La maxi-beffa in banca del Madoff di Bolzano: “Milioni rubati ai clienti”
dal nostro inviato Giampaolo VisettiBOLZANO – C’è il figlio del costruttore. Era certo di aver accumulato 6,5 milioni e di poter acquistare un hotel: ha scoperto che sul conto gli euro reali erano invece 414 mila. E ci sono architetti, ex primari, commercianti e imprenditori: all’improvviso tutti hanno capito che i loro patrimoni erano carta straccia. Tra loro anche chi ha collezionato appartamenti di lusso: ora è accusato di aver saldato con denaro inesistente. Il conto della “stangata di Bolzano”, ogni giorno che passa, vede esplodere la dimensione della temuta truffa. Undici i vip altoatesini caduti nella rete, 52 i risparmiatori che finora hanno denunciato milioni volatilizzati assieme al “Madoff altoatesino”.
Intesa Sanpaolo
Sul tavolo del sostituto procuratore Igor Secco, che coordina le indagini della Guardia di Finanza, c’è un nome conosciuto nell’intero Nordest: Moreno Riello, 64 anni, origini vicentine, ex consulente finanziario nella filiale cittadina di Intesa Sanpaolo. Quindici anni al “private banking”: p…
BOLZANO – C’è il figlio del costruttore. Era certo di aver accumulato 6,5 milioni e di poter acquistare un hotel: ha scoperto che sul conto gli euro reali erano invece 414 mila. E ci sono architetti, ex primari, commercianti e imprenditori: all’improvviso tutti hanno capito che i loro patrimoni erano carta straccia. Tra loro anche chi ha collezionato appartamenti di lusso: ora è accusato di aver saldato con denaro inesistente. Il conto della “stangata di Bolzano”, ogni giorno che passa, vede esplodere la dimensione della temuta truffa. Undici i vip altoatesini caduti nella rete, 52 i risparmiatori che finora hanno denunciato milioni volatilizzati assieme al “Madoff altoatesino”.
Intesa Sanpaolo
Sul tavolo del sostituto procuratore Igor Secco, che coordina le indagini della Guardia di Finanza, c’è un nome conosciuto nell’intero Nordest: Moreno Riello, 64 anni, origini vicentine, ex consulente finanziario nella filiale cittadina di Intesa Sanpaolo. Quindici anni al “private banking”: poi, il 31 dicembre scorso, inspiegabili “dimissioni immediate”. Figlio di un ispettore di polizia molto stimato per l’attivismo solidale, fino a ieri sembrava scomparso nel nulla, assieme a una montagna di soldi e alla compagna. Spenti i vecchi telefoni, niente recapiti, nessuna traccia. Nessun contatto nemmeno con ex moglie, figlia e fratello, a cui pure i conti non tornerebbero.
Le perquisizioni
La svolta grazie alle perquisizioni in agosto a Vittorio Veneto, ultimo domicilio ufficiale. A darne notizia, la Procura di Bolzano: l’ex consulente, dopo i timori di fuga all’estero, “è stato rintracciato in Italia” e nei suoi confronti “sono state eseguite perquisizioni domiciliari e personali, con sequestro di cellullari e computer”. E’ indagato per truffa continuata, furto ai danni dell’istituto di credito, abuso di prestazione d’opera e di intermediazione finanziaria. Ad aggravare le accuse, “l’aver cagionato un danno patrimoniale rilevante”. Per i cultori dello “schema Ponzi”, un capolavoro.
"Un genio, non sbaglia un colpo”
Riello si presentava benissimo, diventava “uno di famiglia” e faceva guadagnare moltissimo. “Gli davi da investire un milione – dice uno dei truffati – e un anno dopo te ne ritrovavi due. E tutti a dire: un genio, non sbaglia un colpo”. Peccato che il tesoro, da un assegno circolare all’altro, secondo le urgenze passasse anche da un conto all’altro: prima di evaporare o di gocciolare, secondo le accuse, nella cassa dell’insospettabile “re dei conti aperti e chiusi in poche ore”. Nelle carte della Finanza, le tracce delle “condotte distrattive messe in atto almeno da aprile 2015 a dicembre 2024 abusando della fiducia delle persone offese, allo stato attuale tutte altoatesine”. Un castello di “informazioni, documenti, moduli fatti sottoscrivere in bianco e firme non conformi, rendicontazioni artefatte attestanti controvalori patrimoniali ben superiori a quelli effettivamente annotati sui sistemi della banca e detenuti dai clienti”.
La finta casella postale
“Proponeva investimenti ad alto rendimento – confermano i legali a cui non finiscono di presentarsi presunti raggirati – definiti sicuri. Solo da gennaio, dopo l’addio a Intesa Sanpaolo, il successore ha cominciato a scoprire la trappola: uno shock”. Tra gli espedienti, grazie al possesso della copia della carta d’identità dei clienti, la finta casella postale. In banca arrivava la richiesta di recapitare lì ogni documento: nel cestino aperto in realtà da Riello, unico titolare della chiave d’accesso. “L’istituto di credito – dice uno dei raggirati – ha così sempre spedito a lui ciò che doveva arrivare a noi. Chiedevamo il cartaceo e il consulente mandava plichi incomprensibili. A fissare il saldo con chiarezza, il solito whatsapp”.
La banca minimizza
Fonti interne alla banca ridimensionano la beffa: le vittime sarebbero “meno di dieci”, i danni reali “inferiori a due milioni”. All’organismo di vigilanza dei consulenti finanziari, che ha sospeso Riello dall’albo nazionale, risulta invece pari a 131 milioni a 534 mila euro la differenza tra i patrimoni reali dei clienti e quelli indicati dall’ex funzionario di banca. La domanda che sconvolge Bolzano, già scossa dal colossale crack di René Benko, è questa: possibile che Riello abbia imbrogliato tutti da solo e per anni? “Incredibile – risponde l’avvocato Gerhard Brandstaetter, che difende chi da investitore si è scoperto debitore – con i controlli attuali puoi farla franca magari due giorni, non due decenni. Le indagini devono chiarire le cause di una falla che si riteneva impossibile: anche la banca dovrà dare risposte e trattare risarcimenti con le assicurazioni”. Capitolo doloroso.
“Il congedo senza prima una verifica”
“Quel consulente – dice chi avrebbe visto svanire in un colpo 9 milioni – non era un libero professionista. Lavorava e agiva per conto di un istituto affidabile e importante. Se è stato permesso un congedo senza prima una verifica, tocca alla banca assumersi la responsabilità del disastro”. C’è un problema: a nove mesi dalla grande fuga finita ieri, nessuno ancora conosce i confini reali del buco. “Se tu consegni 2 milioni, ti fanno credere che sono diventati 4 e adesso scopri di avere 500 mila euro – dicono fonti investigative – hai perso un milione e mezzo, non quattro. Non è facile provare la differenza tra promesse e risultati, distinguere tra perdite dovute a dinamiche di mercato e truffa”. Partiti da un pugno in pancia da “almeno venti milioni”, si profila una contesa su “decine di milioni”. “Sono in corso numerosi accertamenti bancari – spiegano i magistrati – per quantificare esattamente il danno subìto dalle singole persone offese”. Rivedere tutti i quattrini, si disperano i salotti della città, sarà un’impresa. Come riprendersi dalla doccia ghiacciata del tuffo euforia e sconforto: dura infilare la mano in una tasca che credi sempre più piena e sentirla vuota.