Teresa Manes, mamma del ragazzo dai pantaloni rosa: “Le scuole fanno ancora poco contro il bullismo”
di Romina Marceca“Leggere, a 13 anni dalla fine del mio Andrea, che un altro ragazzino dell’età di mio figlio si è suicidato perseguitato dai bulli mi sconforta e mi fa sentire una sconfitta. Appare inutile così anche andare nelle scuole e proporre dei progetti educativi. Basta con le parole, ci vogliono risposte concrete”. Teresa Manes scuote la testa mentre in videochiamata decide di parlare della storia di Paolo Mendico, suicida il primo giorno di scuola. Dal 2012, anno in cui il figlio Andrea Spezzacatena si è tolto la vita a 15 anni vittima di cyberbullismo, la mamma del “ragazzo dai pantaloni rosa” va nelle scuole e parla agli studenti portando il film e il libro dedicato al figlio.
Paolo come Andrea.
“Quando ho letto la storia di Paolo e ho visto le sue foto, ho avuto un colpo allo stomaco. La sua capigliatura lunga era precisa a quella che portava nel 2012 mio figlio Daniele, che ha trovato il fratello Andrea morto. A 8 mesi dalla fine di Andrea, io e Daniele andammo al mare per trascorrere qu…
“Leggere, a 13 anni dalla fine del mio Andrea, che un altro ragazzino dell’età di mio figlio si è suicidato perseguitato dai bulli mi sconforta e mi fa sentire una sconfitta. Appare inutile così anche andare nelle scuole e proporre dei progetti educativi. Basta con le parole, ci vogliono risposte concrete”. Teresa Manes scuote la testa mentre in videochiamata decide di parlare della storia di Paolo Mendico, suicida il primo giorno di scuola. Dal 2012, anno in cui il figlio Andrea Spezzacatena si è tolto la vita a 15 anni vittima di cyberbullismo, la mamma del “ragazzo dai pantaloni rosa” va nelle scuole e parla agli studenti portando il film e il libro dedicato al figlio.
Paolo come Andrea.
“Quando ho letto la storia di Paolo e ho visto le sue foto, ho avuto un colpo allo stomaco. La sua capigliatura lunga era precisa a quella che portava nel 2012 mio figlio Daniele, che ha trovato il fratello Andrea morto. A 8 mesi dalla fine di Andrea, io e Daniele andammo al mare per trascorrere qualche giorno lontano dalle nostre vite ormai spezzate. Sotto l’ombrellone una mia ormai ex amica disse a mio figlio che sembrava una femminuccia con quei capelli”.
La stessa frase rivolta a Paolo dai suoi bulli.
“Esattamente. Gli insulti omofobici per quei tratti vicini al mondo femminile ci fanno comprendere che questi ragazzi vivono in una società che ha ancora un’impronta omofoba e che si alimenta di pregiudizi. Io e Daniele, che allora aveva 10 anni e stava passando quel che potete immaginare, eravamo esterrefatti. Racconto questo episodio oggi perché dimostra l’assuefazione alla violenza verbale. Quella ex amica ci ha trascinati di nuovo verso basso e non si è nemmeno resa conto della stupidità che ha detto. Il linguaggio è importante, questo è quello che ancora non si vuol comprendere”.
La famiglia di Paolo denuncia di avere fatto 15 segnalazioni alla scuola rimaste inascoltate. La scuola si discolpa.
“Non è possibile che succeda una cosa del genere, la risposta deve essere immediata. Il ragazzo parlava anche con i professori, andava ascoltato proprio da loro. E i genitori che andavano continuamente a scuola non dovevano essere visti come una noia ma come un campanello d’allarme. Quattro mesi fa ho presentato una denuncia alla polizia per un post molto violento nei confronti di mio figlio Andrea, aspetto ancora di capire come è finita. Non dico che non hanno fatto nulla ma ci sono troppe lungaggini che nel caso di ragazzini fragili possono essere fatali. Va preso un rimedio subito”.
Lei che gira le scuole da 13 anni, ha notato un cambiamento nei giovani?
“Assolutamente sì. Cambia la percezione, il bullismo non è visto più come una ragazzata. Vado anche nelle piazze per presentare il mio libro che racconta la storia di mio figlio e non solo. Tredici anni fa c’erano più adulti in platea, a Lugano l’altro giorno c’erano 350 persone e i ragazzi sono sempre di più".
Cosa manca allora?
“Manca il giusto atteggiamento di contrasto da parte della scuola e anche da parte dei genitori dei bulli che scordano che all’inizio dell’anno scolastico firmano un patto di corresponsabilità. Ma all’atto pratico poi non possono derubricare gli atti del figlio come una ragazzata. Anche la comunità non credo abbia fatto molto per Paolo, è stato emarginato, escluso. Come leggo non ha visto i suoi compagni per tutta l’estate. Non ce la si può cavare dicendo che non si erano accorti di nulla”.
Come si poteva salvare Paolo?
“Dando ascolto a lui e ai genitori. Forse c’è stata sottovalutazione, non c’è stato coraggio facendo leva sulla parte remissiva della vittima. La scuola doveva chiamare i bulli, convocarli e prendere le adeguate misure con l’attivazione dei servizi sociali. Non dovevano rimanere inerti”.
Cosa vorrebbe dire ai genitori di Paolo?
“Non ci sono parole. Li stringerei in un abbraccio. Ho visto la mamma in televisione, aveva lo sguardo perso nel vuoto. E’ un vortice che conosco bene, ha bisogno di tranquillità e supporto. Le auguro che le arriverà per tempo. Vorrei parlare con il fratello di Paolo che ha scritto la lettera per fare con lui qualcosa per questi ragazzi. Noi siamo rimasti soli, allora. Mio figlio Daniele venne preso in carico dal servizio sanitario nazionale dopo un mese”.
Il ministero dell’Istruzione ha avviato delle ispezioni nelle scuole frequentate da Paolo.
“Spero che il ministro Valditara faccia emergere tutte le criticità e che non si metta più la testa sotto la sabbia davanti a queste tragedie”.
Perché ha scritto il libro sui suoi figli?
“Ho tirato fuori quello che avevo dentro, è stato un’ancora di salvezza. Non tenersi tutto dentro è quello che dico ai ragazzi. Il libro è uno strumento di arrivo, educativo, non basta la testimonianza. Ai ragazzi mi approccio in modo molto schietto, faccio leggere alcuni post con un linguaggio violento e ci confrontiamo. E spiego che chi arriva al suicidio vuole smettere di soffrire non di vivere. In quel tratto tra la scelta di vivere o morire se c’è l’adulto che lo aiuta, il giovane può farcela. Ma se si lascia solo ecco che arriva la decisione fatale. E muoiono anche le famiglie oltre ai figli”.