Quattro miliardi di anni fa Marte aveva caratteristiche molto simili a quelle della Terra. Acqua liquida in superficie, un’atmosfera, temperature più miti». Sembra una favola e Teresa Fornaro ha in effetti i suoi gemelli accanto a sé, mentre ce la racconta al telefono.
A 38 anni la scienziata dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) lavora all’osservatorio di Arcetri, a Firenze, ma è anche stata scelta dalla Nasa per l’analisi dei campioni raccolti da Perseverance su Marte.
Come è riuscita?
«Ho partecipato a un bando aperto agli scienziati di tutto il mondo. Siamo stati scelti in tredici».
Com’è il suo lavoro?
«Riceviamo i dati di Perseverance e diamo indicazioni al rover per approfondire i sit…
Quattro miliardi di anni fa Marte aveva caratteristiche molto simili a quelle della Terra. Acqua liquida in superficie, un’atmosfera, temperature più miti». Sembra una favola e Teresa Fornaro ha in effetti i suoi gemelli accanto a sé, mentre ce la racconta al telefono.
A 38 anni la scienziata dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) lavora all’osservatorio di Arcetri, a Firenze, ma è anche stata scelta dalla Nasa per l’analisi dei campioni raccolti da Perseverance su Marte.
Come è riuscita?
«Ho partecipato a un bando aperto agli scienziati di tutto il mondo. Siamo stati scelti in tredici».
Com’è il suo lavoro?
«Riceviamo i dati di Perseverance e diamo indicazioni al rover per approfondire i siti più interessanti. Dal 2021 lavoriamo a tambur battente. I miei figli sono pazienti, si sono abituati. Sanno che all’ora di cena mi collego con la Nasa».
Come prosegue la storia di Marte?
«Le condizioni a un certo punto sono cambiate. Il nucleo si è raffreddato, di conseguenza il pianeta ha perso il suo campo magnetico. Il vento solare ha eroso l’atmosfera e le radiazioni hanno sterilizzato tutto. L’acqua è scomparsa dalla superficie. La vita, che potrebbe essersi sviluppata 4 miliardi di anni fa, proprio quando sulla Terra comparivano i primi microbi, o si è estinta o è stata relegata nel sottosuolo, al riparo dalle radiazioni».
Il campione recuperato da Perseverance potrebbe essere un residuo di quella vita?
«Il carbonio organico potrebbe essere il residuo dei microrganismi. I noduli di solfuro e fosfati di ferro sono forse prodotti del loro metabolismo. Conosciamo batteri terrestri che si comportano allo stesso modo e lasciano tracce simili. Nel laboratorio di Arcetri simuliamo l’ambiente descritto da Perseverance per interpretare l’origine di queste molecole organiche. Cerchiamo di capire se possono essere prodotte da esseri viventi o solo da processi geochimici».
Marte oggi è un pianeta arido. Accadrà anche alla Terra?
«È possibile. La Terra però è più grande. Il suo nucleo impiegherà più tempo a raffreddarsi, trasformando l’ambiente come è avvenuto su Marte».