Il sindaco con le mani in pasta: a 57 anni resta disoccupato, diventa fornaio e conquista i social
di Giampaolo Visetti“Non è mai troppo tardi per ricominciare. Se una strada si chiude, l’importante è non fermarsi, ma muoversi per cercarne un’altra: per me questo non significa avere coraggio, ma ascoltare il buonsenso e andare avanti”. Arnaldo Pitton, 57 anni, è il sindaco di Meduna di Livenza, paese veneto di tremila abitanti, nel Trevigiano. Nelle ultime ore è tempestato da migliaia di messaggi da parte di persone, in particolare giovani, che lo ringraziano per l’esempio che ha dato. La sua popolarità è esplosa grazie al video che lo ritrae con cappello e grembiule bianco da fornaio, impegnato a impastare i suoi primi grissini. Fino alla scorsa settimana lavorava in un’azienda della zona. “Perso il lavoro – dice – ho dovuto reinventarmi. I miei compaesani adesso possono mangiare il pane del sindaco. Sarà per opportunismo, ma dicono che è buonissimo”.
Perché ha scelto di fare il panettiere?
“In realtà non avevo scelta. Per quarantadue anni mi sono occupato delle manutenzioni di un’azienda. Poi, assie…
“Non è mai troppo tardi per ricominciare. Se una strada si chiude, l’importante è non fermarsi, ma muoversi per cercarne un’altra: per me questo non significa avere coraggio, ma ascoltare il buonsenso e andare avanti”. Arnaldo Pitton, 57 anni, è il sindaco di Meduna di Livenza, paese veneto di tremila abitanti, nel Trevigiano. Nelle ultime ore è tempestato da migliaia di messaggi da parte di persone, in particolare giovani, che lo ringraziano per l’esempio che ha dato. La sua popolarità è esplosa grazie al video che lo ritrae con cappello e grembiule bianco da fornaio, impegnato a impastare i suoi primi grissini. Fino alla scorsa settimana lavorava in un’azienda della zona. “Perso il lavoro – dice – ho dovuto reinventarmi. I miei compaesani adesso possono mangiare il pane del sindaco. Sarà per opportunismo, ma dicono che è buonissimo”.
Perché ha scelto di fare il panettiere?
“In realtà non avevo scelta. Per quarantadue anni mi sono occupato delle manutenzioni di un’azienda. Poi, assieme ad altri colleghi, sono finito in cassa integrazione. Pensavamo che si sarebbe trattato di un periodo breve, invece non è stato così. Ho scoperto che nella nuova posizione venivano sospesi anche i versamenti contributivi. Non potevo rischiare, dopo una vita, di vedermi rinviare o tagliare la pensione”.
Vuole dire che ha lasciato volontariamente il suo lavoro a 57 anni?
“Quando mi è arrivata la lettera dell’Inps è stata una botta. Non sapevo cosa fare. Mi sono confrontato con i sindacati e il risultato è stato che alla mia età non si può stare nell’incertezza. Senza fare niente non so stare: non mi è rimasto che dare le dimissioni a guardarmi in giro”.
In quanto tempo ha trovato un nuovo lavoro?
“Sarà che sono stato fortunato, che in paese mi conoscono, o che ho il vantaggio di vivere in una piccola comunità. La verità è che mi è bastato attraversare la strada e far sapere che ero rimasto disoccupato, impegni da sindaco a parte”.
Come è andata?
“Conosco da una vita Michele Berti, lo storico fornaio del paese. È un amico dall’infanzia. Gli ho spiegato la situazione: per la pensione mi mancano pochi mesi di contributi, ma senza uno stipendio, fino a quel momento, non campo. Mi ha sempre detto che ormai trovare personale è un problema: pochi minuti ed eravamo d’accordo”.
Quindi è stato assunto, un apprendista quasi sessantenne e alla vigilia della pensione?
“Per ora mi ha fatto un contratto fino a dicembre. Sono in prova, i posti vanno meritati. Se tutto va bene a fine anno potrei avere i requisiti per ritirarmi, ma non è questo il punto. Il fatto è che i giovani certi mestieri non vogliono più farli. Non vogliono cominciare presto la mattina, non vogliono finire tardi la sera. Niente sabati, estate libera, nemmeno parlare dei festivi. La realtà è che se hai voglia di lavorare c’è ancora posto, anche per uno come me”.
