Non ci stanno 299 stanghette, una per ogni giorno di detenzione, sulle pareti della cella di Alberto Trentini nel carcere di El Rodeo, in Venezuela. Il carcere dei detenuti politici. Sono troppe.
Alberto Trentini da dieci mesi, dal 15 novembre del 2024, quando viaggiava per portare con la sua Ong aiuti a pazienti disabili, ed è stato arrestato a un posto di blocco della polizia, non è un prigioniero. Ma un ostaggio. Una pedina che il governo Maduro usa per fare pressione sul nostro paese e, dunque, sull’Europa.
Trentini non ha mai ricevuto una visita consolare in carcere. Ha potuto chiamare solo due volte casa, a Venezia, dove lo aspettano i suoi genitori e l’avvocata Alessandra Ballerini. Palazzo Chigi, con il sottosegretario Alfredo Mantovano, e la Farnesina, che ha nominato anche un inviato…
Non ci stanno 299 stanghette, una per ogni giorno di detenzione, sulle pareti della cella di Alberto Trentini nel carcere di El Rodeo, in Venezuela. Il carcere dei detenuti politici. Sono troppe.
Alberto Trentini da dieci mesi, dal 15 novembre del 2024, quando viaggiava per portare con la sua Ong aiuti a pazienti disabili, ed è stato arrestato a un posto di blocco della polizia, non è un prigioniero. Ma un ostaggio. Una pedina che il governo Maduro usa per fare pressione sul nostro paese e, dunque, sull’Europa.
Trentini non ha mai ricevuto una visita consolare in carcere. Ha potuto chiamare solo due volte casa, a Venezia, dove lo aspettano i suoi genitori e l’avvocata Alessandra Ballerini. Palazzo Chigi, con il sottosegretario Alfredo Mantovano, e la Farnesina, che ha nominato anche un inviato speciale (il numero uno degli italiani all’estero, Luigi Vignali), hanno in piedi diversi contatti con il governo. Ma la situazione è complessa e sul tavolo ci sono questioni che non sono soltanto nella disponibilità politica del nostro governo. Intanto Alberto resta in carcere. E sono quasi 300 giorni.
Paola e Claudio Regeni
Siamo vicini ai genitori di Alberto Trentini. La nostra è una vicinanza affettuosa. Noi possiamo veramente immaginare l’enorme dolore, lo sconforto insopportabile dell’attesa che ti liberino un figlio arrestato ingiustamente. Trecento giorni sono veramente tanti. Veramente troppi. Per questo chiediamo ancora una volta che chi può intervenga con decisione per risolvere questa situazione di stallo incomprensibile....e farlo ritornare al più presto, anzi subito a casa.
Maurizio De Giovanni
Il tempo può essere un grande medico, può guarire molte ferite; ma può essere anche una condanna terribile. Da quasi un anno, Alberto Trentini conosce solo il volto oscuro del tempo: rinchiuso ingiustamente in un carcere venezuelano. Alberto è un operatore umanitario, un giovane di grande valore, che oggi vive l’ingiustizia più insopportabile: la privazione della libertà. Non possiamo permettere che il silenzio e l’indifferenza diventino complici della sua prigionia. Il governo ha il dovere morale e politico di agire, e di farlo subito. Perché deve tornare a casa, tra le braccia della sua famiglia e del suo Paese.
Gherardo Colombo
Venezuela e sono ignoti i motivi per i quali sia in prigione. La nostra Costituzione impegna le istituzioni a riconoscere e garantire i diritti inviolabili di ogni essere umano, tra questi quello alla libertà personale, la cui limitazione rappresenta un’eccezione e, per principio internazionale generalmente riconosciuto, deve essere accompagnata dall’effettivo diritto a difendersi da parte di chi la subisce. È compito delle nostre istituzioni fare ogni sforzo perché i diritti dei cittadini siano rispettati anche all’estero. Il governo deve fare tutto il possibile perché la situazione allucinante subita da Alberto sia finalmente risolta.
Pif
Caro Alberto, in questi trecento giorni nei quali sei stato ingiustamente imprigionato, sta succedendo di tutto. Civili che vengono bombardati, senza possibilità di essere soccorsi. Il presidente degli Stati Uniti che vuole costruire un residence a cinque stelle lungo tutta la Striscia di Gaza. In Italia un trafficante di donne e di uomini, un pericoloso torturatore è stato prima arrestato su ordine della Corte penale internazionale. E poi scarcerato, con il nostro governo che lo ha riaccompagnato a casa. Eppure, nonostante tutto questo, ci sono persone che ti pensano e che lavorano per renderti di nuovo un uomo libero. Nella confusione tu rimani una priorità!
Gianrico Carofiglio
Sono passati trecento giorni dall’arresto di Alberto Trentini, 45 anni, cooperante della Ong Humanity & Inclusion. Il 15 novembre 2024, mentre portava aiuti a persone con disabilità in Venezuela, è stato fermato e rinchiuso nel carcere di El Rodeo, senza che alcuna accusa sia mai stata formalizzata. Da allora viene trattenuto contro ogni regola del diritto in una immorale pratica di estorsione politica. Alberto ha dedicato la sua vita agli altri, ai più fragili. È insopportabile che venga trattato come un criminale. Ed è nostro dovere pretendere che sia fatto ogni passo necessario per la sua immediata liberazione.
Valeria Parrella
Ci sono due parole chiave in questa vicenda che sono il motivo per cui l’operatore umanitario Trentini è diventato una vittima del regime di Maduro e che forse sono anche la spiegazione per cui c’è troppo silenzio intorno a questa grave violazione dei diritti di un connazionale, e sono contenute nel nome della ONG per la quale lavora: Humanity e Inclusion, umanità e inclusione. Sono le due parole che ci tengono al mondo, che ci permettono di sperare nel futuro, di dirci degni del presente, sono il prerequisito e insieme l’obiettivo finale per muoverci nel mondo per il tempo che ci è dato, sono la forma che vorremmo avesse la compagine sociale in cui far vivere i nostri figli. Chi si occupa di inclusione, chi dedica la sua vita all’umanità, va ad aprire spazi perché ci sia posto per tutti: è una persona troppo libera e mite per i regimi, per le dittature, che resistono solo a condizione che queste due parole vengano disattese, calpestate, negate.