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I settant’anni di Leone: “Il nostro amico Papa tra fede, cucina e sport”

(afp)

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Gli auguri e i ricordi di chi conosce Prevost da una vita. “Ha sempre viaggiato tanto. Quella volta ci salvò sulle Ande”
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Ora che guida la barca di Pietro deve rinunciare a malincuore a guidare l’automobile. «La guida è una sua passione e credo che sia una delle cose che gli mancheranno di più», dice padre Giuseppe Pagano, agostiniano, priore della basilica di Santo Spirito a Firenze: «Quando abbiamo viaggiato insieme, ad esempio per andare a visitare i confratelli in Nord Europa, guidava sempre lui». Robert Francis Prevost, che oggi compie 70 anni, è un uomo calmo, metodico, poco appariscente. Ma chi lo conosce da una vita racconta di una persona tutt’altro che arrendevole o indecisa. «È un tipo molto dinamico», dice padre Gianfranco Casagrande, priore degli agostiniani di Pavia, dove sono conservate le spoglie di sant’Agostino. Timido? «Non parlerei di timidezza ma di riservatezza», replica padre Pagano, «è una persona socievole, che sa stare un po’ con tutti, giovani o anziani: è vero che non parla tantissimo, ascolta molto».

Una nuotata a Oconomowok

Oggi la sua vita quotidiana è ristretta in un fazzo…

Ora che guida la barca di Pietro deve rinunciare a malincuore a guidare l’automobile. «La guida è una sua passione e credo che sia una delle cose che gli mancheranno di più», dice padre Giuseppe Pagano, agostiniano, priore della basilica di Santo Spirito a Firenze: «Quando abbiamo viaggiato insieme, ad esempio per andare a visitare i confratelli in Nord Europa, guidava sempre lui». Robert Francis Prevost, che oggi compie 70 anni, è un uomo calmo, metodico, poco appariscente. Ma chi lo conosce da una vita racconta di una persona tutt’altro che arrendevole o indecisa. «È un tipo molto dinamico», dice padre Gianfranco Casagrande, priore degli agostiniani di Pavia, dove sono conservate le spoglie di sant’Agostino. Timido? «Non parlerei di timidezza ma di riservatezza», replica padre Pagano, «è una persona socievole, che sa stare un po’ con tutti, giovani o anziani: è vero che non parla tantissimo, ascolta molto».

Una nuotata a Oconomowok

Oggi la sua vita quotidiana è ristretta in un fazzoletto di 44 ettari, tanto è grande lo Stato della Città del Vaticano, ma Leone è il Papa più globale di sempre, ha viaggiato nei cinque continenti. Padre Pagano lo ha conosciuto studente a Roma nel 1983, poco dopo si ritrovarono negli States: «Io sono andato per l’inglese, lui era già lì», ricorda, «a quel tempo i nostri confratelli americani avevano una piccola casetta vicino al lago Oconomowok, siamo stati lì un po’ facendoci qualche nuotata».

Alla scoperta del Perù

Padre Vittorino Grossi partì con Prevost per il Perù, nel 1985: «Lui doveva andare in missione, io a un congresso, partimmo insieme», racconta. « È una persona alla mano, trascorremmo una settimana al Machu Picchu, poi ci dividemmo: ancora ricordo l’immagine, lui che si gira per andare a prendere il bus». In Perù il giovane Prevost conosce il domenicano Gustavo Gutierrez, padre della teologia della liberazione, scopre il lavoro pastorale con i poveri, le piccole comunità portate avanti dai laici. Segue John McNabb, mitico agostiniano statunitense che crea dal nulla una diocesi, e che, in un libro di memorie, lo ricorda per una battuta: spira un vento forte, monsignor McNabb se ne lamenta, e “father Bob” ci scherza su: «John, ricordati che a Pentecoste c’era un vento così».

