Scuola, solo il 62% delle famiglie versa il contributo: 122 euro in Lombardia, 46 in Sicilia
di Salvo IntravaiaLa scuola scalda i motori. Nell’arco di una settimana, 7 milioni di alunni delle statali torneranno a seguire le lezioni. I primi a fare il loro ingresso in classe, oggi 8 settembre, saranno bambini e studenti della provincia autonoma di Bolzano. E nei giorni successivi toccherà agli alunni di tutte le altre regioni. Gli ultimi a sedersi in aula saranno, il 16 settembre, quelli di Puglia e Calabria.
I soldi che non bastano mai
E le scuole torneranno a battere cassa. Perché nelle segreterie scolastiche i soldi non bastano mai. Per autofinanziarsi, gli istituti di ogni ordine e grado chiedono alle famiglie un obolo annuo: il cosiddetto “contributo volontario” oggetto di mille polemiche, che negli istituti superiori spesso supera i cento euro.
Meno di due famiglie su tre
Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Istruzione attraverso i Rapporti di autovalutazione delle scuole, a pagare i contributi volontari sono poco meno di due famiglie su tre: il 62,6%, per l’esattezza. Il dato si rif…
La scuola scalda i motori. Nell’arco di una settimana, 7 milioni di alunni delle statali torneranno a seguire le lezioni. I primi a fare il loro ingresso in classe, oggi 8 settembre, saranno bambini e studenti della provincia autonoma di Bolzano. E nei giorni successivi toccherà agli alunni di tutte le altre regioni. Gli ultimi a sedersi in aula saranno, il 16 settembre, quelli di Puglia e Calabria.
I soldi che non bastano mai
E le scuole torneranno a battere cassa. Perché nelle segreterie scolastiche i soldi non bastano mai. Per autofinanziarsi, gli istituti di ogni ordine e grado chiedono alle famiglie un obolo annuo: il cosiddetto “contributo volontario” oggetto di mille polemiche, che negli istituti superiori spesso supera i cento euro.
Meno di due famiglie su tre
Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Istruzione attraverso i Rapporti di autovalutazione delle scuole, a pagare i contributi volontari sono poco meno di due famiglie su tre: il 62,6%, per l’esattezza. Il dato si riferisce al triennio 2019/2022. Ma un istituto superiore su cinque incassa meno di mille euro all’anno o addirittura zero. Il dato è contenuto nei bilanci consuntivi diffusi dal ministero relativi all’anno finanziario 2024. Si può stimare un incasso complessivo di 140 milioni di euro e una media di 49mila euro a istituto. Ma c’è chi riesce ad andare parecchio oltre.
Quanto versano le famiglie
L’ultimo dato conosciuto, relativo all’anno 2021/2022, è di 86,3 euro a studente. Cifra che schizza a 122 euro in Lombardia e a 113 nel Lazio, mentre in Sicilia si riduce a 46 euro. E ci sono istituti che riescono a incassare cifre cospicue grazie alla generosità dei genitori dei propri studenti. È il caso del liceo classico e musicale Zucchi di Monza, che nel 2024 ha incassato quasi 130mila euro: in media 155 a studente. E in parecchi istituti, quest’anno, si viaggia ben oltre i 100 euro di contributo richiesto: 120 all’istituto superiore Matteucci di Roma, 140 euro al Greppi di Monticello Brianza (Lecco), 130 all’istituto Olivetti di Ivrea, nel torinese.
Come investono le scuole i soldi incassati
A spiegare pubblicamente le ragioni per le quali gli istituti chiedono un versamento aggiuntivo alle famiglie è la dirigente scolastica del Giorgi di Milano, Angela Izzuti, la cui scuola chiede 50 euro agli studenti del primo biennio e 108 a quelli del triennio. “Grazie alla somma dei contributi individuali – scrive ai genitori la preside – il Giorgi fa molte cose che sarebbero altrimenti impossibili o assai più limitate e difficili: implementa la dotazione tecnologica a disposizione degli studenti, mantiene efficienti e sicuri i laboratori, acquista attrezzature sportive e di primo soccorso, e – dato ancora più significativo – offre tanti corsi di recupero, anche estivi, e i molti progetti extracurricolari documentati nel Ptof: tra gli altri, a solo titolo di esempio, ricordiamo la preparazione alle certificazioni linguistiche e le certificazioni Cisco”.
Gli studenti meno abbienti
Altri istituti erogano contributi per i viaggi d’istruzione a favore degli studenti meno abbienti, pagano uno psicologo a supporto degli studenti e organizzano corsi di potenziamento che altrimenti non sarebbe possibile offrire. Cosa dice la normativa. “Le tasse scolastiche sono dovute – si legge sul sito del ministero – solo per la frequenza del quarto e quinto anno degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado. Tassa di iscrizione si paga all'atto dell'iscrizione ad un corso di studi secondari. L'importo è di 6,04 euro. La Tassa di frequenza si paga ogni anno e può essere rateizzata. L'importo è di 15,13 euro. La Tassa di diploma si paga in unica soluzione. L'importo è di 12.09 euro”.
I versamenti volontari
E poi ci sono i versamenti volontari. Ma, viale Trastevere precisa che “i contributi scolastici delle famiglie sono volontari e distinti dalle tasse scolastiche che, al contrario, sono obbligatorie, con l’eccezione dei casi di esonero”. Per tale ragione le segreterie scolastiche non possono “richiedere alle famiglie contributi obbligatori per lo svolgimento delle attività curriculari ad eccezione dei rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie (ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, etc.)”.