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Leone XIV: “Nel mondo troppe disparità, guardiamo a Elon Musk”. Democrazia non sempre “perfetta”

Crux 

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Nella prima intervista del pontificato alla giornalista Usa Elise Ann Allen, Prevost dice che la parte più difficile da apprendere da Papa sono gli incontri con i leader mondiali. “Santa Sede impegnata per la pace, non come mediatore”. Tra Usa e Perù? “Tifo Perù, e Italia”
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Nel mondo di oggi c’è troppa disparità di reddito tra la classe lavoratrice e gli amministratori delegati delle grandi aziende: “Ieri la notizia che Elon Musk diventerà il primo triliardario al mondo. Cosa significa e di cosa si tratta? Se questa è l'unica cosa che ha ancora valore, allora siamo nei guai...”. Così papa Leone XIV nella prima vera intervista del pontificato, che ha rilasciato alla giornalista statunitense Elise Ann Allen del sito Crux.

Nelle anticipazioni dell’intervista diffuse oggi, 70 compleanno del Papa, Prevost racconta che la cosa più difficile da apprendere come Pontefice è “essere catapultato al livello di leader mondiale”, sottolinea che la Santa Sede è impegnata fortemente per la pace nel mondo ma non si illude di avere un ruolo di mediazione e confida che ai campionati del mondo di calcio tra Stati Uniti e Perù tiferebbe Perù, il paese nel quale è stato missionario e vescovo in tutto per una ventina d’anni (ma, assicura, tiferà anche Italia). Quanto alla Chie…

Nel mondo di oggi c’è troppa disparità di reddito tra la classe lavoratrice e gli amministratori delegati delle grandi aziende: “Ieri la notizia che Elon Musk diventerà il primo triliardario al mondo. Cosa significa e di cosa si tratta? Se questa è l'unica cosa che ha ancora valore, allora siamo nei guai...”. Così papa Leone XIV nella prima vera intervista del pontificato, che ha rilasciato alla giornalista statunitense Elise Ann Allen del sito Crux.

Nelle anticipazioni dell’intervista diffuse oggi, 70 compleanno del Papa, Prevost racconta che la cosa più difficile da apprendere come Pontefice è “essere catapultato al livello di leader mondiale”, sottolinea che la Santa Sede è impegnata fortemente per la pace nel mondo ma non si illude di avere un ruolo di mediazione e confida che ai campionati del mondo di calcio tra Stati Uniti e Perù tiferebbe Perù, il paese nel quale è stato missionario e vescovo in tutto per una ventina d’anni (ma, assicura, tiferà anche Italia). Quanto alla Chiesa, bisogna andare avanti con il Sinodo voluto da papa Francesco, dice il successore, il che non significa "trasformare la Chiesa in una sorta di governo democratico” anche perché “se guardiamo a molti paesi del mondo oggi, la democrazia non è necessariamente la soluzione perfetta a tutto”. L’intervista integrale fa parte di un libro biografico di Leone XIV in uscita il 18 settembre in Perù con Penguin.

Ricchi e poveri

Rispondendo ad una domanda sulla polarizzazione presente nel mondo di oggi, il Papa dice che a suo avviso questo fenomeno è la conseguenza di cause più recenti, come la pandemia, “ma credo”, dice, “che sia iniziato più indietro... Forse in alcuni luoghi la perdita di un senso più profondo di ciò che è la vita umana potrebbe avere qualcosa a che fare con questo, che ha colpito le persone a molti livelli. Il valore della vita umana, della famiglia e il valore della società. Se perdiamo il senso di questi valori, cosa conta ancora Aggiungete a tutto questo – prosegue Prevost – un paio di altri fattori, uno dei quali ritengo molto significativo: il divario sempre più ampio tra i livelli di reddito della classe operaia e il denaro che ricevono i più ricchi. Ad esempio, gli amministratori delegati che 60 anni fa guadagnavano dalle quattro alle sei volte di più di quanto guadagnano i lavoratori, l'ultimo dato che ho visto è 600 volte di più di quanto guadagna il lavoratore medio. Ieri la notizia che Elon Musk diventerà il primo triliardario al mondo. Cosa significa e di cosa si tratta? Se questa è l'unica cosa che ha ancora valore, allora siamo nei guai...”.

Buttarsi in piscina

Alcune delle domande anticipate oggi, in inglese e spagnolo, vertono sull’elezione al Conclave dello scorso maggio e al ruolo del papato. “Ho ancora un lungo percorso di apprendimento davanti a me. C'è una parte importante in cui sento di essere riuscito a muovermi senza troppe difficoltà, ovvero la parte pastorale”, afferma Leone. “L'aspetto totalmente nuovo di questo lavoro è essere catapultato al livello di leader mondiale. È un lavoro molto pubblico, la gente ricorda le conversazioni telefoniche o gli incontri che ho avuto con i capi di stato di diversi governi e paesi in tutto il mondo, in un momento in cui la voce della Chiesa ha un ruolo significativo da svolgere. Sto imparando molto su come la Santa Sede abbia avuto un ruolo nel mondo diplomatico per molti anni... Queste cose sono tutte nuove per me, in termini di esperienza diretta. Seguo l'attualità da molti, molti anni. Ho sempre cercato di rimanere aggiornato sulle notizie, ma il ruolo del Papa è certamente nuovo per me. Sto imparando molto e mi sento molto stimolato, ma non sopraffatto. In quell'occasione ho dovuto buttarmi nella piscina, dove non si tocca, molto rapidamente”.