Come è cambiata la sua vita?
“Martedì è stato il mio primo giorno di lavoro nel forno. Mi sono presentato, come d’accordo, alle 3 del mattino. Michele mi ha spiegato i fondamentali, si deve avere l’umiltà di cominciare dalle cose semplici. Mi è stato dato un armadietto per cambiarmi e ho ricevuto gli attrezzi per impastare. Ho provato a fare i grissini, poi il mio primo pane. Mezz’ora dopo la prima pagnotta del sindaco era pronta per essere infilata nel forno. Una soddisfazione: il pane sfama, ma prima ancora tiene assieme una comunità”.
E la sua situazione economica adesso è sostenibile?
“I conti sono presto fatti. Con la cassa integrazione, se avessi dovuto versarmi i contributi, non sarei andato lontano. L’indennità da sindaco è di 8 mila euro lordi all’anno, poco più di 500 euro al mese e senza contributi previdenziali. Meduna di Livenza è un piccolo paese, non ci sono le risorse per un sindaco a tempo pieno da 26 mila euro lordi all’anno. Facendo il fornaio, tra stipendio e indennità, posso vivere”.
Perché ha subito girato un video che la riprende nel laboratorio del panificio?
“Ero felice, orgoglioso di ricominciare a lavorare. Per una persona, restare disoccupato, resta un’umiliazione. Se lo immagina, in Veneto, un sindaco disoccupato? Così ho subito postato le immagini in cui compaio con le mani in pasta. Era per gli amici, per gli ex colleghi, per i famigliari. Un modo di dire: vedete, sono di nuovo in pista, non sto seduto sul divano ad aspettare, mi guadagno il pane che faccio. Qualcuno ha fatto girare il video e la reazione è stata sorprendente: migliaia di complimenti da tutta Italia”.
Da sindaco fornaio a star sui social: come lo spiega?
“Nonostante tutto il lavoro resta una faccenda seria perché riguarda anche la dignità. Il video in realtà è nato come una sorta di goliardata, ispirata alla serie Boss in incognito. Però ho capito subito che mi sbagliavo: la gente ha visto un uomo maturo che ha perso il posto e che non è rimasto fermo a piangersi addosso. Mi scrivono anche per dirmi che apprezzano il fatto che un sindaco accetti di fare un mestiere umile, di imparare, di mettersi a disposizione per qualcosa di utile a tutti”.
Come concilia la sveglia del panettiere con l’agenda del sindaco?
“Perfettamente. Comincio alle 3 del mattino, ma prima delle 9 il mio impegno con filoni e focacce è finito. Mi cambio, attraverso la piazza, entro in municipio, salgo in ufficio e comincio puntualmente a fare il sindaco. Siamo un piccolo comune, ho anche un sacco di assessorati, le associazioni da seguire. È la mia seconda legislatura: seguo le orme di mio nonno, mio padre è stato vice, mio zio era all’anagrafe. Noi Pitton siamo i Kennedy di Meduna, io un Kennedy infarinato”.
Smetterà, quando avrà i requisiti per la pensione?
“Da quando ho cominciato a fare il pane alla pensione non penso più. Si è quello che si fa e una persona a 57 anni è ancora giovane. Tempo fa mi ero reso conto che la piazza del paese era sporca e che non avevamo i fondi per una pulizia profonda del selciato. Mi sono fatto prestare un’idropulitrice e ci ho pensato io. Il video è finito su TikTok, migliaia di persone l’hanno visto. Risultato: tutti adesso danno una mano a tenere bene le cose, i giovani hanno capito l’importanza di mettersi a disposizione per gli altri. Strade e piazza sono sempre pulite, ognuno fa la sua parte e spero non sia finita qui”.
Cosa vuole dire?
“Prima o poi dovrò mollare. Spero che il mio amico Michele, che mi ha salvato, trovi un giovane disposto a continuare a fare il pane per i compaesani”.