Giovanni Costantino, fondatore e ad di The Italian Sea Group, con Armani condivideva la passione per il mare e per la cura dei dettagli.
Armani era piacentino ma amava il mare. Che ricordo ha?
«Un ricordo puro. Se ami il mare, come lo amava lui, l’esperienza che ti dà la barca è diversa, anche rispetto a una bella villa affacciata sull’acqua. Essere immersi tra le onde con i tuoi amici è una cosa unica. Per lui disegnare una sua barca, oltre agli interni, era una nuova sfida, voleva dire misurarsi con qualcosa di speciale».
Com’è nato il vostro rapporto?
«Per caso, nel 2019, e dopo un anno di approfondimenti degli aspetti legali, abbiamo iniziato a lavorare insieme. Quando nel 2021 The Italian Sea Group stava per sbarcare in Borsa, mi ha chiamato e mi ha dett…
Giovanni Costantino, fondatore e ad di The Italian Sea Group, con Armani condivideva la passione per il mare e per la cura dei dettagli.
Armani era piacentino ma amava il mare. Che ricordo ha?
«Un ricordo puro. Se ami il mare, come lo amava lui, l’esperienza che ti dà la barca è diversa, anche rispetto a una bella villa affacciata sull’acqua. Essere immersi tra le onde con i tuoi amici è una cosa unica. Per lui disegnare una sua barca, oltre agli interni, era una nuova sfida, voleva dire misurarsi con qualcosa di speciale».
Com’è nato il vostro rapporto?
«Per caso, nel 2019, e dopo un anno di approfondimenti degli aspetti legali, abbiamo iniziato a lavorare insieme. Quando nel 2021 The Italian Sea Group stava per sbarcare in Borsa, mi ha chiamato e mi ha detto: “Ti quoti e non mi dici nulla?”. Eravamo a sette giorni dalla campanella e non ho osato nemmeno pensare che potesse essere interessato a investire. Ci ha fatto chiamare dal suo cfo e ha fatto da anchor investor, rilevando il 5%. Io che già ero onorato di collaborare con lui, sono stato orgoglioso della fiducia che mi ha riconosciuto diventando anche un importante azionista del gruppo».
Com’era da stilista di scafi?
«Elegante e attento ai dettagli in modo maniacale. Anzi, la sua totale dedizione mi ha sollevato, perché io so di essere esigente, ma Armani era imbattibile anche in quello. I primi disegni che gli ho portato, già innovativi, li ha guardati con cipiglio: “Noi vogliamo fare una barca, mica un ferro da stiro, partiamo dal foglio bianco”».
Non sarà stato facile lavorare con lui...
«Era bello perché ogni volta imparavi qualcosa di nuovo. Ricordo una discussione nel suo ufficio, io ho allargato le braccia scoprendo una cintura di un brand francese. Mi ha interrotto e ha domandato: “Ma ti devo regalare una cintura?”. Pensavo fosse una battuta, la volta dopo mi ha fatto trovare una sua cintura, che conservo tra le cose care».
Dopo anni eravate intimi?
«Dopo diversi incontri mi ha chiesto di chiamarlo Giorgio, ma gli ho detto che il mio rispetto per lui mi impediva di farlo. Questo non vuol dire che non ci fossero momenti in cui andavamo oltre il rapporto professionale. La scorsa estate sono stato spesso tirato in ballo per difendere il nome di Perini, dopo la tragedia del Bayesian. Mi ha chiamato e mi ha detto: “Ti ho visto pallido in tv, devi prenderti cura di te”».
Qual è stata l’accoglienza del suo Admiral da 72 metri?
«Eccezionale, ne abbiamo già realizzati due, che per una barca da 72 metri è un traguardo. Pure lui stava valutando di comprarne una nuova. Ma poi mi ha confidato: “Non me la sento di ordinare una barca, se poi non potrò esserci quando sarà pronta”».