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I giovani non si piacciono, Gulino: “Aiutiamoli ma senza proibire l’utilizzo del web”

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La presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi: “I genitori devono guidarli nell’accettare se stessi, al di là del giudizio degli altri”
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Dobbiamo agire sull’autostima dei ragazzi. È compito dei genitori e della scuola. Soltanto sentendosi apprezzati per ciò che sono e non per come appaiono, potranno salvarsi dalla dittatura social sul corpo». Maria Antonietta Gulino, presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi, dice con chiarezza che di fronte alla sofferenza di un adolescente la «responsabilità educativa è del mondo adulto».

In che senso Gulino? Cosa possono fare i genitori di fronte a adolescenti che detestano il proprio corpo e subiscono attacchi social?

«Possono fare moltissimo, a cominciare dalla ricerca di una relazione. I social fanno parte del nostro modo di vivere, proibirli non serve a nulla, l’unica strada è aiutare i giovani a utilizzarli senza esserne schiacciati. L’angos…

Dobbiamo agire sull’autostima dei ragazzi. È compito dei genitori e della scuola. Soltanto sentendosi apprezzati per ciò che sono e non per come appaiono, potranno salvarsi dalla dittatura social sul corpo». Maria Antonietta Gulino, presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi, dice con chiarezza che di fronte alla sofferenza di un adolescente la «responsabilità educativa è del mondo adulto».

In che senso Gulino? Cosa possono fare i genitori di fronte a adolescenti che detestano il proprio corpo e subiscono attacchi social?

«Possono fare moltissimo, a cominciare dalla ricerca di una relazione. I social fanno parte del nostro modo di vivere, proibirli non serve a nulla, l’unica strada è aiutare i giovani a utilizzarli senza esserne schiacciati. L’angoscia nell’età dell’adolescenza è quella di non essere visti, per questo si espongono così tanto online».

E lei crede che oggi i ragazzi non vengano abbastanza curati in famiglia? È da qui che nasce il senso di inadeguatezza?

«Cominciamo a domandarci quanti momenti condivisi ci sono nell’arco di una giornata. Se si cena guardando il cellulare o parlandosi. Quanto siamo disponibili di fronte alle loro altalene emotive. Quanto ci interessiamo anche al loro universo social. Quanto siamo pazienti nel cercare un dialogo anche davanti a una porta chiusa. È difficile, non lo nego, ma è da qui che si parte».

Qui però parliamo del corpo, dell’immagine.

«Aiutarli non significa semplicemente fargli amare ciò che vedono nello specchio, ma guidarli nell’accettazione di sé, al di là del giudizio degli altri. I genitori dovrebbero farlo fin dall’infanzia dei figli: sostenere la loro autostima».

Sappiamo però che ciò che conta per un adolescente non è lo sguardo della mamma o del papà, ma quello degli amici.

«Certo, ma l’autostima è qualcosa che nasce prima, nella relazione familiare. Avendo risorse interiori si è meno vulnerabili agli attacchi esterni. La nostra sfida però deve essere contro il bullismo online, il body shaming, che nei soggetti più fragili può avere conseguenze drammatiche, a cominciare dall’autolesionismo».

Quali strategie si possono mettere in campo?

«La scuola può fare moltissimo. Educazione digitale, educazione all’affettività, proporre modelli positivi in alternativa ai social, decostruire gli stereotipi. A passi lenti i risultati si vedono».

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