Ucraina, possibilità e limiti

Il Papa si sofferma sull’Ucraina e sugli sforzi per la pace. “Credo che le persone abbiano ascoltato i diversi appelli che ho lanciato per alzare la mia voce, quella dei cristiani e delle persone di buona volontà, affermando che la pace è l'unica risposta. Le inutili uccisioni dopo questi anni di persone da entrambe le parti – in quel conflitto in particolare, ma anche in altri conflitti – credo che le persone debbano in qualche modo svegliarsi e dire: c'è un altro modo per farlo”, afferma Prevost. Ma “pensare al Vaticano come a un mediatore, anche le due volte in cui ci siamo offerti di ospitare incontri di negoziazione tra Ucraina e Russia, sia in Vaticano che in altre proprietà della Chiesa, mi rende perfettamente conto delle implicazioni di ciò. La Santa Sede, fin dall'inizio della guerra, ha compiuto grandi sforzi per mantenere una posizione che, per quanto difficile, non è né da una parte né dall'altra, ma veramente neutrale. Alcune cose che ho detto sono state interpretate in un modo o nell'altro, e va bene così”, ma “credo che diversi attori debbano fare pressione abbastanza da far dire alle parti in guerra: basta, e cerchiamo un altro modo per risolvere le nostre divergenze”. In teoria, nota il Papa, “le Nazioni Unite dovrebbero essere il luogo in cui affrontare molte di queste questioni. Purtroppo, sembra essere generalmente riconosciuto che le Nazioni Unite, almeno in questo momento, hanno perso la loro capacità di unire le persone sulle questioni multilaterali”.

Statunitense o peruviano

Inevitabili, per un Papa nato a Chicago che ha vissuto venti anni in Perù, le domande sulla sua identità. “Sono ovviamente americano e mi sento profondamente americano, ma amo anche molto il Perù, il popolo peruviano, che è parte di me. Metà della mia vita ministeriale l'ho trascorsa in Perù, quindi la prospettiva latinoamericana è molto preziosa per me. Credo che questo si manifesti anche nell'apprezzamento che provo per la vita della Chiesa in America Latina, che credo sia stato significativo sia per il mio rapporto con Papa Francesco, sia per la mia comprensione di parte della visione che Papa Francesco aveva per la Chiesa, sia per come possiamo continuare a portarla avanti in termini di una vera visione profetica per la Chiesa di oggi e di domani”. Quanto ai mondiali di calcio, se si gioca Stati Uniti contro Perù per chi tifa il Papa? “Bella domanda. Probabilmente il Perù, e solo per via dei legami affettivi. Sono anche un grande tifoso dell'Italia... La gente sa che sono un tifoso dei White Sox, ma come Papa, sono un tifoso di tutte le squadre. Anche a casa, sono cresciuto tifando per i White Sox, ma mia madre era tifosa dei Cubs, quindi non si poteva essere uno di quei tifosi che escludevano l'altra parte. Abbiamo imparato, anche nello sport, ad avere un atteggiamento aperto, dialogico, amichevole e non rabbioso e competitivo su cose del genere, perché altrimenti non avremmo potuto cenare!”. Prevost ammette anche che tifava (da cardinale) per la Roma, ma da Papa ha ricevuto il Napoli, fresco di “scudetto”, e ha fatto i suoi complimenti alla squadra.

Chiesa e polarizzazione

Se è stato preannunciato che nell’intervista integrale il Papa risponde anche a domande sul ruolo delle donne nella Chiesa, fedeli lgbtq+ e finanze vaticane, nel testo anticipato c’è solo una domanda sulle dinamiche interne alla Chiesa, e in particolare sul Sinodo. “Alcuni si sono sentiti minacciati da questo. A volte vescovi o sacerdoti potrebbero pensare: "La sinodalità mi toglierà autorità". Non è questo lo scopo della sinodalità, e forse la vostra idea di cosa sia la vostra autorità è un po' sfocata, sbagliata. Penso che la sinodalità sia un modo per descrivere come possiamo unirci ed essere una comunità e cercare la comunione come Chiesa, in modo che sia una Chiesa il cui focus primario non sia su una gerarchia istituzionale, ma piuttosto su un senso di ‘noi insieme’, ‘la nostra Chiesa’. Ognuno con la propria vocazione, sacerdoti o laici, o vescovi, missionari, famiglie. Ognuno con una vocazione specifica che gli è stata data ha un ruolo da svolgere e qualcosa da dare, e insieme cerchiamo il modo per crescere e camminare insieme come Chiesa”, spiega il Papa. “È un atteggiamento che credo possa insegnare molto al mondo di oggi. Poco fa parlavamo di polarizzazione. Credo che questo sia una sorta di antidoto”.

Democrazie imperfette

A proposito di Sinodo, il Papa, che ha preso parte alle assemblee del 2023 e del 2024, precisa: “Penso che ci siano grandi speranze se possiamo continuare a costruire sull'esperienza degli ultimi due anni e trovare modi per essere Chiesa insieme. Non per cercare di trasformare la Chiesa in una sorta di governo democratico”, precisa il Papa, “che – aggiunge – se guardiamo a molti paesi del mondo oggi, la democrazia non è necessariamente la soluzione perfetta a tutto. Ma rispettando, comprendendo la vita della Chiesa per quello che è e dicendo: ‘Dobbiamo farlo insieme’. Penso che questo offra una grande opportunità alla Chiesa e un'opportunità per la Chiesa di interagire con il resto del mondo. Dai tempi del Concilio Vaticano II, penso che questo sia stato significativo, e c'è ancora molto da fare”.

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