Suicida a 14 anni, la preside: “Non aveva mai chiesto aiuto. Respingiamo le accuse dei genitori”
di Romina Marceca“Cado dalle nuvole, siamo attoniti, sconvolti e non accettiamo le accuse che ci vengono rivolte dai genitori di Paolo”. Gina Antonetti difende la sua scuola e i professori. È la dirigente dell’istituto tecnologico Pacinotti di Fondi e Paolo Mendico frequentava da un anno la succursale di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina. L’11 settembre sarebbe iniziato per lui il secondo anno ma due ore prima di presentarsi in classe si è suicidato nella sua cameretta. Aveva 14 anni.
Professoressa secondo lei cosa è successo, la famiglia fa delle accuse circostanziate.
“Paolo era un ragazzo educato, aveva ben salde alcune regole di buona educazione. Era un ragazzo sensibile che si trovava in una classe in cui c’erano diversi disagi anche per alcuni compagni con disabilità. Ma lui non aveva avuto nessuna manifestazione di rabbia e non c’era stata da parte sua nessuna richiesta di aiuto. Per questo siamo sconvolti, la sua morte è per noi uno shock”.
I genitori hanno raccontato dei continui …
“Cado dalle nuvole, siamo attoniti, sconvolti e non accettiamo le accuse che ci vengono rivolte dai genitori di Paolo”. Gina Antonetti difende la sua scuola e i professori. È la dirigente dell’istituto tecnologico Pacinotti di Fondi e Paolo Mendico frequentava da un anno la succursale di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina. L’11 settembre sarebbe iniziato per lui il secondo anno ma due ore prima di presentarsi in classe si è suicidato nella sua cameretta. Aveva 14 anni.
Professoressa secondo lei cosa è successo, la famiglia fa delle accuse circostanziate.
“Paolo era un ragazzo educato, aveva ben salde alcune regole di buona educazione. Era un ragazzo sensibile che si trovava in una classe in cui c’erano diversi disagi anche per alcuni compagni con disabilità. Ma lui non aveva avuto nessuna manifestazione di rabbia e non c’era stata da parte sua nessuna richiesta di aiuto. Per questo siamo sconvolti, la sua morte è per noi uno shock”.
I genitori hanno raccontato dei continui insulti per la sua capigliatura lunga. Lo chiamavano Paoletta, femminuccia, Nino D’angelo. Sa di questi episodi?
“Ne ho parlato con i compagni di classe in queste ore e mi è stato riferito che tutto era rientrato dopo l’intervento dei docenti”.
Il padre e la madre di Paolo dicono che tutto è rientrato perché si è tagliato i capelli.
“So solo che tutto si è limitato ai primi giorni di classe e che dai verbali dei consigli di classe non è emersa alcuna criticità. Non c’è mai stato un caso Paolo Mendico, per essere chiari”.
Perché al funerale di Paolo è andato solo un compagno, secondo quanto racconta la famiglia?
“Non è vero, smentisco. Ho incrociato almeno quattro suoi compagni, hanno anche portato i palloncini e c’erano anche ragazzi di altre classi. Ero lì anche io. C’è da dire che i compagni sono quasi tutti di Minturno, a cinque chilometri da Santi Cosma e Damiano. Non escludo che i compagni ai quali sono stati sequestrati i cellulari non se la siano sentita di venire al funerale, temendo la reazione dei genitori”.
I genitori dicono di avere spesso denunciato alla scuola atti di bullismo e di essere rimasti soli.
“Smentisco anche questo. Agli atti non c’è nessuna denuncia formale nei confronti della scuola. Diciamo che il padre era spesso presente a scuola e veniva a parlare con la responsabile di plesso. Il più delle volte si trattava di segnalazioni sui compagni che facevano confusione e dicevano parolacce. Ma nessun atto di bullismo”.
Lei però ha detto che la classe di Paolo era abbastanza complessa.
“Sì, è vero e c’erano tre insegnanti di sostegno ma anche il supporto dello sportello dello psicologo. Proprio Paolo ci andava due volte al mese e i genitori avevano firmato per questo”.
Erano emersi degli aspetti allarmanti?
“La psicologa è tenuta a tutelare la privacy degli studenti ma se solo ci fosse stata una criticità che metteva a rischio la vita di Paolo avrebbe avuto l’obbligo di attivare un protocollo specifico. Ma non è stato fatto perché non è emerso nulla di grave”.
Ma allora cosa è successo a Paolo tanto da spingerlo al suicidio?
“Penso che sia una delle tante vittime, numero destinato purtroppo ad aumentare, del cattivo uso della tecnologia e dei social. Dobbiamo fare un lavoro più mirato in questo senso. Dico ai genitori di guardare dentro i cellulari dei figli. Non so se nelle vacanze Paolo è diventato bersaglio di qualcuno. Mi chiedo cosa sia successo nel mese e mezzo che non ha frequentato la scuola, aveva un rapporto molto buono con i professori e spesso parlava con loro”.
Le risulta che in estate si sia visto coi suoi compagni?
“Ho chiesto alla classe, sentita da me per un’ora dopo la morte di Paolo. Non si sono mai visti anche perché sono di paesi diversi. I ragazzi sono sconvolti e si chiedono se potevano fare di più. Se c’è un carnefice in questa storia lo scopriranno le indagini, da me non è venuto nessuno dei ragazzi a dire che ha fatto del male a Paolo”.
Sapeva della chat in cui c’erano offese nei confronti di Paolo?
“Non sapevo della chat, dai verbali dei consigli di classe, ripeto, non è emersa alcuna criticità. Penso che questa forte presenza dei genitori a scuola abbia avuto degli effetti su Paolo, era una tensione continua sul figlio che invece a scuola si relazionava bene”.
Cosa intende?
“Dico che dentro un gesto così eclatante possiamo trovare tante concause”.
Una potrebbe essere il fatto che una professoressa aveva rivelato a Paolo che il padre era andato da lei dopo avere saputo che il figlio era stato rimandato in matematica?
“Non conosco questo particolare. Paolo aveva recuperato con 7 grazie al corso di recupero, aveva ringraziato la professoressa. Può quel colloquio con la professoressa avere determinato la decisione di Paolo? Lo escludo. Non accetto il fango sui professori che ogni giorno si impegnano per i propri studenti”.