Uno spiccato senso pratico

Leone XIV ha sempre avuto uno spiccato senso pratico. È laureato in matematica, in famiglia era lui che saliva su una scala se c’era da aggiustare qualcosa in casa, da missionario, vescovo, anche cardinale, è sempre stato uno che si rimbocca le maniche. «Come diciamo in Argentina, lavora de sol a sol, dall’alba al tramonto, da lunedì a lunedì, fino alle ore piccole», dice Emilce Cuda, politologa che ha lavorato gomito a gomito con Prevost nella Pontificia commissione per l’America latina. Padre Giustino Casciano, oggi rettore della basilica di Santa Rita da Cascia, collaborò con Prevost quando Benedetto XVI visitò la tomba di sant’Agostino a Pavia: «Prima che arrivasse il Papa, mentre prendevamo il caffè mi disse: “Senti, mi dici esattamente come stanno qui le cose?”’, e io ho potuto raccontargli alcune difficoltà che avevamo incontrato nel trovare sostengo per i lavori in basilica. Lui, con la sua solita calma, mi disse: “Vedrai che tutto andrà bene”». Maurizio Misitano è il direttore esecutivo della Fondazione Agostiniani nel Mondo, realtà nata su impulso dell’allora priore Prevost. «Aveva un approccio diverso alla charity, era attento a come ottenere i fondi ma anche a come assicurare un futuro al progetto». Una scuola in Nigeria, un’altra a Nairobi, un salone polifunzionale in Kenya… «È una persona che si emoziona molto», dice Misitano: «Non dico l’emozione che abbiamo visto tutti quando si è affacciato dal loggione di San Pietro, ma anche quando si affacciava per inaugurare una nuova scuola traspariva una forte emozione, si rendeva conto dell’impatto che quel progetto poteva avere sulle persone».

Lasagne e paella

Uomo riflessivo ma pragmatico, gli amici ricordano la passione di Prevost per le cose semplici. La cucina, ad esempio. Alessandro Bisogni è stato il cuoco della curia agostiniana: «Gli piacciono i primi italiani, carbonara, le lasagne, anche un semplice spaghetto al pomodoro», racconta. «Mi ricordo bene che un giorno ho fatto una paella, qui ci sono parecchi spagnoli, e l’ha apprezzata molto». Al Papa piace mangiare, «ma non ha grosse pretese», precisa Bisogni. Rimane un frate, accetta quello che passa il convento.

Sport e miracoli

Altra passione, lo sport. «Gli piace sia quello da praticare che quello da vedere», conferma padre Pagano. Nel periodo del Conclave la Roma batté la Fiorentina 1 a 0, «il primo miracolo di Francesco», scherzò Prevost. Che ora approfitta della piscina e del campo da tennis di Castel Gandolfo, dove, forse non casualmente, sta pensando di tornare una volta a settimana, il martedì, tradizionale giorno di riposo papale.

“Ascolta, ma lui risponde”

Di certo Leone XIV è uomo dalle idee chiare. « È prudente, ma sulle cose più importanti è capace di grande fermezza», assicura padre Pagano. Secondo Emilce Cuda, «non è una di quelle persone che ascoltano e poi non dice niente, pratica abbastanza comune nella Chiesa, no: lui ascolta, ma poi risponde e prende una decisione».

Il pulmino su quella roccia

Uomo fermo, anche nelle emergenze. «Una volta», racconta padre Casagrande, «andai in visita nei villaggi delle Ande. Era la stagione delle piogge, le strade erano fangose. Bob — lo chiama ancora così, il Papa — venne su col pulmino con tre giovani di Trujillo per accompagnarmi. Partimmo la mattina presto, lui guidava, continuava a piovere, entrammo in una curva, il pulmino si rigirò su se stesso e scivolò verso il dirupo. Tutti gridavano, lui vide una roccia e riuscì a indirizzare il pulmino in quella direzione, l’unica roccia che c’era: contro quella roccia il pulmino si arrestò. È rimasto in bilico su una roccia. Lui è rimasto sempre col sangue freddo, ha detto: “Nessuno si muova precipitosamente, rischiamo di cadere e di morire”. Dopo un po’ sono arrivati gli uomini dei villaggi vicini, siamo riusciti a metterci in salvo e con le corde abbiamo recuperato il pulmino. Quando lo hanno fatto Papa», racconta il suo amico, «ho pensato che quella roccia era Cristo che ci ha salvato e che il Padre eterno doveva sapere che quell’uomo avrebbe guidato ben altro che un pulmino».

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