Ordigno sulla Flotilla: “Colpita da un drone la barca di Greta Thunberg”
di Alessia CanditoUn momento dell'esplosione in un frame tratto da un video distribuito su social network dalla Global Sumud Flotilla
Ci stiamo preparando a partire dalla Tunisia, non saranno certo atti intimidatori come quello che abbiamo subito a fermarci». A tarda sera, sulle barche della Global Sumud Flotilla ormeggiate al porto di Sidi Bou Said, non lontano da Tunisi, c’è ancora attività. Soprattutto sulla Family, l’ammiraglia della delegazione spagnola diretta a Gaza su cui viaggiano l’ecoattivista Greta Thunberg, l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau e molti dei portavoce, come Thiago Avila e Yosemin Acar. I danni provocati dall’ordigno esplosivo sganciato sul ponte nella notte fra lunedì e martedì non sono tanto gravi da impedire la ripresa della navigazione, ma meritano lavoro. Forse per giorni.
«Tutta colpa di una sigaretta»
«È stato un drone, lo abbiamo visto», …
Ci stiamo preparando a partire dalla Tunisia, non saranno certo atti intimidatori come quello che abbiamo subito a fermarci». A tarda sera, sulle barche della Global Sumud Flotilla ormeggiate al porto di Sidi Bou Said, non lontano da Tunisi, c’è ancora attività. Soprattutto sulla Family, l’ammiraglia della delegazione spagnola diretta a Gaza su cui viaggiano l’ecoattivista Greta Thunberg, l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau e molti dei portavoce, come Thiago Avila e Yosemin Acar. I danni provocati dall’ordigno esplosivo sganciato sul ponte nella notte fra lunedì e martedì non sono tanto gravi da impedire la ripresa della navigazione, ma meritano lavoro. Forse per giorni.
«Tutta colpa di una sigaretta»
«È stato un drone, lo abbiamo visto», dicono dall’equipaggio, con i i filmati, in poche diventati virali, che sembrano confermare le loro parole. «Tutta colpa di una sigaretta, non c’è traccia di droni», ha provato invece a sostenere la Garde Nationale tunisina. Ma diversi specialisti smentiscono l’ipotesi dell’incidente.
La pistola lanciarazzi
Per i tecnici di Sibylline, potrebbe essere stata usata una pistola lanciarazzi. «Potrebbe essre stato un drone», sostiene David Heathcote, capo della società d’intelligence privata McKenzie Intelligence Service, consultato dalla Bbc. Anche perché a stanarlo - osservano diversi analisti - è il ronzio che nei video si sente distintamente. «L’impatto mostrato dai video - sottolinea Heathcote - solleva gravi dubbi sulla versione delle autorità tunisine».
Nessuna rivendicazione
Insomma, il dolo per i tecnici c’è, manca la rivendicazione. Ma la firma per gli attiviti è facilmente identificabile. «Non possiamo dire chi sia il responsabile, non saremmo sorpresi se fosse Israele», dicono da bordo. «Se confermato, si tratta di un attacco alla sovranità tunisina», gli dà manforte la relatrice Onu Francesca Albanese, ieri a Tunisi.
Indagini in corso
Imbarazzato, il presidente Kais Saied nulla dice, lascia parlare la sua Garde National, che si trincera dietro indagini formalmente in corso. E lo stesso fa dall’altra parte del mare il vicepremier ntonio poco per i deputati italiani delle opposizioni Arturo Scotto e Annalisa Corrado del Pd, Benedetta Scuderi di Avs e Marco Croatti dei 5s, pronti a imbarcarsi su una delle vele della delegazione italiana della Flotilla, che si dicono intenzionati ad andare avanti e chiedono un’inchiesta autonoma e indipendente all’Ue. Troppo poco per tutte le opposizioni, che contro il governo insorgono: dalla segretaria dem Elly Schlein che pubblicamente esprime «solidarietà» alla missione umanitaria, al leader 5s Giuseppe Conte, che punta il dito contro la premier Meloni: «ci ha messo dalla parte sbagliata della storia». A lei chiedono «parole chiare» e «verità sull’eventuale uso delle basi italiane», Nicola Fratoianni e altri deputati di Avs, la invita a chiedere chiarezza «su un atto terroristico» al governo Saied «con cui ha un patto di ferro», il segretario di +Europa Riccardo Magi, in serata interviene anche Maria Elena Boschi di Iv per ricordare: «Lo stesso governo che rimanda in patria un torturatore libico, volta le spalle ai cittadini. La sicurezza dei nostri connazionali e il diritto alla protesta pacifica non sono optional».
Le piazze di nuovo piene
E ancora una volta per la Flotilla si sono riempite le piazze. A Roma, a Torni sotto la pioggia, e poi Milano, Bologna, Napoli studenti, lavoratori gente comune hanno protestato contro l’attacco subito dalla Family e promesso: «Se bloccano la Flotilla, blocchiamo tutto». E secondo ambienti vicini al Viminale, dicono indiscrezioni, potrebbero riuscirci.