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Neonata morta, il medico: “Nelle case maternità parti non complessi, ma il rischio zero non esiste”

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Intervista a Irene Cetin, primario alla Mangiagalli di Milano, dopo il decesso della bimba a Roma
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Irene Cetin, è professoressa ordinaria di ostetricia e ginecologia a Milano e dirige l’ostetricia della clinica Mangiagalli, il più grande punto nascita del Paese, con seimila parti l’anno.

Cosa sono le Case maternità?

“Posti dove è sufficiente la presenza di un’ostetrica per seguire un parto, che deve essere classificato a basso rischio”.

Come devono lavorare?

“È necessario che rispettino una serie di indicazioni per escludere che ci siano fattori di rischio noti. In generale, se si fa un parto fuori dall’ospedale si deve comunque avere la possibilità di trasportare rapidamente la partoriente, per condurla dove può avere ad esempio l’assistenza di un’anestesista, o la possibilità di fare una trasfusione di sangue, o di essere sottoposta a un taglio cesareo”.

Esistono gravidanze a rischio zero?

“Conosciamo molto bene i fattori di rischio, sia per la donna che per il neonato. Se sono presenti non si può partorire fuori da una struttura ospedaliera. Comunque sia, il rischio di u…

Irene Cetin, è professoressa ordinaria di ostetricia e ginecologia a Milano e dirige l’ostetricia della clinica Mangiagalli, il più grande punto nascita del Paese, con seimila parti l’anno.

Cosa sono le Case maternità?

“Posti dove è sufficiente la presenza di un’ostetrica per seguire un parto, che deve essere classificato a basso rischio”.

Come devono lavorare?

“È necessario che rispettino una serie di indicazioni per escludere che ci siano fattori di rischio noti. In generale, se si fa un parto fuori dall’ospedale si deve comunque avere la possibilità di trasportare rapidamente la partoriente, per condurla dove può avere ad esempio l’assistenza di un’anestesista, o la possibilità di fare una trasfusione di sangue, o di essere sottoposta a un taglio cesareo”.

Esistono gravidanze a rischio zero?

“Conosciamo molto bene i fattori di rischio, sia per la donna che per il neonato. Se sono presenti non si può partorire fuori da una struttura ospedaliera. Comunque sia, il rischio di un imprevisto può essere basso, ma mai uguale a zero. E come sappiamo, i problemi possono presentarsi con esito infausto anche in ospedale”.

L’Oms chiede di chiudere le sale parto con meno di 500 nascite. Come si combina questa previsione con i parti in casa o nelle Case maternità?

“Il problema delle strutture piccole o piccolissime è l’esperienza. Per seguire i parti il personale deve essere preparato e ci si forma anche affrontando i vari casi. Noi, che ne vediamo tantissimi, comunque facciamo fare ai nostri operatori, medici e ostetriche, esercitazioni con simulatori perché possano intervenire sulle varie situazioni complesse. Poi è fondamentale allenarsi al lavoro di èquipe. Cose che nelle strutture piccole o piccolissime mancano”.

Il parto fuori dall’ospedale è poco diffuso in Italia (0,1% delle nascite). Però una piccola domanda esiste, come mai?

“Perché la gravidanza e il parto sono fenomeni fisiologici. Viverli in modo naturale è assolutamente lecito. Il punto è che vanno create situazioni adatte a questo tipo di impostazione all’interno dei nostri punti nascita. Noi alla Mangiagalli stiamo allestendo un centro per il cosiddetto parto naturale. Però accanto ci sarà una sala operatoria per affrontare emergenze inaspettate”.

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