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Aaron Rutigliano, lo chef italiano a Londra delle stelle del calcio: “Chiudo per colpa della Brexit”

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Il ristoratore lascia il suo celebre locale Gola a Fulham: “Mandai a quel Paese Mourinho, indimenticabile la notte con Antonio Conte e tra pizza e limoncello qui si chiudevano le trattative di mercato. Ma ora la City è cambiata per sempre”
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LONDRA - Per quindici anni, il suo ristorante italiano Gola, nel quartiere di Fulham, è stato la mecca e il gotha delle stelle del calcio inglese e italiano. Ora però Aaron Rutigliano, pugliese imprenditore di successo partito da zero, ha deciso di mollare e chiudere il suo storico locale, principalmente per due motivi: le conseguenze della Brexit e Londra che “ha smesso di essere una capitale europea”.

Signor Rutigliano, come va?

“Sono triste di aver abbandonato Londra dopo tanti anni, ma non vedo l’ora di ricominciare in Italia, per un’altra eccitante avventura. Oramai soprattutto Milano e anche Roma sono le nuove capitali europee in Italia: molti stranieri, soprattutto britannici, si stanno trasferendo qui per gli sgravi fiscali, come mi conferma anche il mio avvocato, che si occupa proprio di questo. Sono realtà vive e dinamiche”.

È stato difficile prendere questa decisione?

“Alla fine è stato inevitabile. Dopo la B…

LONDRA - Per quindici anni, il suo ristorante italiano Gola, nel quartiere di Fulham, è stato la mecca e il gotha delle stelle del calcio inglese e italiano. Ora però Aaron Rutigliano, pugliese imprenditore di successo partito da zero, ha deciso di mollare e chiudere il suo storico locale, principalmente per due motivi: le conseguenze della Brexit e Londra che “ha smesso di essere una capitale europea”.

Signor Rutigliano, come va?

“Sono triste di aver abbandonato Londra dopo tanti anni, ma non vedo l’ora di ricominciare in Italia, per un’altra eccitante avventura. Oramai soprattutto Milano e anche Roma sono le nuove capitali europee in Italia: molti stranieri, soprattutto britannici, si stanno trasferendo qui per gli sgravi fiscali, come mi conferma anche il mio avvocato, che si occupa proprio di questo. Sono realtà vive e dinamiche”.

È stato difficile prendere questa decisione?

“Alla fine è stato inevitabile. Dopo la Brexit e il Covid, gli europei sono scappati da Londra, trovare personale era un’impresa, gli inglesi non vogliono fare i camerieri, il nuovo sistema dei visti ha aumentato i costi, come sono saliti quelli per mantenere aperto il locale. Oramai resistono solo i ristoranti a cinque stelle e di lusso, che possono decidere i prezzi che vogliono, anche per i loro dipendenti. Per tutti gli altri è una sofferenza continua. E poi negli ultimi anni la clientela è diventata sempre più inglese e meno europea continentale e mi rompevano con richieste come la pasta col pollo, o la carbonara con la panna. Mentre io ho sempre puntato sulla qualità e sulla semplicità, e non volevo cambiare in peggio. In menù avevo messo anche la pizza all’ananas a 400 sterline, per lanciare un messaggio, ma non è servito a nulla”.

Come è iniziato il mito londinese di Gola?

“Nel 2010 ho iniziato affittando il locale come negozio di fiori a prezzo bassissimo. Poi ho preso la licenza per il ristorante, anche se inizialmente non avevo cucina. Una sera poi, agli inizi, stavo fuori a fumare, e avevo un cartello che pubblicizzava una mia specialità, lo spaghetto alla puttanesca con il merluzzo, che avevo chiamato Special One in onore di José Mourinho, l’allenatore portoghese allora al Chelsea. A un certo punto, si ferma un Mercedes nero davanti al ristorante, si abbassa il finestrino, e questa persona dentro dice: “Tu mi devi pagare a me”. Credevo fosse un delinquente allora gli ho risposto “ma vaff…, cogl…”. Dopo due sere, si presenta un ragazzo alto con gli occhi azzurri, che mi chiede: “Tu hai detto “fuck off” al mio boss?”.

E chi era? Uno scagnozzo di qualcuno?

“No, era il centrocampista serbo Nemandja Matic, anche lui al Chelsea, che mi riportava un messaggio del suo allenatore, José Mourinho”.

Ma Mourinho poi è venuto a cenare da lei?

“No, mai. Ma Matic ha iniziato a portare i suoi compagni di squadra: Fabregas, Hazard, Pedro e il passaparola ha reso Gola una tappa obbligata per tutti i protagonisti del calcio a Londra, anche italiani, come Vialli e Totti, e tanti agenti del calcio”.

Ci sono leggende di trattative di mercato che si sono tenute nel suo ristorante…

“Il passaggio di Eden Hazard dal Chelsea al Real Madrid venne finalizzato sui tavoli di Gola: gli agenti del fantasista belga e i rappresentanti dei Galacticos avevano affittato tutta la stanza sul retro. Tra un limoncello e l’altro, si concluse la trattativa”.

Anche il superprocuratore Mino Raiola, morto nel 2022 e pure lui ex ristoratore, era un cliente fisso.

“Certo. Una sera venne da “Gola” all’improvviso e tutti gli altri procuratori non salutarono Mino. Era il più bravo e invidiato di tutti. Allora mi tirò il braccio e mi disse: “Aaron mangia con me”, e mi raccontò, riferendosi ai suoi colleghi: “A quello gli ho tolto due milioni, a quell’altro tre…”. Eravamo vecchi amici: ci incontrammo a Foggia, quando portò in Puglia l’olandese Bryan Roy”.

E John Terry, l’ex capitano del Chelsea, produce anche vini per lei.

“Vero, ed è venuto a cenare fino all’ultimo. Ma ci sono tanti altri clienti affezionati come Roberto Carlos, Alvaro Morata, Jorginho ha festeggiato addirittura il matrimonio da Gola. Certo, i procuratori odiavano anche me, perché loro cercavano di fare creste a destra e sinistra, mentre io invece i calciatori li aiutavo, perché mi consideravano come un fratello maggiore. A uno di loro gli feci risparmiare sull’affitto di casa per esempio, visto che i loro collaboratori gli facevano spendere oltre 10mila sterline al mese per appartamenti che non valevano più di tremila…”.

E il suo conterraneo Antonio Conte?

“Antonio è un amico. E quando il suo Chelsea vinse la Premier League nel 2017, mi chiamò nel cuore della notte: “Aaron, abbiamo vintooo! Dobbiamo festeggiare, apri sto caz… di ristorante!”. Mi fece riaprire Gola in piena notte, dovetti richiamare tutti i dipendenti. Ma fu una serata indimenticabile. Ma Antonio era così. Quando veniva da me, voleva vedere qualsiasi partita anche di serie inferiori o Paesi improbabili come il Messico…”.

Aaron, ritornerà mai a Londra?

“Non credo, perché per me la città è un disastro in questo momento. Un tempo Londra era la capitale d’Europa, oggi non è più così. Ha perso quell’anima europea, ora è la capitale del curry, tra nostalgia imperialista e una società che sta cambiando moltissimo".

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