, e nel 2017 hanno rinnovato la consacrazione alla Madonna, in una piccola chiesa di via Sant’Antonio, a Milano.

Un adolescente innamorato di Gesù

Hanno l’età che aveva lui quando è morto, che era “semplicemente un adolescente del nostro tempo, innamorato di Gesù, dell’Eucarestia e della pratica del rosario”, ha spiegato Andrea Acutis in una intervista al quotidiano online L’identità. Aggiungeva che “purtroppo per lavoro ero spesso fuori, non mi sono goduto mio figlio come avrei voluto”. Deve essere un grande rimpianto, pur nella gloria che ora circonda la sua storia e il suo volto perfetto, che suscita la meraviglia dei giovani in visita. Ma non è un miracolo. Un cartello appeso accanto al santo, e firmato dal vescovo di Assisi, monsignor Sorrentino, spiega che “non risponde a verità che il corpo sia stato trovato incorrotto.

Il mistero del volto intatto

All’atto dell’esumazione esso fu trovato nel normale stato di trasformazione proprio della condizione cadaverica. E’ stato trattato con quelle tecniche di conservazione e di integrazione solitamente praticate per esporre con dignità i corpi dei beati e dei santi”. Un’operazione “svolta con arte e amore. Particolarmente riuscita la ricostruzione del volto con maschera in silicone”. E quella osserviamo, attraverso il vetro già sporcato da molte ditate e impronte di baci. “Quando è morto, fu per noi una grande prova di fede, vederlo trasfigurato dal dolore. Tumefatto in viso da emorragie e ghiandole ingrossate che ne deturpavano i lineamenti. Era un figlio così bello”, e alla pur forte Antonia, per un attimo la voce si incrina.

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