Gabriele Salvatores è appena tornato dalla camera ardente di Armani: «Ero molto legato a Giorgio, l’ho sempre sentito vicino. Tra noi c’era un rapporto di amicizia, di stima molto forte, fin dai tempi del teatro. Mi sembrava importante andare a salutarlo. Mi sento come se ci avessero portato via un pezzo di bellezza. Diceva: ‘La vita è come un film e i miei abiti sono i costumi di questo film’».
Addio Giorgio Armani, l'arrivo del feretro alla camera ardente
Le regalò i costumi per uno dei suoi spettacoli a teatro. Si ricorda proprio il vostro primo incontro?
«Sì. parliamo degli anni Settanta, lo spettacolo credo fosse Pinocchio Bazaar, uno dei primi dell’Elfo. E, se ben ricordo, la prima volta che ci incontrammo fu proprio perché venne a teatro a vedere uno spettacolo. Poi, da lì, nacque un rapporto di stima e simpatia».
E al cinema quando avete lavorato insieme?
«Tan…
Gabriele Salvatores è appena tornato dalla camera ardente di Armani: «Ero molto legato a Giorgio, l’ho sempre sentito vicino. Tra noi c’era un rapporto di amicizia, di stima molto forte, fin dai tempi del teatro. Mi sembrava importante andare a salutarlo. Mi sento come se ci avessero portato via un pezzo di bellezza. Diceva: ‘La vita è come un film e i miei abiti sono i costumi di questo film’».
Addio Giorgio Armani, l'arrivo del feretro alla camera ardente
Le regalò i costumi per uno dei suoi spettacoli a teatro. Si ricorda proprio il vostro primo incontro?
«Sì. parliamo degli anni Settanta, lo spettacolo credo fosse Pinocchio Bazaar, uno dei primi dell’Elfo. E, se ben ricordo, la prima volta che ci incontrammo fu proprio perché venne a teatro a vedere uno spettacolo. Poi, da lì, nacque un rapporto di stima e simpatia».
E al cinema quando avete lavorato insieme?
«Tante volte abbiamo usato abiti suoi per gli attori, ma addirittura ne Il ritorno di Casanova l’appartamento in cui vive il personaggio di Toni Servillo è in realtà una suite del suo albergo. Quindi, l’ultima cosa fatta insieme a lui è lì. È stato veramente molto gentile a darci tutta la disponibilità di cui avevamo bisogno. Amava molto il cinema, quindi era anche facile parlare con lui di queste cose».
Armani ha vestito la sua notte degli Oscar. Era il 1992.
«Mediterraneo, sì. Quando ci chiamarono dall’Academy noi arrivammo direttamente dal Messico, dal set di Puerto Escondido. Arrivato a Los Angeles dovevo affittare uno smoking ma quelli americani erano veramente brutti, con reverse giganti. Alla fine, passando davanti al negozio di Armani in Rodeo Drive, vedo questo bellissimo smoking blu notte e chiedo: ‘Ma voi li affittate anche? Sì, li mettiamo a posto, vada in albergo e glielo mettiamo a posto e glielo consegniamo. In hotel mi arriva una telefonata, erano loro: ‘Guardi, abbiamo due notizie, una brutta e una bella. Quella brutta è che la sua carta di credito è esaurita. Quella bella è che il signor Armani le regala lo smoking’. E quindi ho ancora quello smoking, che adesso mi va un po’ stretto, ma lo tengo come una specie di reliquia… bellissimo, naturalmente».
Perché i più grandi cineasti lo sceglievano?
«Credo si sentisse questa cifra che apparteneva a tutta la sua linea: l’eleganza, la forma. Gli abiti non erano solo delle cose che ti mettevi addosso ma un disegno nello spazio. Però, nello stesso tempo, senza essere troppo ‘fashion’. Cioè, gli attori si sentivano bene con i suoi abiti indosso perché erano vestibili, non ti costringevano. Allo stesso tempo, avevi un’immagine forte, minimalista ma elegante. E credo che per un attore sentirsi un abito di Armani addosso fosse un aiuto molto importante anche per costruire il personaggio. Poi, chiaramente, quando ha aperto la sezione dell’alta moda con il Privé, beh lì… al Silos c’è una mostra permanente di abiti per donna da sera: sono sculture, scenografie, quadri. Credo che il legame con il cinema fosse legato all’immagine che dava».
Un momento insieme che ricorda?
«Era una persona molto timida e discreta, non abbiamo passato le seratone ma ci vedevamo in diverse occasioni. Non mancava un compleanno o una ricorrenza per mandarmi un regalo, un pensiero. L’ultima cosa meravigliosa che ricordo è la sfilata fatta a Venezia, credo due o tre anni fa, incontrandolo sulla sua barca, che era ormeggiata lì vicino come al solito, abbiamo parlato un po’ di cinema, di progetti e di immagini».
All’Italia e al mondo cosa lascia? Qual è la sua eredità?
«Lascia un pensiero, uno stile di vita. In un momento in cui tutto sembra spettacolare, lui lascia quest’idea di eleganza ma discreta, legata alle persone, legata alla vita di tutti i giorni. Ha sempre detto: l’importante è la realtà, l’importante sono le persone, al di là della moda. Questo è un pensiero importante. Tu puoi essere a capo di un impero economico e industriale enorme ma mantenere la tua umanità e il tuo rapporto con la vita normale delle persone».